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mercoledì 22 gennaio 2014

Scrittura in Pillole - Se non riesci a scrivere... scrivi dell'altro.

http://www.grievingparent.com/wp-content/uploads/2009/12/pen_with_ink_drop.jpg Tornare a scrivere una fanfiction -quando all'attivo ho rispettivamente una trilogia "seria" conclusa e un nuovo libro "serio" iniziato- potrebbe sembrare una perdita di tempo, mentre invece non la è affatto. Si imparano tante cose scrivendo fanfiction: dallo scrivere per il puro piacere, al ricevere commenti positivi e negativi, fino al cercare di darsi delle scadenze da rispettare per pubblicare con una certa regolarità.
L'ultima lezione, in particolare, alla lunga è molto più importante di quanto si creda.
Per alcuni mesi ho inevitabilmente "abbandonato" progetti come le fanfiction per concentrarmi sul mio libro e per finire la scadenza che mi ero data: e ce l'ho fatta. Adesso però, non solo ho ripreso a lavorare su due progetti alla volta, ma ho anche ricominciato a scrivere la fanfiction, e non lo vedo affatto come tempo rubato. Perché ieri sera ho preso carta e penna, mi sono messa alla scrivania e semplicemente ho pensato: "Avanti, tira fuori un capitolo: tanto sai come si fa, ormai, no?"
E sarà per il cambio di registro, per il cambio d'aria o quello che vuoi, ma il capitolo è venuto fuori senza fare storie. Credo che sia questa la cosa importante, ovvero ricordarsi che si sa benissimo "come si fa", e che bisogna anche imparare ad attivare le macchine di bassa manovalanza e prendere l'ispirazione per la collottola, senza dover sempre stare con le mani in mano in attesa che questa si degni di arrivare.
Quando il lavoro "ufficiale" non ingrana o è ancora in elaborazione, penso che faccia davvero tanto bene riuscire comunque a scrivere di qualcos'altro. Anche perché, proprio mentre scrivevo una cosa semplice e liberatoria come la fanfiction, né è scaturito un altro effetto collaterale molto positivo: mi sono venute idee. Mentre scrivevo ff mi sono venute del tutto spontanee idee sul nuovo capitolo del libro, idee che non mi sarebbero mai venute se avessi continuato solo a fissare un foglio bianco, e non ho dovuto fare altro che annotarmele. 
Le idee vengono scrivendo, l'ispirazione viene scrivendo. Scrivere aiuta a scrivere. Sentire che stai scrivendo aiuta a scrivere meglio. 

domenica 2 settembre 2012

A tu per tu con Libro

Allora.
Libro.
Mounsier le Terzo Libro, e tutti voi personaggi che lo popolate, mi sa che è ora che facciamo una seria chiacchierata.
Il punto è che dobbiamo assolutamente fare qualcosa per lavorare sul nostro rapporto, altrimenti come al solito non concluderemo nulla. Il punto è che ho bisogno di voi, e non è carino mollarmi a piedi ad ogni pagina, ogni volta che cerco di buttare giù una scaletta o il punto della situazione, ogni volta che mi chiedo quale strada farvi prendere.
È inutile fare i difficili e ribellarsi, o fare gli offesi quando il mio interesse per voi cala, o fare i gelosi quando vedete presentarsi alla porta i protagonisti di altri progetti, magari meno rodati, ma più vivi e interessanti. È inutile fare il broncio e tirare fuori la scusa del "c'eravamo prima noi". Voi qui "ci siete prima" da un sacco di tempo. Da un sacco di anni. E i nuovi personaggi e le nuove idee magari adesso avrebbero voglia anche loro di proporsi, ed è giusto che io dia un'occasione anche a loro.
Il punto è, signor Terzo Libro, che io voglio finirti: perché ti voglio bene e ne voglio ai tuoi personaggi. Sì, non ho mai smesso, per quante volte abbia distolto l'attenzione o perso la speranza. Credo ancora in questa storia, sebbene io per prima le trovi un mucchio difetti. Credo nei suoi lati positivi. E credo che mi piaccia scriverla.
Il fatto è che voi, adesso, mi dovete dare una mano. Mi avete fatta tirare avanti per anni, vi siete rivoltati come calzini sotto i miei occhi, avete fatto cose che neanche pensavo doveste fare e mi avete quasi fatta impazzire col vostro trascinarvi svogliatamente per un paragrafo per poi partire a tutta birra per capitoli e capitoli, funzionando e sfavillando come mai avevate fatto prima, facendomi esaltare come un'invasata che non riusciva a credere che scrivere potesse essere così bello a volte.
Per questo motivo, adesso non è che potete continuare a fare le primedonne, funzionando se e quando volete voi. Volete accompagnarmi fino alla fine di questa storia?
Allora fatelo: facciamolo insieme, e vediamo di farlo bene. La mia non è fretta di finire: voglio divertirmi a scrivere questa storia, voglio che mi piaccia.
Al momento non mi importa più neanche dei miei dubbi, della mia convinzione che non sarà comunque pubblicabile. Ho capito che scrivere è più importante di pubblicare. Con un po' di tristezza, perché non c'è scrittore che non voglia assaggiare almeno una volta almeno una fettina della torta del successo, però la cosa più importante è scrivere, e io forse non riuscirò a credere del tutto in questa storia finché non avrò i tre libri finiti.
Perché vi siete rifatti vivi, se non per concludere degnamente questa cosa? Preferivate che lasciassi la storia così com'era? Infantile, illogica, impubblicabile, ma finita? Vi ho già dato una seconda chance: vi ho dato tutte le chance che potevo darvi, perché credo in voi. E perché mi piace scrivere.
Adesso però è ora di tornare in riga. Quindi, se volete aiutarmi a finire e a finire bene, tornate tutti qui e datemi una mano.

sabato 7 gennaio 2012

Letterariamente

Dopo una settimana di compagnia, chiacchiere, orari improbabili, lunghissime camminate e locali vampireschi, è strano ritrovarsi il sabato mattina da sola, in silenzio, con l'aria fredda e il cielo limpido fuori dalla finestra e tutta la giornata libera davanti.
Sono i momenti in cui mi torna la voglia di leggere e, contemporaneamente, la voglia di scrivere. Saranno i cambiamenti e i ritmi degli ultimi mesi, però devo riconoscere con una certa dose di scocciatura che sono diventata spaventosament epigra per quanto riguarda la scrittura: non ho mai smesso di vivere le scene nella mia testa come se fossero reali, né di sentire incessantemente la voce dei miei personaggi mentre me li immagino in questa o in quella situazione. È come avere un proiettore dietro la retina acceso ad ogni ora del giorno o della notte, ma non è semplice trovare la forza di rimettermi lì, buona, e cominciare il lungo lavoro di trasformare le immagini in parole. Mi piace scrivere, ma a volte faccio fatica. E forse il motivo è proprio l'essere diventata più esigente e severa con me stessa, che da una parte mi aiuta a impegnarmi nello scrivere cose di buona qualità, dall'altra mi spaventa e mi frena la fantasia. Riuscirò mai a trovare il giusto equilibrio tra rigore e libertà?
A tal proposito, potrei finalmente mettermi a rispondermi alle disquisizioni letterarie di un mio amico. Absurd is The Way è il suo antro, la Letteratura dell'Assurdo il suo credo, Douglas Adams il suo maestro, e il fuffoso Formichiere il suo vessillo.
Da un po' di tempo ho scoperto che io e Tro abbiamo in comune la passione per la scrittura, e qualche volta abbiamo avuto modo di parlare di letteratura, dello scrivere, di libri, della necessità o meno di essere pubblicati, e cose così. Una delle cose che, nonostante tutto, stridono tra di noi, è il fatto che io non sia del tutto convinta dalla sua letteratura dell'Assurdo.
Col "non essere convinta" intendo che non mi piace? No.
Allora intendo che lui non dovrebbe "perdere tempo" a scrivere Assurdo. No.
Intendo forse dire che non ritengo l'Assurdo una letteratura? No.
Per quanto ne so -e in giro per la rete c'è tanta gente più esperta di me in questo campo- la letteratura dell'Assurdo esiste già da anni, e credo proprio che se ne ritrovino stralci in correnti come lo steampunk, il weird e la bizarro fiction. Douglas Adams e la sua Guida Galattica per gli Autostoppisti è un buon esempio, per un assaggio di letteratura dell'Assurdo con, tuttavia, una vera trama alle spalle. Se invece volete un po' di Assurdo allo stato brado, leggete il blog di Tro: vi consiglio i pezzi sul Natale, la Genesi e sul prezioso contributo del Formichiere nell'evoluzione delle scimmie.
Tornando a noi: le discussioni che abbiamo avuto sulla Letteratura dell'Assurdo toccavano diversi punti; dal fatto che si scrive per essere letti, al fatto che l'Assurdo sia un piacere per chi lo scrive, ma non per chi poi lo legge, o che la vera abilità di uno scrittore sia raccontare storie sì "canoniche", ma in modi che le fanno suonare sempre nuove e straordinarie. Ma abbiamo modi di scrivere diversi, e credo che non arriveremo mai ad un comune accordo: tuttavia, lui si è rivelato in grado di scrivere sia di Assurdo che di narrativa realistica (e, da scrittore a scrittore, io credo che abbia davvero del talento) e questo è un punto a suo favore.
"Perché non ti piace leggere di Assurdo?" mi è stato chiesto. Be', non sempre, replico. Il fatto è che, quando leggo, voglio immedesimarmi in quello che leggo, e con l'Assurdo non sempre ci riesco: occorre una sorta di vicinanza mentale e spirituale con lo scrittore di Assurdo. Proprio per questo mi sono piaciuti molto alcuni pezzi, in cui la colata calda e schiumosa di parole riusciva a trasmettermi esattamente le sensazioni che intendevano trasmettermi, mentre altri pezzi di letteratura Assurda mi sono sembrati semplicemente... assurdi, distanti dietro un vetro, come se guardassi da lontano la registrazioni dei sogni di qualcun altro. Penso che sia perché, nella letteratura Assurda, l'immedesimazione non è facile e spesso non garantita. Penso che si scriva e si legga soprattutto per sapere che non si è soli, che altri, nel mondo, hanno provato esattamente quello che proviamo noi.
"Perché non scrivi anche tu di Assurdo?" mi è stato chiesto. Ora, appurato che ciascuno scrive per descrivere quello che ha dentro, posso affermare che quello che c'è dentro la mia testa sono scene. Parlavo prima del proiettore mai spento: è questo che faccio mentre scrivo; racconto tutto quello che il proiezionista instancabile che vive dietro la mia retina manda in onda a getto continuo. A me piace la teoria di Stephen King.

"Da insegnante ho sempre insistito sulla semplicità. Che si tratti di narrativa o di saggistica, conta solo una domanda, e una risposta. <Cosa accade?> chiede il lettore. <Questo... E questo... E anche questo.> risponde lo scrittore."

Scrivo perché mi piace questo. A me piace raccontare che cosa succede, che cosa fa un personaggio, perché lo fa, che cosa pensa e cosa lo spinge a fare certe cose. Mi piace essere sulla spalla di un personaggio, dietro di lui o dentro la sua testa. Quindi non scrivo Assurdo semplicemente perché non mi è congeniale, perché vi trovo meno piacere di quello che trovo a scrivere di narrativa, ma non per questo voglio dire che non mi piace o che lo ritengo spazzatura. Affatto. Credo nella libertà di scrivere ciò che si vuole, ciò che ci dà il piacere immediato nello scriverlo e/o il piacere di rileggerlo, e anche nel potere liberatorio di scrivere qualcosa di completamente Assurdo. Credo più alla necessità di piccole quantità di Assurdo in storie comuni, perché spesso è la minima quantità a fare il massimo effetto.
Non mi piace l'assurdo e la bizzarria fine a sé stesse, l'arrogante snobismo di chi ti sbatte in faccia una storia scritta con i piedi e alle tue critiche protesta: "Ma guarda, tu non capisci! La tua visione è così disgustosamente limitata! Non è Assurdo? Non è Bizarro? Non è geniale e totalmente fuori dai canoni? Questa è vera letteratura, questa è vera scrittura, non quella di voi pecoroni strozzati dalla convenzione!"
Beninteso che non sto parlando di Absurd is The Way, ma di altri blog che ho avuto modo di visitare per anni, facendomi un'idea di chi li scriveva. Per me, vale sempre la regola che tu puoi scrivere tutto quello che vuoi, ma nel momento in cui me la fai leggere io sono libera di dirti che a me fa schifo. E non vale rispondermi che mi fa schifo perché sono così terribilmente out e di mente chiusa.
Ho trovato un estratto da un'intervista volta a spiegare il genere Bizarro, che vi riporto qui:
D: Scegli la tua storia preferita fantasy o fantascienza non-Bizarro e fai un esempio di come sarebbe differente se scritta nell’ottica del Bizarro.
R: Molta gente pensa che la fantascienza sia narrativa weird. Ma il punto è che la gran parta delle storie di fantascienza hanno un solo elemento weird. Con il Bizarro, ce ne sono tre o di più. Perciò per rendere una storia di fantascienza Bizarro, bisogna aggiungere due o più elementi.
Dato che le storie di fantascienza e fantasy che preferisco tendono già molto al Bizarro, semplicemente sceglierò una storia che è familiare a tutti:
Jurassic Park – l’elemento weird, che rende la storia fantascienza, riguarda uno zoo per i dinosauri. Aggiungiamo un altro elemento di weird, cambierò i personaggi da un’allegra famigliola di scienziati a un gruppo di pornografi che hanno fatto irruzione nel parco per filmare video porno di zoofilia con i dinosauri. Per il terzo elemento weird, farò in modo che l’avere rapporti sessuali con i dinosauri in qualche maniera doni superpoteri agli attori porno. Ecco qui, la storia sarebbe weird a sufficienza per essere catalogata Bizarro. Non sono sicura sarebbe una buona storia, ma sarebbe Bizarro.
Con tutto il rispetto, ma chi avrebbe davvero voglia di leggere una boiata del genere? Sinceramente. Io no. Credo che il bizzarro, l'assurdo e la stranezza nascano prima di tutto nella mente delle singole persone: ciascuno di noi ha una sua concezione dell'assurdo, per questo sono convinta che troppo Assurdo fine a sé stesso finisca solo per confondere le idee a chi lo scrive e a chi lo legge e, punto fondamentale, finisce per non dire niente a nessuno. Che è quanto di peggio possa accadere in Letteratura. Non dire niente.
Non mi piace l'accanimento contro la Convenzione. Sarebbe come dire che tutto ciò che è convenzionale, anche solo raccontare una storia con inizio, svolgimento e fine (che, come sappiamo, possono anche essere scambiati come preferiamo) è male, banale, noioso e costrittivo, e chi segue la convenzione non è altro che un povero narratore frustrato al quale hanno tarpato le ali. No. Perché mai? Si possono raccontare storie sempre nuove e vive, come nessuno ha mai fatto prima, anche con semplici regole elementari. Anche le note musicali, di base, sono solo sette, no?

Non esiste un modo giusto di raccontare. Ma soprattutto, non credo che ci sia bisogno di trovare continuamente giustificazioni alla letteratura e allo scrivere. Di che cosa dovremmo mai giustificarci? Noi scriviamo. Tutto qui. Cosa, è il gradino successivo. Ma prima di tutto scriviamo. Quindi, meno lunghe e intricate disquisizioni sul perché si dovrebbe o non si dovrebbe scrivere, e scriviamo di più. Di qualunque cosa.

Inchino, e spade nel fodero.

giovedì 15 dicembre 2011

Piccole soddisfazioni

sabato 22 ottobre 2011 0.13
http://i7.photobucket.com/albums/y262/PirataLaura/fine.jpg

Fan Art

sabato 3 settembre 2011 17.03
Ieri sono stata contattata da una ragazza su DeviantArt: senza che io le avessi chiesto niente, e senza esserci mai messe in contatto prima d'ora, mi ha regalato una fan art. Un disegno ispirato all'ultimo capitolo di una delle mie fanfiction. Una fan art su qualcosa che ho scritto io.
Inutile dire che sono rimasta basita, onorata e piacevolmente sorpresa.
Era già successo un'altra volta, quando Daniela mi ha dedicato uno splendido schizzo ispirato alla mia protagonista, anche se non ne aveva mai letto la storia. (Poi, su mia richiesta, ha sfornato un'altra sua personalissima versione della mia Laura Evans.)
Stavolta, invece, la sorpresa è arrivata assolutamente dal nulla, da parte di qualcuno che semplicemente ha letto quello che scrivo e lo ha apprezzato abbastanza da volere dare vita ai miei personaggi, o ad un momento particolare che io ho inventato.
Credo che non ci sia gratificazione più grande, per una scrittrice, di quella che si prova quando ti rendi conto che sei riuscita a fare amare a qualcuno le storie e i personaggi che ami tu.
Quando il tuo mondo inventato non è più semplicemente il tuo.
E pensare che si tratta solo di una semplice fanfiction: una storia in cui metto il cuore e l'inventiva, ma le cui basi sono state gettate da altri. Lo scorso mese mi si è scaldato il cuore con i commenti entusiasti di una mia cara amica, che ha letto tutta la mia saga piratesca a tempo di record, e il solo vederla così appassionata da qualcosa che ho scritto io è bastato a ridarmi la voglia di scrivere. Non solo per me, stavolta. Ma per lei, e per chiunque io sia riuscita ad emozionare anche solo un pochino, anche solo una volta, con una storia scritta da me.
È un rito di passaggio: è il momento in cui le tue storie diventano anche le storie degli altri, e non c'è cosa più bella. Anche se si tratta solo di fanfiction, è un onore enorme e un grande, grandissimo traguardo.

Il primo disegno che mi è stato dedicato contiene uno spoiler piuttosto grosso sugli ultimi capitoli finora pubblicati (anche se... ehehe, sorpresa!), però oggi me ne ha dedicato un altro ancora.

Musica e Parole

sabato 9 luglio 2011 13.54

Scrivere con la musica non è da tutti.
Io di solito non lo faccio: mi distraggo già troppo facilmente di mio, e la musica di solito contribuisce soltanto a provocarmi ondate di pensieri e ricordi, che entrano invitabilmente in conflitto con le parole che cerco di mettere ordinatamente su carta. A volte invece ne ho semplicemente voglia, mi ispira, e di colpo conciliare scrittura e musica non è più un'impresa.
Spesso sono le colonne sonore: è più facile, senza parole altrui a distogliere la mia mente da quello che voglio dire. Altre volte, più raramente (ma devo essere davvero nel giusto stato d'animo) trovo le canzoni perfette.
È un attimo particolare, un collegamento casualmente funzionante: se altre volte sentire qualcosa di sottofondo mi farebbe solo bloccare il flusso delle parole, qualche volta le due cose si amalgamano perfettamente, e testo e canzone scorrono tranquille senza darsi alcun fastidio.
Mi capita più spesso con le fanfiction: nella saga piratesca di Caribbean Tales ho inserito più e più volte vere e proprie canzoni, i chantey pirateschi dell'epoca, proprio perché mi piace immaginare ciò che scrivo come se fosse la scena di un film che mi vedo scorrere davanti agli occhi. Vedo le inquadrature, i primi piani, i paesaggi, i cambi di scena tra diversi personaggi, e proprio per questo mi piace sentire anche la colonna sonora: molto spesso mentre scrivo ascolto a ripetizione una canzone che i personaggi sentono in sottofondo proprio lì, in quel preciso momento, e ascoltare quello che ascoltano loro mi aiuta a rendere la cosa tridimensionale, viva.
Altre volte cerco di replicare le sensazioni che mi ha dato una certa canzone: un intero capitolo chiave del mio libro fantasy è stato scritto ispirandomi ad una canzone di un album meraviglioso che si chiama The Human Equation. Quando i miei capitoli avevano ancora un titolo per ciascuno, quello si chiamava infatti Dolore. E vi assicuro che avere quella musica nelle orecchie è stato fondamentale per potermi concentrare su parole come "We lead/We hide as the pain leaves the rage inside/Being here, welcomed by/a sane mind/A travelled lie/All the time, I have waited with rage/All the time, I was promised my salvation"
In questi casi uso la musica per cercare di trasmettere sensazioni profonde, nel caso delle canzoni delle fanfiction, invece, la uso per immergermi nell'atmosfera e per creare una sorta di legame fisico, quasi tangibile, tra me e le scene che sto scrivendo.
Tanto per divertirmi, quindi, vi lascio con la colonna sonora che accompagna la scrittura di stamattina!
 
 

Il blocco dello scrittore

mercoledì 19 gennaio 2011 17.34
    http://www.susanssecrets.co.uk/wp-content/upLoads/pages.jpg
Nel girone infernale riservato agli scrittori esistono diversi gradi di dannazione: il peggiore di tutti è l'ispirazione morta, idee zero, parole in secca, nemmeno un'immagine a stimolarti l'immaginazione. A questo livello, cercare di mettersi a scrivere è deleterio: non solo non ti verranno buone idee, ma ti deprimerai oltre ogni immaginazione e ti verrà voglia di appendere la penna (o il computer) al chiodo.
Io al momento mi trovo al livello appena sopra: il blocco dello scrittore. Le idee fluiscono libere, non ho problemi ad inventare scenari, immagini, dialoghi. Eppure... eppure è proprio l'atto creativo quello che non mi riesce.
E' come cercare di farsi strada attraverso una palude: conosco perfettamente il percorso da fare, ma quanto è difficile riuscire a muovere anche un solo passo!
L'ultima volta ho sconfitto il blocco mettendomi a scrivere a mano: ha funzionato molto bene, anche se poi però mi devo prendere la briga di ricopiare pazientemente al computer tutto quel che ho scritto. Deve essere una questione di metodo, perché finché ci penso tra me l'immaginazione non mi manca, mentre aspetto in posta scribacchio senza problemi sulla mia agendina tutto quello che deve succedere nei prossimi capitoli, gli eventi si dipanano davanti a me come una fila ordinata. Però, come mi metto davanti al computer e mi si apre davanti agli occhi quella pagina scritta per metà, come mi sforzo di dare un po' di vita a tutto quel bianco... puff, la creatività stacca la spina. Non è che mi spariscano le idee. Mi sparisce la voglia. Se in queste settimane sto scrivendo poco, è soltanto per briga.
E poi c'è da dire che scrivere al computer offre fin troppe distrazioni: una sbirciata su DeviantArt, un'occhiata su facebook (che diventano repentinamente due, tre, quattro, cinqueseisetteottonove), apri msn e guarda chi c'è, oh, guarda, un nuovo video su youtube... Sì, lo so: prima o poi mi comprerò un portatile solo per scrivere, rigorosamente senza connessione ad internet.
Purtroppo l'abitudine mi sta togliendo la voglia, e non va bene. Anche tornare a scrivere sul blog, di tanto in tanto, è terapeutico: mi aiuta a non perdere del tutto il contatto con la scrittura, anche durante i miei lunghi periodi di secca. Facebook sarà anche comodo per condividere rapidamente un po' di pensieri, ma mi abitua ad essere troppo sintetica. Devo recuperare.
In questi casi, l'unica cosa è autoimporsi un po' di disciplina e cominciare a scrivere. Quando le storie sono così chiare nella mia mente, è fin troppo facile illudersi che finiranno per scriversi da sole!