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venerdì 12 dicembre 2014

PopCo - Leggere Scarlett Thomas è un esercizio mentale



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Cosa sta succedendo a Alice Butler, esperta in crittoanalisi e ideatrice di nuovi prodotti per la PopCo, terza multinazionale del giocattolo al mondo? Perché l’azienda ha deciso di isolare lei e altri creativi in un complesso sperduto nella brughiera inglese? Chi si nasconde dietro i messaggi in codice che negli ultimi tempi qualcuno le invia? Si tratta di pericolosi avvertimenti o queste curiose sequenze alfanumeriche celano un intrigante segreto? Quando emerge in tutta chiarezza che gli avidi manager della PopCo sarebbero pronti a tutto per accaparrarsi nuove fette di mercato, ecco che la giovane matematica scopre di non essere sola. Alle scrivanie della PopCo, infatti, siedono altri impiegati sovversivi.”

Rileggo PopCo.
E intanto sono in balia di pensieri contrastanti, perché non faccio che ricordarmi che, ogni volta che mi trovo a consigliare i libri della Thomas, finisco per dare la ben poco esauriente motivazione: “Devi leggerlo per capire!”
Eppure no, stavolta devo riuscire a spiegare i motivi. Se avessi delle sorelle più piccole vorrei che leggessero questo libro, eppure sentirei il bisogno di passarglielo insieme ad un manuale di istruzioni.
In fondo è il motivo per cui non si mettono certi libri in mano a bambini troppo piccoli: ti manca l’esperienza per capire cosa puoi prendere per buono e cosa invece scartare o semplicemente non prendere sul serio. Non sei ancora abituato a scavare per capire che cosa c’è sotto.

Perché vorrei che lo leggessero? Beh, banalmente perché dà un sacco di cose a cui pensare. 
È un libro difficile da leggere, e soffre dei difetti tipici di questa scrittrice: ma il bello è che, se non ti interessa il trattato di cinque pagine su questioni matematiche, puoi saltare tutto quanto e tornare alla trama, che diventa veramente interessante a partire da metà libro e per fortuna non smette più. 
Non sono sicura che sia “un buon libro” come lo intendo di solito, perché divaga, ti costringe a seguirlo dove magari non avevi intenzione di andare, interrompe la narrazione proprio quando stava diventando interessante, non ti descrive fisicamente i personaggi ma ti fa conoscere la loro vita.
I libri della Thomas hanno sempre un approccio piuttosto rude e confusionario.
Ma, nonostante tutto, consiglierei di leggere questo semplicemente perché parla della vita, di come è possibile sopravvivere al periodo scolastico, di omologazione, di ricerca di identità, di società, di capitalismo, di marketing e pubblicità, di consumismo, di sfruttamento.
Rileggo ancora oggi a ripetizione i capitoli dell’infanzia della protagonista e del suo calvario durante il periodo scolastico, e continuo a pensare che all’epoca avrei voluto qualcuno che mi spiegasse come ribellarmi alla tortura del bullismo, dell’emarginazione e delle prese in giro. Avrei voluto qualcuno che mi avesse insegnato a resistere e a tenermi stretta la mia identità, come ho imparato a fare solo molto più tardi.

Inoltre, è una storia particolare, perché di questi tempi parte il lancio di uova marce se si viene a sapere che un libro tratta di animalisti e di vegani.
Sì, parla anche di quello, e più di una volta si schiera neanche troppo velatamente dalla loro parte. Però è stato scritto alcuni anni fa nel "lontano" 2007, quando ancora la moda dei vegani estremisti incazzati e degli anti-vegani ancora più incazzati non era così virale su internet, e affrontare un discorso al riguardo non provocava sputi in faccia.
L’opinione pubblica non era ancora così incattivita come è adesso, al riguardo. Mai come di questi tempi, soprattutto grazie a facebook, i flame su internet sono stati così tanto arrabbiati.
Io penso solo che gli animalisti e ambientalisti veri non siano quelli che scatenano flame su internet.

Però io continuo a pensare che in realtà PopCo non sia stato fatto per essere schierato. A volte lo è, come quando demonizza la figura del medico aziendale “spacciatore di medicine” a favore della medicina naturale e alternativa. Ma è questo il punto: sono libera anche di non essere d’accordo col libro, o meglio con i suoi personaggi. Sono i personaggi a discutere dello stile di vita vegetariano/vegano, ed essendo personaggi non è detto che abbiano ragione loro. Noi lettori veniamo lasciati liberi di farci la nostra opinione, ascoltando le loro ragioni più o meno valide.
Io non potrei mai essere vegetariana, tanto meno vegana. Ma ho trovato interessanti gli spunti di riflessione offerti dal libro.
Per leggere Scarlett Thomas, non devi necessariamente essere d’accordo con lei. Quello che mi ha sempre affascinata è il modo in cui esprime le sue idee, i flussi di coscienza dei suoi personaggi che assomigliano così tanto a ciò che succede regolarmente dentro la mia testa: ed è anche vero che sicuramente i suoi personaggi femminili saranno tutti un ricalco delle sue esperienze personali, e si vede, eppure trovo che questo li renda veri.
Non penso che scriva bene sempre: trovo “L’isola dei segreti” un buco nell’acqua e “Il giro più pazzo del mondo” un libro carino ma molto al di sotto delle aspettative. Eppure trovo sempre qualcosa che mi serve, qualcosa da portare con me, nei suoi libri.
Per questo è necessaria un po’ di esperienza: non puoi leggere questi libri e arrivare al finale pensando “è un bel libro positivo con un bel messaggio giusto da assimilare” Troppo facile. Ci devi pensare, devi esserti fatto una tua idea, e vieni lasciato con una domanda: con cosa sei d’accordo? In cosa potresti scegliere di credere?
Ecco, se avessi delle sorelle più piccole, vorrei che lo leggessero per questo.

giovedì 10 aprile 2014

E una padellata di 'zzi vostri, no?

Ci saranno sempre persone che pretenderanno di dirvi come dovreste essere, e che vi faranno sentire inadeguati.
In questi casi bisogna chiedersi solo: Questa persona mi vuole bene? Mi conosce profondamente? Mi sta dando la sua opinione perché vuole farmi stare meglio? Mi critica perché il mio comportamento ferisce qualcuno o la fa sentire a disagio?
Se la risposta è sì, allora vale la pena di ascoltare e valutare.
Altrimenti, la risposta è: "Fatti i cazzi tuoi".
E, se chi critica, attacca e giudica impietoso è la botulinata showgirl o due truzzetti misogini, sentitevi libere di aggiungerci un bel "Vaffanculo".

domenica 10 marzo 2013

Ragazze non troppo per bene - recensione


Cominciamo col dire che la traduzione del titolo e la copertina fanno davvero un pessimo servizio al libro.
A scanso di equivoci: lo presentano come qualcosa sulla linea di Come diventare bella, ricca e stronza, Falli soffrire, Perché gli uomini sposano le stronze... Bene, NON appartiene a questa sfilza di manuali che pretendono di farti diventare una "vera donna" con tanto di pseudo-pornocopertina.
Pornocopertine. Siamo qui per fare vendere di più il libro!

Chiusa parentesi.
Questo libro, scritto da Susan Jane Gillman, mi è capitato tra le mani un giorno in libreria, ho cominciato a sfogliarlo e ho notato subito tantissime frasi che hanno catturato subito la mia attenzione. Per una volta non mi trovavo davanti ad un bel pacchetto di frasi fatte e zuppa precotta. Potrei citarvi qualche esempio:
- Scordatevi le regole per accalappiare un marito. Parliamo delle regole per accalappiare la vita.
- "Cosa vogliono le donne?" Essendo stata redattrice di una rivista femminile -ed essendo io stessa una donna- ho scoperto che oggigiorno la maggior parte delle donne vogliono due cose: 1) qualche consiglio intelligente e pratico su come muoversi nel mondo e 2) ridere. Idealmente vogliamo entrambe le cose allo stesso tempo.
- Se non riusciamo ad amare il nostro corpo, rompiamoci tutte e due le gambe. 
Mi ha convinta e l'ho preso per leggermelo tutto. E non sono stata affatto delusa.
Il libro è brillante e graffiante, un piacere da leggere: parla di cosa serie -e lo sa- ma non per questo si scade nel tragico o nel polemico. Ma nemmeno si esagera con la leggerezza e il semplicismo, come troppo spesso succede con questi libri. Tiene perfettamente fede ai suoi due principi iniziali. È vero: noi donne vogliamo ridere, e vogliamo qualche consiglio pratico. Un piacere da leggere.
Spesso forse il linguaggio è fin troppo spigliato, fin troppo "slang newyorkese" (sul sesso è schietto, spiccio e brutale: NON è per ragazzine) ma d'altra parte si fa perdonare perché non è affatto superficiale e tuttavia riesce a non prendersi troppo sul serio.
Non sono istruzioni per l'uso: è satira. Satira e parodia, ma con intenti molto seri e molto interessanti. Niente viene ignorato o risolto con qualche ricetta per la felicità prefabbricata: non ci sono le regole d'oro della vera donna vincente da seguire, né manuali di auto-aiuto. Si parla anche di questioni come la bellezza e l'ossessione per il corpo, ma grazie al cielo queste prendono solo tre capitoli, e non tre quarti di libro. 
Il tema è la vita. La realtà. Il lavoro. L'amore. Le persone. La realizzazione personale. L'essere disposte a lottare con le unghie per quello che si vuole e che si merita; il non accettare di essere ignorate, l'alzare la voce e l'uscire dai gangheri quando serve veramente. L'essere libere dall'auto-imposizione di dover sempre piacere a tutti, a tutti i costi.
Un libro semplice, senza pretese e liberatorio: ecco come lo descrivere.
Penso che il suo messaggio sia valido per tutti, sia uomini che donne, anche se si basa prevalentemente sull'esempio femminile. Ma la sostanza non cambia.
Quindi, abbiate coraggio. Incazzatevi, quando serve. Riconoscete le cose sbagliate quando le vedete, e riconoscete le cose belle. E non arrendetevi. Mettete nella carriera la stessa ostinazione che le nostre nonne vorrebbero vederci mettere invece nella ricerca di un marito. Siate oneste, invece di voler fare le affascinanti e "le migliori" a tutti i costi.
Per ovvie ragioni mi è piaciuto molto il capitolo dedicato ai vent'anni. E non posso che plaudere a tutte le donne che incoraggiano le altre donne a "calzare un paio di Doc Martens psicologiche e avventurarci senza paura in cerca d'amore, di gloria e d'avventura."