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venerdì 2 giugno 2017

Considerazioni a metà




E siamo a metà!
Ha già cominciato a fare schifosamente caldo, in casa mia e in giro per la città c’è una proliferazione di quei ragnetti saltatori microscopici che arrivano da tutte le parti e spuntano quando meno te lo aspetti...
Insomma, pare che sia giugno.
E arrivati alla metà dell’anno, è usanza cominciare a tirare un po’ di somme.

Questa prima metà è stata (per fortuna) molto intensa grazie al corso di editoria che ho frequentato da marzo e che proprio questo lunedì arriverà al suo termine.
Nota dolente il tempo per scrivere, che non c'è stato. Frequentando otto ore al giorno, fuori città, ho scoperto di avere molte meno energie di quanto pensassi, o forse solo una cattiva gestione del tempo. Perché il tempo per scrivere te lo devi prendere a forza, devi rinunciare ad altro per fare quello, e se non sei abbastanza motivata si trasforma in un appuntamento così facile da rimandare... specie quando ti ritrovi alle undici di sera a cucinarti il pranzo per l'indomani, e vorresti anche trovare il tempo di dormire, magari. 
In sostanza, sono stata per un lungo periodo di tempo un "soggetto non scrivente", e ora sto cercando di rimediare.

Invece a livello di letture e di cose da guardare, ecco una carrellata con le prime scoperte dell’anno: prime in ordine temporale senza alcuna distinzione, e le ultime, che sto ancora seguendo!

  • Primo film del 2017: La casa dei ragazzi speciali di Mrs Peregrine (ma potrebbe anche essere Alien VS Predator guardato la sera dell’ultimo dell’anno...)
  • Ultimo film a oggi: Wonder Woman (e, sì, c’è stato anche Pirati dei Caraibi 5 in mezzo... non l’ho odiato, al contrario di molti. Ma credo che ciò che ha di buono non sopravvivrebbe a una seconda visione.)  

  • Prima serie tv nuova: Peaky Blinders 
  • Ultima serie tv a oggi: Breaking Bad e, parlando di nuove uscite, American Gods
 
  • Primo libro nuovo finito: “I miei sogni mi appartengono” Mary Shelley 
  • Ultimo libro a oggi: “Regina di fiori e radici” Laura Mc Lem
 
  • Prima serie animata nuova: Steven Universe
  • Ultima serie animata a oggi: sempre Steven Universe! 

  • Primo musical nuovo: Hamilton 
  • Ultimo musical a oggi: l’ultimo seguito per intero è Heathers, l’ultima scoperta (ma del quale ho ascoltato solo un paio di canzoni) è Dear Evan Hansen
 
  • Primo manga nuovo: "The Ancient Magus’ Bride" di Kore Yamazaki 
  • Ultimo manga nuovo: sempre quello! 

  •  Coi fumetti invece sono indietro, considerando che le ultime letture degne di nota sono state tra dicembre e gennaio e sono "Contro Natura" di Mirka Andolfo e "Avatar: The Last Airbender - The Search" di Michael Dante DiMartino e Gene Luen Yang.

La mia creatura secondogenita, Le Fiamme di Darastria ha avuto il suo debutto a inizio anno con le due fiere a cui ho partecipato. 
Poi io ho dovuto mettere in pausa la mia presenza in fiera, ma il libro ha proseguito per la sua strada e si è fatto spazio, continuando a regalarmi soddisfazioni. Dalla settimana prossima, anche quella che è stata la routine degli ultimi mesi cambierà di nuovo, e io ho deciso di restituire alla scrittura lo spazio che si merita, a qualsiasi costo. 
Del resto, uno dei propositi entro la fine dell’anno resta sempre quello di finire il terzo e ultimo libro in tempo per la fiera dove ormai sono di casa, il festival del fumetto di Novegro a febbraio!

venerdì 1 febbraio 2013

Les Miserables - il film

 
 Puntavo questo film da un sacco di tempo e non ho resistito all'idea di andare alla sera della prima.
Ovviamente, avendo visto il musical, ci andavo con un sacco di aspettative e col sano terrore di trovarmene davanti una brutta copia. Ma non sono affatto stata delusa.
 Prima di tutto: mi è piaciuto? Sì. Mi è decisamente piaciuto. Specialmente perché mi sono emozionata anche solo a sentire le prime note prorompenti di Look Down con la spettacolare visione del cantiere navale, e provavo ancora la stessa emozione sulle ultime note di Do you hear the people sing.
Dato che ci sono un mucchio di cose che mi sono piaciute, andiamo subito a quelle che mi hanno lasciata perplessa.

- Javert e Valjean. Ora, prendiamo il discorso con le pinze. Quando duettano li ho trovati fantastici, ma presi singolarmente non brillavano. Vero anche che è tutto cantato dal vivo, quindi si è deliberatamente preferita la recitazione al canto: e quella c'è, sentita, sentimentale e viva, soprattutto in Valjean. Ma il pezzo da solista di Crowe mi è piaciuto più di quelli di Valjean. E Crowe non canta bene. È anche vero che pure nel musical originale io preferisco molto i pezzi corali, e sono poche le canzoni da solista che mi prendono davvero, eccetto I dreamed a dream e On my Own, e non vado matta per le parti di Valjean. Però mi aspettavo di più da Hugh Jackman, che ha una notevole esperienza di canto e di musical.
- Una scelta di regia che ho trovato strana: la telecamera fissa sul primo piano degli attori quando questi cantavano da solisti. Forse ha disturbato solo me, però da un musical trasformato in film mi aspetto quello che la performance su di un palco magari non può dare: scenografia, cambi di scena, effetti o riprese particolari... Invece, nei pezzi da solista, la telecamera resta immobile su un primissimo piano dell'attore dall'inizio alla fine. Mi è piaciuta molto I dreamed a dream a livello di voce, ma la ripresa statica mi ha smorzato un po' l'effetto, per quanto l'espressività di Anne Hataway fosse da spezzare il cuore.

("I dreamed a dream" versione musical cantata da Lea Salonga)
Ecco, in realtà sono solo queste due le osservazioni che mi viene da fare, perché per il resto è stato veramente uno spettacolo. Giusto per un appunto a parte: Javert sempre a camminare sui cornicioni. Questa non l'ho capita. Voleva essere un'allegoria della sua incrollabilità e del suo "camminare sul bordo", ma vedere Russel Crowe in piedi a caso sul cornicione di un palazzo -eccetto nella scena del ponte, dove aveva un senso- mi risultava più comico che simbolico.
Per il resto, godibilissimo. Splendidi e perfino eccessivi -ma a ragion veduta- i Thenardier, con Helena Bonham Cater più Mrs Lovett che mai, bravissimi in particolare i bambini, perché Cosette e Gavroche mi hanno veramente stupita per quanto erano bravi. Notevole Anne Hataway, brava pure Amanda Seyfried anche se, da cresciuta, Cosette fa poco altro se non la bambolina di porcellana seduta in un angolo. 
Ma soprattutto, una soddisfazione personale: Samantha Barks, la stessa Eponine del musical, che io adoro e che si è fatta decisamente valere!
(On my Own - Samantha Barks)
In totale, forse due ore e quaranta possono essere un po' lunghe da guardare e molti pezzi riservati a canzoni lente possono fare calare l'attenzione, ma non importa, perché tutto il film vale decisamente la pena. Vale la pena soffermarsi sui pezzi più "soft" per poi mettersi a cantare Master of the house, One Day More e naturalmente Do you hear the people sing, che dopo ieri sera io sicuramente non smetterò di canticchiare per un bel pezzo!
(One Day More cantata dal cast del film)

lunedì 19 marzo 2012

"Ho visto musical che voi umani..."

A quanto pare, continuo a sentire l'irrefrenabile desiderio di perseverare nella mia professione segreta: la spacciatrice di musical semisconosciuti.
In particolare, l'ispirazione per questo post mi è venuta dopo avere scoperto che esistono due versioni di Lestat - the musical ovvero la prima presentata a San Francisco, e quella pesantemente modificata e presentata a Broadway. Ho avuto la fortuna di trovarle entrambe, ma è soltanto un caso che io le abbia viste "al contrario": prima quella di New York e poi quella di San Francisco. Questo forse, inconsciamente, mi ha aiutata anche nel compito di confrontarle, dato che mi ero già presa una cotta tremenda per la versione di NY, da molti fan considerata la peggiore.
Sostanzialmente, le differenze sono ben riassunte nell'articolo di wikipedia dedicato al musical:

[The pre-Broadway version of the Lestat musical was extremely different from the New York version of the Lestat musical. Even though it was the highest-earning pre-Broadway play in San Francisco history (beating out Wicked and Cats) the company drastically revised the play. The San Francisco version, performed at the city's historic Curran Theater during the final months of 2005 and early 2006, had far more elaborate stage effects and production values and included projected images illustrating the main character, Lestat's, story.
The Broadway version of Lestat was more interpretive, and used fewer projections. It also cut quite a few plot elements from San Francisco. The song "Right Before My Eyes" was inserted, "In Paris", a duet sung by Nicolas and Lestat was cut, and "In Paris" was expanded to when Lestat first arrives in Paris and sees Nicolas' work at the theater, the number was called "In Paris Sequence". Gabrielle's solo "Nothing Here" was changed to "Beautiful Boy"; and the play-within-a-play in the Vampire theater, was changed from the number "Origin of the Species", which explained the legend of King Enkil and Queen Akasha, to "Morality Play", which was about Armand and Marius' relationship, and completely scrapped any references to The Queen of the Damned, including, later in previews, cutting Queen Akasha and King Enkil from the show completely. This version was played March 25, 2006 to May 28, 2006 at the Palace Theater for 33 previews and 39 performances.]
 (fonte - Wikipedia)

La prima cosa che salta all'occhio è quanto la versione di SF sia quasi perfettamente fedele al libro, "Scelti dalle tenebre", ed è assolutamente un grosso punto a favore di quella produzione. Il peccato, nella versione di NY, era proprio vedere come la storia fosse riassunta all'inverosimile, ridotta all'osso, quasi, del tutto priva di tutte quelle connotazioni sentimentali e filosofiche di cui invece è pieno il libro. Ecco, nella versione di SF sono riusciti ad inserire alcuni di quei dialoghi essenziali, che non solo rivelano molto di più dei singoli personaggi, ma danno al musical tutto un altro sapore.
Nicolas, per esempio: nella versione di NY il suo personaggio è pesantemente sacrificato, anche se è importante. Certo, ha comunque un ruolo chiave nella vicenda: morire in modo orribile ma non si vede niente di lui, dei suoi pensieri o il suo tormento interiore; non è nient'altro che la spalla di Lestat. Nella versione di SF ha molte più scene dedicate a lui: è un personaggio che parla, discute, interagisce, si scontra con Lestat, e diventa molto più plausibile.
Una cosa che non ho perdonato, però, è stato non avere alcuni dei miei pezzi preferiti: manca "The Bugs and the Bears", che pur non essendo essenziale è un momento molto tenero, e poi non c'è "Right Before my Eyes". E quella no. Quella la voglio. La esigo. Così come la reprise: invece di inserire ogni volta una reprise del giro di note di "The Thirst" avrei messo quei due pezzi: brevissimi ma da spaccacuore, e l'ultimo si sarebbe inserito perfettamente dopo "Crimson Kiss" e prima dell'arrivo di Marius, anche senza bisogno di mostrare sul palco la morte di Nicolas come invece avviene nella produzione di NY.

And now his life slips through my hands
his gentle soul leaves on the wind
a broken angel finds release
from all my selfish dreams that darkness brings.

So what do I do now?
He's gone, I'm left alone and so unsure
Who'll guide me now, and give me tears to cry?
When all I loved died right before my eyes.

Un'altra nota stilistica a favore della versione di SF sono le scenografie: quelle di NY sono spesso scarne, a volte del tutto assenti, mentre la prima ha una grande cura nel ricreare perfino gli ambienti interni. Detta così, sembra che tutto vada a favore della prima versione (infatti non capisco perché i produttori abbiano voluto cambiarla così a fondo): non è del tutto vero, perché anche lo spettacolo di SF ha i suoi difetti. Il più lampante? È statico. È statico da morire, e non so se fossero gli attori che dovevano ancora farsi le ossa, ma ne dubito: Hugh Panaro non era l'ultimo arrivato neanche allora, ed è stato più volte nientemeno che il Fantasma. Canzoni che sarebbero state perfette per coreografie di gruppo (come hanno, stavolta giustamente, rimediato nella versione Newyorkese) sono banali e staticissime: "In Paris" è moscetta se cantata da due soli attori che peraltro stanno quasi sempre seduti, invece che da un'intera folla. Così come "Welcome to the new world" che nella versione di NY è semplicemente fantastica, e ha un'impennata improvvisa anche in quanto a scenografia.
Poi, i costumi: io preferisco quelli di NY. In realtà ci sono poche differenze, ma l'aspetto dei personaggi mi sembra molto migliore nella seconda versione, e anche Hugh Panaro riesce sempre a dare il meglio di sé.
Personalmente, invece, trovo Marius pessimo in entrambe le produzioni (identiche). È ritratto come una specie di monaco buddista basso, pelato e rotondetto. E lui non deve neanche cantare, quindi non è che l'attore sia stato scelto magari non per il suo aspetto ma per le sue doti canore. C'è da dire che nella versione di SF, al teatro dei vampiri mettono in scena "The Origin of the Species", che era un modo molto carino di raccontare la storia dei progenitori dei vampiri, Enkil e Akasha, (lo spettacolo che invece viene mostrato nella versione di NY è quasi incomprensibile e visivamente noioso) e lì compariva una versione teatrale di Marius con lunghi capelli bianchi e un sontuoso abito rosso. E io chiedo, ma perché non l'hanno semplicemente vestito così nella versione ufficiale?
Nota di demerito per la versione di SF: durante il bellissimo pezzo di "The Thirst", Lestat afferra la sua prima vittima e la morde... alla pancia. No, scusa. Stiamo scherzando? Alla pancia?!? Era tanto difficile il classico morso da vampiro, peraltro molto d'effetto sul palcoscenico? Dovrebbe essere un momento tragico, e invece o ti metti a ridere o ti cascano le braccia.
Uno dei commenti che è stato fatto alla versione di New York si riassume semplicemente in: "più gay". D'accordo, salta all'occhio che nella produzione di NY sono state inserite un sacco di interazioni in più tra i personaggi (e questa è tra le cose che lo rendono meno statico e più divertente), comprese quelle amorose che nella versione SF erano solo accennate. Per me non è affatto un male. Anzi, posso dire di averle anche apprezzate: e diciamolo fuori dai denti, tutti i vari momenti Lestat/Nicolas, Lestat/Louis sono fin troppo canonici. Non c'è niente che non succeda (o non si intuisca) nei libri, perciò ci sta, e anche bene. Avrei anche lasciato la scena del morso di Armand, il cui ruolo è quasi uguale in entrambe le versioni, però in quella di NY è più energico e interessante.
Il finale è più completo nella versione di SF: forse un po' troppo sfarzoso o "buonista" però ci poteva stare.
Perciò, anche se il musical non è mai più stato ripreso in mano dopo avere chiuso a Broadway, secondo me la cosa perfetta da fare sarebbe stata prendere il meglio delle modifiche apportate nella versione di NY e spalmarle sulla struttura della versione di SF. Aveva le potenzialità per essere un ottimo musical, invece di fare un buco nell'acqua.
Bene, io ho la mia scaletta. Se qualcuno mi trova una compagnia teatrale, telefoniamo a Broadway e lo rimettiamo in scena in un attimo!

http://beautifulstrange.net/lestatmusical/images/leslouclaurow2.jpg

sabato 4 febbraio 2012

Ossessionata e contenta

Non è una novità per nessuno: ho una spiccata tendenza all'ossessione.
Quando scopro qualcosa che mi piace -che veramente mi piace- a me, ogni volta, provoca lo stesso effetto dell'Illuminazione sulla via Damasco: vado letteralmente giù di testa, ne fruisco in continuazione per essere sicura di non essermi persa nemmeno un dettaglio (per questo mi piace tanto riguardare i film, rileggere i libri, ascoltare le stesse canzoni milioni di volte), e soprattutto mi metto a cercare ogni cosa che sia stata detta/scritta/disegnata/filmata/registrata sull'argomento. Me ne innamoro. E mi ci attacco come ad una bottiglia, per svuotarla fino all'ultimo sorso.
L'ho sempre fatto fin da piccola con quelli che erano i miei personaggi preferiti, i cartoni, i libri, anche se la svolta decisiva, l'Ossessione con la O maiuscola, è stato decisamente capitan Jack Sparrow. I Pirati e il loro mondo sono stati la passione che mi ha restituito la spina dorsale e la voglia di vivere, e che mi accompagnano fino ad oggi: dopo si sono susseguite altre cose che, per un motivo o per l'altro, sono state destinate ad accompagnarmi in modo costante in certi periodi della mia vita. Ci scherzo sopra, li ho affettuosamente identificati come "le mie ombre inquietanti" nei miei fumetti, però è innegabile dire che hanno sempre avuto un ruolo speciale: il Joker di The Dark Knight, che mi ha portata a divorare qualsiasi cosa avesse a che fare con Batman (ma più spiccatamente, col Joker e Harley Quinn); Rocky Horror Pictures Show che mi ha riacceso la passione per i musical e regalato un sacco di risate; Cats che è stato un innamoramento tardivo ma totale. E lungo la strada potrei aggiungere tutti gli altri musical che ho amato alla follia come il Phantom, Avenue Q, Les Miserables, Wicked. O i film che ho amato, i libri che ho letto, il gioco di ruolo.
L'innamoramento più recente è dovuto a Lestat - il musical, che mi ha portato in blocco non solo uno spettacolo piuttosto carino con alcune belle canzoni, ma anche una settimana a divorarmi il secondo libro di Anne Rice e la totale rivalutazione di un personaggio che non avevo mai apprezzato come merita. Lestat, appunto. Il divertente di questi innamoramenti improvvisi è che sono sempre, sempre, sempre del tutto inaspettati, non programmati e non incoraggiati in nessun modo se non con la semplice curiosità.
In ogni caso, ho sempre bisogno di "andare in fissa" con qualcosa, periodicamente. È qualcosa che mi riaccende il motore, che mi spinge a conoscere nuove cose e nuovi orizzonti, proprio come conoscere capitan Jack Sparrow mi portò a diventare quella che sono ora, amicizie ed esperienze comprese.
Mi piace riscoprirmi continuamente capace di "innamorarmi" di nuovo delle cose. Spesso, purtroppo, la cosa più difficile è proprio trovare qualcuno che condivida con me le stesse passioni, perché ovviamente non tutti sono voraci lettori, o appassionati di musical, o cosplayer, o disposti a scovare e guardare su internet l'unica ripresa esistente di due ore di spettacolo ripreso con una telecamera a mano cladestina... però, qualche volta, per fortuna succede anche quello.
Ma la cosa più bella è sempre questa: che gli innamoramenti rimangono. Non ho mai smesso di tenermi nel cuore tutto ciò che ho amato o apprezzato da piccola, così come adesso non ho mai smesso di amare tutto ciò per cui sono "andata in fissa" in passato. Ogni cosa di cui sono stata appassionata è ancora con me, come un enorme tesoro scintillante rinchiuso dentro una cassa, da aprire quando mi va per potermi crogiolare tra le sue meraviglie!
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giovedì 15 dicembre 2011

CATS

mercoledì 9 novembre 2011 17.05
A costo di dire un'eresia, Cats non è stato proprio quel che mi aspettavo. Splendido a livello di costumi e originalissime le coreografie, però probabilmente mi aspettavo di più da quello che è uno dei musical più famosi di tutti i tempi e dagli incassi più alti in tutto il mondo.
Mi è piaciuto, però di solito da un musical mi aspetto che sia divertente o molto coinvolgente: Cats è uno spettacolo molto lungo, ma i numeri memorabili, o i pezzi così accattivanti che ti ritrovi a canticchiare ininterrottamente dopo sono... pochissimi. Anche la trama è molto fumosa, ma di questo ho capito il perché quando, in seguito, ho letto che il musical è basato sul libro Old Possum's Book of Practical Cats, che non è altro che una raccolta di poesie con protagonisti i gatti, che Thomas Stearns Eliot scriveva per i suoi nipotini: sotto quest'ottica, ovvero vedendo tutto il musical non come una storia vera e propria, ma piuttosto una raccolta variopinta di singoli episodi ciascuno con un gatto diverso come protagonista, sono arrivata ad apprezzarlo di più.
Insomma, è bello: ma di certo è un musical molto atipico. Non so se lo riguarderei tutto da capo e non penso che andrei a vederlo dal vivo: troppo lungo. Ma mi sono perdutamente innamorata dei costumi, e alcuni pezzi valgono veramente la pena.
Per esempio, l'entrata in scena di Rum Tum Tugger mi ha fatta morire dal ridere: è come vedere David Bowie in versione gattesca! (per quanto le mie preferenze vadano a Munkustrap...)

C'est Notre Dame

mercoledì 18 maggio 2011 11.28
   
http://www.lachiacchiera.it/wp-content/uploads/2011/05/notre-dame-de-paris-2011.JPG
Mi sto sforzando di scrivere questa recensione con un po' di lucidità, ma mi sento come un peso sulla spalla che mi distrae continuamente... ah, mi sembrava. Naturalmente è il Capitano che mi si è appollaiato a mo' di pappagallo, e mi ricorda che oggi alle 16:30, precisamente nella sala 7, avrò ben altra recensione a cui pensare.
Il suo modo di farmi gli auguri di compleanno. Che carino. *spina dorsale che scricchiola sinistramente*
Allora allora, Notre Dame. Notre Dame de Paris. Ci tenevo moltissimo a vederlo dal vivo almeno una volta: non importava che non ci fosse il cast originale (quello che mi persi a Parma circa tre anni fa), confidavo nel nuovo cast ed ero sicura che ne sarebbe valsa la pena. Responso. Non mi sbagliavo. Neanche un po'.
La serata inizia con me che sfreccio in bicicletta per le vie del centro canticchiando: "I couldn't be happier/Just couldn't be happier/Because happy is what happens/When all your dreams come true!" (vediamo che la coglie), all'entrata del teatro sfoggio fieramente il mio regalo di compleanno anticipato (muchas gracias a chi di dovere, tutti quanti): subito mi mandano in uno dei palchi in secondo ordine; mi sporgo sul palco, mi guardo in giro eccitatissima, finisco in un loop di "Chebellochebellochebello!". Poco dopo però la maschera mi richiama e si scusa dicendo che mi ha mandata nel palco sbagliato, così che vengo dirottata due piani più sopra, in quarto ordine. Un po' titubante mi affaccio, chiedendomi se vedrò qualcosa con il palco così lontano... e appena verifico che ci vedo riparte indisturbato il loop dei "chebellochebellochebello". Dico solo che mi sono emozionata quando ho visto il muro. Uno dei muri semoventi che fanno parte della classica scenografia di Notre Dame. Ebbene sì, ammetto che una delle prime cose che mi ha mandata in visbilio prima ancora che iniziasse lo spettacolo è stato... il muro.
Con me si è seduta una coppia di anziani simpatici appassionati di musical: una volta sistemati e aggrappati al davanzale del palco come bertucce su un ramo (se guardavo la platea invece del palco rischiavo le vertigini, tanto mi stavo sporgendo), le luci si abbassano e lo spettacolo comincia. Mi sono venuti gli occhi lucidi quando ho sentito l'overture, ma niente di più: per fortuna non mi ha fatto lo stesso effetto di quando vidi Les Miserables (a casa mia in dvd) per il quale l'unica descrizione possibile sarebbe "fontana di Trevi".
E insomma, finalmente ho visto Notre Dame dal vivo, e posso dire che gli interpreti sono stati perfino più bravi di quanto mi aspettassi: da quello che ho visto era un cast di gente giovane, e se la sono cavata tutti molto bene. Gli unici su cui ho avuto qualche dubbio sono stati Febo all'inizio, anche se si è ripreso benissimo andando avanti, e Frollo, che pur avendo una bella voce non ci dava molto carattere, salvo qualche bella eccezione nei pezzi da solista. Molto bravo (e pregevole di aspetto...) Gringoire, bravi Quasimodo ed Esmeralda, brava e con una bella voce potente Fiordaliso, bravissimo e incazzoso Clopin. Una parentesi su Esmeralda: l'originale, Lola Ponce, è indubbiamente brava, però ha il grosso difetto di avere un accento straniero molto marcato sia quando canta che quando recita. Inoltre, spesso ho la sensazione che molti cantanti stranieri, quando cantano in italiano, non abbiano idea di cosa stanno dicendo. Quindi è stato un sollievo sentire qualcuno che diceva: "Ma che cosa vi ho mai fatto/perché voi mi odiate tanto?" con un po' più di calore di "Scendo un attimo a comprare le micchette per il pranzo".
Un altro bellissimo momento è stato durante l'Ave Maria pagana: quando Esmeralda ha detto: "Ave Maria/io amo un uomo", io ho guardato Quasimodo che se ne stava accucciato in un angolo, quasi fuori dalla vista del pubblico. E lì è stato semplicemente perfetto: il cambio di espressione, lo sguardo addolorato, tutto fatto in silenzio, immobile, quasi senza farsi notare. Stupendo.
I ballerini, poi, sono stati semplicemente stupefacenti: è valsa la pena di stare per due ore a spenzolarsi da un palco solo per vedere dal vivo pezzi come la festa dei folli, la corte dei miracoli, il val d'amore o il pezzo delle campane, dove io avrei avuto seriamente paura a ballare con sopra la testa una campana enorme, legata ad una sottile catena, con un ballerino a cavalcioni che la faceva dondolare come un matto. Una curiosità, invece: la scelta di fare interagire i ballerini con grida e risate durante le coreografie di gruppo. In alcuni pezzi ci stava, in altri quasi distraeva dalla musica principale: ci stava e non ci stava, insomma. Poi, a meno che non mi sbagli di grosso, mi è sembrato che alcuni pezzi corali fossero in playback. Ma non mi stupirebbe, viste che razza di acrobazie erano impegnati a fare i ballerini: dubito che avrebbero potuto anche cantare nel frattempo!
Uno spettacolo che valeva la pena vedere. Ho visto realizzare uno dopo l'altro i miei pezzi preferiti, e non ne sono rimasta delusa. Durante la pausa ho occhieggiato insistentemente i posti della prima fila vergognosamente e indiscutibilmente VUOTI, e avevo quasi pensato di tentare la sorte e imboscarmi da clandestina in uno di quei sedili... però, anche se ad un certo punto le maschere mi avessero notata e mi avessero semplicemente chiesto di tornare al mio posto, avrei rischiato di perdermi parte dello spettacolo nel tragitto, e non ne valeva la pena.
È stato un bel modo di compiere 21 anni, come mi sono detta quando sono tornata a casa, allo scoccare della mezzanotte. E adesso, la mia spina dorsale sta decisamente cedendo, ma Jack sembra divertirsi un sacco a tenermi sotto tortura. È lunga, fino al pomeriggio...

Do you hear the people sing?

venerdì 14 gennaio 2011 19.21

Scoprire nuovi musical sta diventando un'emozione tutta nuova ogni volta, e soltanto adesso mi rendo conto di quanti spettacoli meravigliosi mi sono persa fino ad adesso.
Si può dire che per me è cominciato tutto con la versione cinematografica di The Phantom of The Opera (anche se in effetti è cominciato ancora prima, con Jesus Christ Superstar e Aggiungi un Posto a Tavola), e pensavo che quello fosse il massimo, il non plus ultra. E' ancora uno dei miei musical preferiti in assoluto.
Poi però, grazie ad un prezioso dvd prestatomi da Matreh, scopro una cosa come Les Miserables.
Non era neanche la vera e propria opera teatrale, ma il concerto fatto in occasione del venticinquesimo anniversario... ma non importa. Curiosamente, io ho sempre delle reazioni fisiche ben precise alla musica: brividi, quando mi piace particolarmente. E, per Les Miserables, i brividi non sono mancati, anzi sono cominciati dalle prime note per restare durante tutta l'opera. E poi le lacrime. Sì, questo è uno di quei musical per il quale mi sono messa a piangere, e non mi capita spesso.
Sono convinta che sia per la mescolanza di parole e musica: il teatro stesso -ma il musical in particolare- è un altro mondo, un modo alternativo di raccontare una storia. Il musical ti tocca su due livelli: la musica e le parole.
La musica arriva dove le parole non bastano, e le parole dicono quello che la musica non può dire. Quando le due cose si fondono perfettamente, ecco, viene toccato il tasto, e da lì in poi quella che ti viene trasmessa è pura emozione. Quando la musica finisce e il sipario cala non sai dire nemmeno tu quale sia esattamente la parte che ti ha toccato a tal punto, sei solo consapevole dell'emozione che, per quel breve momento, hai provato come se fosse tua.
Ecco cosa intendono, quando parlano di magia del teatro. E io sono un'accanita sostenitrice della magia del musical.
C'è poco altro che posso dire a livello puramente tecnico: è uno spettacolo che va guardato, e basta. Bravissimi gli interpreti, anche i giovanissimi; ho amato particolarmente Jean Valjean, e solo con qualche minuto di ritardo ho riconosciuto un certo giovanotto di nome Ramin Karimloo, che interpretava un certo Fantasma in un altro musical che conosco di sfuggita... Straordinari i Thenardiér: ho notato che quasi in ogni spettacolo teatrale ci sono "loro": i buffoni, i grossolani, quelli che rubano la scena perfino ai protagonisti e sembrano riuscire ad occupare tutto il palco anche solo gesticolando. Quelli che magari non saranno le voci migliori sul palco, ma quando viene l'ora dei saluti sono quelli che si prendono più applausi di tutti. Grandissimi, davvero.
Toccante anche la scena dopo i saluti quando, a sorpresa, il vecchio cast del 1985 è salito sul palco insieme a tutti gli altri... e, dopo essersi presi gli applausi, hanno cantato a loro volta dimostrando che questi arzilli vecchietti hanno ancora delle signore voci!