Visualizzazione post con etichetta recensioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensioni. Mostra tutti i post

giovedì 7 giugno 2018

Un altro (f)utile recap di inizio estate.


La metà dell’anno scatta puntuale come un orologio (e che altro dovrebbe fare?), e io come al solito sono qui a chiedermi... che cosa ho fatto dall’inizio dell’anno?
Beh, diverse cose. Ma questo spazio, come al solito, preferisco dedicarlo alle cose che ho letto e guardato.


GENNAIO

Tra i film spicca sicuramente The Greatest Showman: trama semplice e così tanti buoni sentimenti da far venire le carie (non ci sono più abituata...) ma cavolo, un bel musical è un bel musical.

Tra i libri abbiamo:
- Nati due Volte: l'età del bronzo e del miele (Laura MacLem)
- Il racconto dell’ancella (Margareth Atwood)
- Antologia di Spoon River (Lee Masters) 


Nota di colore: nello stesso mese scopro il fandom di Overwatch. Non sono una videogiocatrice, ma a livello di character design e di trama comincia a piacermi. Poi scopro il meraviglioso mondo delle fanart e fancomic, ed è la fine.


Altri due articoli miei vengono intanto pubblicati sul fido magazine Fermomag. Se vi incuriosisce sapere come sono finita a scrivere contemporaneamente di Lupo Alberto e di Antonio Allegri, detto Il Correggio, vi consiglio di darci un'occhiata!


FEBBRAIO

Il film del mese è La Forma dell’Acqua, che... risulta molto bello da vedere, ma mi lascia piuttosto indifferente.

Per le serie tv, incomincio la prima stagione di Vikings.

Per i libri, Storia di un corpo (Daniel Pennac).

Per le graphic novel/fumetti invece abbiamo una rivelazione: la trilogia di Providence (Alan Moore – Jacen Burrows), rivisitazione a fumetti dell’universo di Lovecraft che mi ha assolutamente catturata, appassionata e pure terrorizzata come non mi capitava da moltissimo tempo. Credo che resterà una delle letture migliori dell’anno.


MARZO

Per i film, menzione speciale per What we do in the Shadows: godibilissimo, imbarazzante, tragicomico film sui vampiri “in stile vintage”. Guardatevelo. Vale la pena.

Interessante anche l’originale di Netflix Bright, che considero una buona occasione mancata di poco, ma con della buona volontà dietro.

Libri:
- Stavolta un saggio: How to be everything – “Diventa chi sei”, ma la traduzione mi sa di annacquato...- (Emilie Wapnick) interessante trattato che parla in modo molto semplice e immediato del lavoro e del tema complicato della multi-potenzialità.
- Una rilettura: Streghe all’estero (Terry Pratchett)

Per le serie tv, proseguo Madmen e Black Sails.

E nel frattempo c’è stata Cartoomics, alla quale ho partecipato ancora una volta come standista, cosa che non mi ha impedito di fare qualche acquisto mirato e di riportarmi a casa un piccolo bottino fumettoso: 
- Addio Darwin 1 (Federica Messina - Kasaobake)
- Non Usciva Mai (Laura Guglielmo – Attaccapanni Press) 
- Roll Again 1 (The Evil Company)



APRILE

Questo è un mese speciale di suo, perché proprio il 19 aprile ho finalmente pubblicato in eBook il terzo e conclusivo volume della trilogia di Ishtar! 


Il Portale d’Ossa fa il suo debutto e la storia, cominciata a settembre 2014, si conclude. 



Per i film, il migliore è lo splendido Tonya.

Serie tv:
- Finisco Black Sails con un magone grosso così. Il finale è riuscito a emozionarmi, nonostante tutto. Non lo so, mi avranno beccata in un momento in cui ero particolarmente sensibile, ma a me tutta la piega che hanno deciso di dare all’episodio finale è piaciuta. 
- Madmen.
- L’Altra Grace. Comincia da qui un periodo in cui quasi tutto quello che guardo o leggo riesce solo raramente a mantenere la mia attenzione. Questo, insieme al fatto che la trama non riuscisse a intrigarmi, non ha aiutato la visione. Mi ha dato la sensazione di una storia curiosa, ma, alla fine, inconsistente.

Libri:
- L’Isola del Tesoro (Stevenson)
- Il dottor Zivago. (Boris Pasternak)

Musical: 
- Otello, l’ultimo bacio

Nota speciale, un concerto, anzi IL concerto che stavo aspettando da anni: quello di Aurelio Voltaire durante l’agognatissima vacanza a Londra! Vacanza in cui quasi tutto quello che poteva andare storto è andato storto, ma ce la siamo goduta lo stesso.


MAGGIO

Le prime settimane del mese le ho passate in stato semi-confusionale dovuto prima al travagliatissimo ritorno da Londra, poi al febbrone da cavallo che mi ha abbattuta appena tornata in Italia.
Strano che, comunque, il mese sia stato pieno di film e libri!

Film: 
- Colossal
- L’Isola dei Cani
- Coco
- Solo, a Star Wars Story

Libri: 
- La lettera scarlatta (N. Hawtorne)
- Il Drago e il George (G.R. Dickson)
- Il Dottor Zivago (B. Pasternak) È ancora lì. Sono già arrivata oltre la metà, ma ammetto che mi sta affaticando.

Fumetti: 
- Macerie Prime, 6 mesi dopo (Zerocalcare)
- Saga (Primi due numeri del Capitolo 49, ancora inedito in Italia, presi a Londra)
- Guardati dal Beluga Magico (Daniel Cuello)
- Neonomicon (Alan Moore – Jacen Burrows)
- La giusta mezura (Flavia Biondi)

Serie tv: 
- La Casa di Carta. Bizzarro. Ha avuto un netto miglioramento dalla quarta puntata in poi, e sono arrivata a guardare tutta la prima stagione rimbalzando da uno stato d'animo all'altro. Sicuramente intrattiene. 
- Madmen, stagione finale
- Vikings, seconda stagione


Grazie a numerose incursioni in libreria durante le quali mi sono data spesso e volentieri all'assaggio libero da scaffale (e, in un caso particolare, di una lettura sentita per radio) la mia lista si è arricchita e ora ci sono libri che vorrei leggere nell'immediato futuro, uno dei quali mi sono già procurata.


- Victorian Horror Story (Mala Spina)
- La galassia dei dementi (Ermanno Cavazzoni)
- Il diavolo nel cassetto (Paolo Maurensig)
- Le Visionarie - Fantascienza, fantasy e femminismo: un'antologia (VanderMeer)
- Nati due volte: l'età del vino e del ferro (Laura MacLem)

mercoledì 6 dicembre 2017

Il "ce l'ho, ce l'ho, mi manca" di Black Mirror

In verità questo post era iniziato come un “ce l’ho ce l’ho mi manca” siccome stavo guardando le puntate di Black Mirror, fortunata serie originale di Netflix, in ordine rigorosamente sparso senza sapere quando avrei completato la serie. 
Ma alla fine ho guardato tutto, anche le puntate che pensavo avrei evitato. 
Eccoci, dunque!



1° stagione
  • Messaggio al primo ministro – Prima puntata della prima stagione, eppure è stata l’ultima che ho visto. È ok, stabilisce fin dal principio quale sarà il tono della serie... ma se dovessi consigliare a qualcuno di iniziare Black Mirror non gli direi di iniziare con questa. (È anche una delle puntate in cui ho visto il più evidente buco di trama. Tuttavia, trovo che sia una costante di Black Mirror il fatto di non seguire logiche ferree, o di concedersi buchi di logica scientifica o legale in favore della trama. Ha senso.)
  • 15 milioni di celebrità – Perplessa all’inizio, ma recupera tutto dalla metà in poi: ora è una delle mie preferite.
  • Ricordi pericolosi – Fantastica nonostante il ritmo solo apparentemente lento. Ansia allo stato brado.
2° stagione
  • Torna da me – Triste, con un vago tocco di reminescenze da Frankenstein. Semplice ma non male.
  • Orso Bianco – Interessante, ma non mi ha coinvolta quanto speravo e la tensione scema prestissimo. Un po’ deludente nel complesso.
  • Vota Waldo! – Buona, ma ho avuto la sensazione di essere rimasta in attesa di un crescendo di tensione che non c’è stato.
  • White Christmas – Un altro grande episodio. Da brava puntata speciale, non si pone neanche il problema di cosa scegliere per farti stare male: prende quattro o cinque motivi diversi, te li avvolge in carta da regalo e poi te li spara nei denti. (Sul serio, dopo questo episodio ho dovuto prendermi una pausa.)
3° stagione
  • Caduta libera – Bella, bella, bella e crudele in modo assurdo. La mia puntata preferita.
  • Giochi pericolosi – Mah. Grande mah. Noiosa per la maggior parte del tempo, con giusto una buona trovata sul finale. Non la consiglio.
  • Zitto e balla – Ottima, ben costruita, e con notevoli colpi di genio fatti apposta per giocare coi sentimenti dello spettatore. Proprio come piace a me!
  • San Junipero – Mi è piaciuta. È tra le preferite della fanbase (che pare dividersi in chi la ama e chi la odia) ma io ammetto che non mi ha particolarmente emozionata né commossa. Buona, senza picchi, ma coinvolgente.
  • Gli uomini e il fuoco – Temevo di essermi rovinata la sorpresa perché sapevo già quale fosse il “colpo di scena”, e invece il fatto di saperlo già non ha tolto gusto alla puntata. Niente male.
  • Odio universale – Bella puntata. Sia per il tema, l’angoscia attualissima della gogna mediatica, sia per il lato thriller che stavolta funziona benissimo fino all’ultimo secondo.

Per finire vi consiglio due cose. Uno, non iniziate per forza dall'inizio. La serie è antologica, quindi scegliete la prima puntata di cui il tema vi stuzzica e partire con quella. 
Secondo, voglio lasciarvi la mia personale selezione delle puntate che consiglio sicuramente!



1. Caduta libera
2. Zitto e balla
 3. White Christmas
4. Ricordi pericolosi
5. 15 milioni di celebrità
6. Odio universale

lunedì 30 ottobre 2017

Cose da (ri)leggere ad Halloween!




Consigli su qualcosa da leggere/guardare ad Halloween? Io intanto propongo questi!

- Il Figlio del Cimitero (Neil Gaiman) 

Oh, Gaiman di solito è una garanzia. 
Il Figlio del Cimitero” mi ha conquistata perfino più delle sue raccolte di racconti, pur nella sua semplicità. È una favola noir per ragazzi, godibilissima, nata da un racconto e solo in seguito sviluppata come romanzo.
Ammetto che lascia un po’ l’amaro in bocca la brevità del libro e la rapidità con cui si risolvono certe vicende... ma si tratta in fondo di un prodotto per ragazzi, e glielo si scusa. 

Curiosità: esiste anche la versione a fumetti, molto fedele e ben fatta. Unico difetto: il formato libro dell’ultima edizione rende alcuni dialoghi molto difficili da leggere, purtroppo.

- Io Credo nei Vampiri (Emilio de’ Rossignoli) 

Saggio del 1961 riproposto nel 2009: l’ho comprato quasi per caso per documentazione personale e si è rivelata una scoperta interessantissima. Esplora il mito del vampirismo e dei non-morti in generale attraverso folklore, leggenda, psicologia, letteratura e cinema. Insomma, il genere di trip che piacciono a me. È anche scritto con uno stile incredibilmente ironico che lo ha reso davvero godibile.

Solo di una cosa si sente la mancanza: essendo stato pubblicato negli anni ’60 manca tutta la documentazione letteraria e cinematografica sui vampiri prodotta in seguito, ovvero una fetta colossale! Ma resta interessante per tutto quello che riguarda il vampirismo nelle sue connotazioni più antiche.

- Penny Dreadful 

Mia croce e delizia! 
No, macché, sto mentendo. Penny Dreadful mi piace, e anche molto. 
Lo avevo ignorato quando era appena uscito, poi ho recuperato quasi per caso la prima stagione. Ha innegabilmente il suo carico di trash: infatti sulle prime puntate ci si fa anche delle gran belle risate, ma sono rimasta affascinata dall’atmosfera gotica di una Londra vittoriana intrisa di soprannaturale che, non c’è verso, riesce sempre a piacermi.
In breve, mi sono guardata tutte e tre le stagioni e ancora non mi stanco di riguardarle.
Ambientazioni splendide, atmosfera carica di fascino, personaggi ai quali non puoi fare a meno di affezionarti e -se alla fine vi sarete lasciati coinvolgere quanto ho fatto io- vi assicuro che ogni tanto ci scapperà pure qualche lacrima.

Curiosità: io faccio parti di quella fetta di pubblico a cui il finale è piaciuto.
Ci sarebbero fiumi di parole da spendere su quanto -perfino all’interno della storia- sia evidentissimo il momento in cui la produzione ha dovuto dare un’accelerata bestiale sapendo che non li avrebbero rinnovati per una nuova stagione, e quindi occorreva chiudere la serie. 
Però sono convinta che il finale che abbiamo avuto sia quello che avevano in mente fin dall’inizio. Raggiunto in fretta e furia, sacrificando gli sviluppi di altri personaggi e nuove trame che sicuramente c'erano, ma il finale era quello. 
Anche se, naturalmente, anche a me resterà per sempre la voglia insoddisfatta di vedere che cosa avrebbero potuto realizzare se solo avessero avuto più tempo!

venerdì 30 settembre 2016

PRINCE LESTAT (Ovvero: “Ci può essere una sola Regina.”)



"Il Principe Lestat" uscì ben due anni fa, nell'ottobre del 2014.
Si proponeva come il grande ritorno sul panorama letterario di una saga storica che si era chiusa anni prima: Le Cronache dei Vampiri. Schiere di lettori fra la speranza e la paura. Lo comprai allora, lo lessi, lo richiusi, scavai una fossa bella profonda per le mie piccole speranze e da allora non ne feci più parola.
Ma ora, fresca di rilettura, credo di essere pronta a fare "la Recensione Che Non Serve Più", ovvero a ricollegare tutti i fili e cercare di capire cosa, cosa, COSA a mio personalissimo e parziale parere non ha assolutamente funzionato.

E poi hanno appena pubblicato "Harry Potter e la maledizione dell'erede". Insomma, è bello sapere che può sempre andare peggio!




(Io vi avverto: SPOILER come se piovessero.)


Sono tre stelline su cinque, su aNobii, ma solo perché non posso dare due stelle o meno ad un libro oggettivamente ben scritto. Premetto che adoro Anne Rice, il suo stile, le sue Cronache (delle quali però ritengo essere davvero valida solo la trilogia originale), quindi è molto doloroso recensire negativamente un libro che ho letto comunque sotto l’influenza di tutta l’ammirazione che ho per una scrittrice del suo calibro. Sono i contenuti, qui, ad essere davvero carenti.

In realtà il libro parte piuttosto bene. Non è male vedere come se la cavano i vampiri passati gli anni 2000, ed è veramente interessante pensare come le comunità soprannaturali possano sperimentare una crisi a causa dell’avvento della tecnologia moderna.
Ma. Le note dolenti arrivano prestissimo.
Con la figura di Fareed, il medico vampiro, arriva quello che non bisognerebbe mai fare: il tentativo di spiegare il soprannaturale.
Faccio il paragone con La Regina dei Dannati perché i due libri hanno molto in comune: stessa struttura, stesso svolgimento, ma uno funziona e l’altro no. Nel terzo libro delle Cronache la genesi dei vampiri veniva effettivamente spiegata, ma si rimaneva nel mondo dello spirituale e dell’inconoscibile. Qui invece tutta la magia e l’aura di misticismo si incrina e cigola sotto tentativi di spiegazioni scientifiche basate su cellule e molecole che, anche se possono essere ingegnose, a parer mio rovinano lo spirito del libro. (Con le parole: “Non siamo morti, siamo organismi vivissimi” Fareed rovina l’intero spirito di una saga) I vampiri della Rice rimangono troppo romantici per avventurarsi nel mondo delle prove empiriche.
E poi, nessuno vuole la spiegazione scientifica al vampirismo. Vogliamo i morsi e i banchetti di sangue, grazie.
Gli esami ed esperimenti a cui Lestat si sottopone sfiorano il ridicolo, compreso quello ingegnosamente progettato per fargli provare di nuovo il sesso come umano, ma su quello tornerò più tardi. Infelicissima la frase “Avrei potuto scrivere un saggio di 500 pagine su come mi gettai su quella giovane donna...” E allora descrivi, di grazia, che io per questo malloppo di libro ho pagato.
Inoltre, certe battute a beneficio della “modernità” sono solo imbarazzanti, come Lestat che cita Mel Brooks. Ma, dopo un inizio che tutto sommato ingrana, con la crescente minaccia di un pericolo comune misterioso e incalzante, proprio come era Akasha... tutto comincia a rallentare.

La storia dell’umana Rose intrattiene, come hanno sempre fatto le storie degli umani che per caso o per destino incrociano il cammino dei vampiri. Mi è sembrata quasi una sostituta per Claudia, una nuova figlia adottiva di Lestat. Non mi dispiaceva il suo carattere, ma purtroppo finisce per diventare una delle ragazze indifese, angelicate e prive di spessore che un po’ troppe volte si incontrano all’interno delle Cronache.
Il suo flashback si conclude purtroppo con la rivelazione della Grande Boiata che permea questo libro.
Il figlio di Lestat.


 (E uno pensa: avrà una sua utilità? No, per tutto il libro è inutile e torna buono solo come ostaggio. Ma magari sarà l’unico lascito umano di Lestat, l’unico erede mortale che... No. Vampirizzato entro la fine del libro.)

Mentre ancora ci si asciuga le lacrime, si passa alle storie di un mucchio di personaggi nuovi. Storie piuttosto interessanti ma, come ho detto, sono un mucchio. Troppi nomi, troppe storie che non spiccano, e stavolta (al contrario de La Regina dei Dannati) le situazioni non sono mai abbastanza pregnanti.
Non si sente il pericolo incalzante, non si ha la sensazione che ogni capitolo sia un pezzo di puzzle che va al suo posto. Metà della Regina era occupato dalla storia delle gemelle, ma quella storia era fondamentale per i vampiri riuniti ad ascoltarla, così come per il lettore.
Qui si affoga lentamente fra i nomi e i fatti. La narrazione procede lenta e leziosa. Spiccano i pochi momenti di vera azione e pericolo, ma invece per il resto tutti i nuovi personaggi sono così tranquilli, pacati, educati e pieni di sussiego da dare sui nervi. Sembrano troppo occupati a fare le presentazioni fra loro piuttosto che a fare avanzare la trama in una direzione qualsiasi.
I vampiri della Rice erano sempre eccessivi, nel bene e nel male, ma erano dominati da emozioni fortissime che potevano distruggere o salvare. Armand era uno psicopatico. Il rapporto fra Lestat, Louis e Claudia ha quasi portato tutti e tre alla morte. Quei vampiri si erano fatti a vicenda cose inenarrabili, e alla fine, a distanza di secoli, si sforzavano di andare d’accordo nonostante il baratro rimasto fra di loro.

Qui invece sono tutti sedati. Tutti beneducati e vestiti benissimo, cosa che viene ribadita fino allo sfinimento. (Ho perso il conto di quante volte ho letto le parole lana pettinata e capelli curatissimi: per favore, per una volta vorrei un vampiro buzzurro.)
 La cosa più insopportabile è che sembra che la Rice abbia avuto intenzione di riabilitare e ripulire tutti i suoi vecchi personaggi. C’è un tripudio di secondari che ritornano, ma non fanno altro che un breve cameo: è bello rivedere alcuni (come Eleni o Alessandra), curioso ricevere rivelazioni inaspettate su altri dati per morti (il creatore di Marius), mentre altri... Beh, il fatto rilevante sembra essere ancora una volta che tutti ritornano in splendida forma e aspetto meraviglioso: sembra che adesso non sia più permesso essere brutti o inquietanti.
Perfino Magnus (Magnus. MAGNUS!), il vampiro creatore di Lestat, ritorna come fantasma. E, siccome i fantasmi a quanto pare possono scegliere il loro aspetto, il suo è ovviamente bellissimo e fascinoso. Un educato e splendido gentiluomo di mezza età senza altro scopo se non di fare il proprio cameo.
No, Cristo! Ridateci il vecchio gobbo pazzo! (anzi, lasciate le sue ceneri al vento, dove dovrebbero restare!)
Una volta la narrazione era piena di significato e poesia. Ora la cosa più importante sembra essere ribadire in ogni capitolo di che marca siano i vestiti firmati dei protagonisti.
Poi: so che i libri sono parte integrante del mondo dei vampiri, ma più di una volta nella storia vengono prese in esame le Cronache e sembra sempre che la Rice si stia facendo i complimenti da sola.

Tutto il libro è un lungo percorso per radunare i personaggi in un solo luogo. E ci mettono un’eternità. Senza urgenza, senza coinvolgimento, senza panico, senza pathos: sono tutti così tranquilli e rassegnati che ti chiedi perché dovresti essere tu a preoccuparti. Gli unici pezzi in cui davvero si teme per i nostri beniamini sono durante i colloqui con Jesse e David, quando si viene a sapere della condizione critica delle due gemelle millenarie, Mekare e Maharet.
Poi di colpo accade il peggio con la violentissima morte di Maharet che nessuno voleva vedere finire così.
Comunque, i vampiri hanno davvero troppa fiducia che Lestat possa essere la soluzione. Non hanno mai avuto fiducia in lui, e facevano bene. Lestat è quello che i casini li crea, non li risolve. Funziona l’idea di lui come figura carismatica e famosa attorno a cui la comunità dei vampiri si radunerebbe, ma siamo seri, qualcuno gli affiderebbe potere decisionale su qualcosa? Qualsiasi cosa?



È un eccesso di amore, un’ode a Lestat più sperticata ed ingiustificata che mai. Amavo Lestat per il fatto di non essere un leader. Era fantastico per il suo modo di tirarsi addosso l’amore ma anche l’odio di tutti gli altri: ora tutti lo osannano come la più banale delle Mary Sue. Non c’è più traccia della sua complessità, il suo spirito d’azzardo e il suo essere controverso. Ora, almeno agli occhi di tutti coloro che popolano il libro, non può essere altro che perfetto.

Inoltre, a me dispiace moltissimo come viene trattata Mekare. Questa è solo una mia opinione, ma il mistero che la circondava, il fatto che fosse una creatura muta e selvatica, le aveva sempre dato un’aura di fascino mistico. Lei era l’unica che potesse prendere dentro di sé lo spirito Amel e diventare la sola, degna regina dei dannati.
Invece il libro sostiene la teoria che Mekare sia ridotta a nient’altro che una creatura in stato quasi vegetativo con solo brevi guizzi di intelligenza, e sfata completamente il mito, la declassa, la relega a rumore di fondo.
Ammetto che è una scelta comunque interessante, può piacere o no. Per me non ha fatto altro che aumentare la sensazione che tutti i personaggi, anche i più potenti e mistici, stessero perdendo il loro status in favore di Lestat.

Amel si è risvegliato e sta soffrendo all’interno del corpo privo di raziocinio di Mekare. Viene da chiedersi allora che cosa provasse durante i millenni di immobilità dentro il corpo di Akasha ridotta ad una statua.
Il problema è che l’unica reazione a questa minaccia sono chiacchiere. Anche quando finalmente i vampiri si radunano, non si fa altro che fare un lunghissimo punto della situazione. I bevitori di sangue sono soltanto nomi radunati attorno ad un tavolo, e poco altro. Fra applausi, grida di giubilo e fuochi d’artificio riappare anche Gabrielle, che probabilmente insieme alla nuova vampira Sevraine sarebbe già pronta per conquistare il mondo e lascia intendere un passato di avventure incredibili, ma di tutto questo non verrà parlato.
Mi piace la svolta sanguinosa che prendono gli eventi quando è (FINALMENTE) il momento di affrontare il nemico faccia a faccia, ma tutto quello che riesco a pensare alla fine dell’azione è: così facile? C’era veramente bisogno di 400 pagine? I due vampiri antichi che ricoprono il ruolo degli antagonisti sono talmente riluttanti e si fanno fregare così facilmente da essere imbarazzanti.
Come nella peggiore delle tradizioni, le scene più belle accadono fuori scena. Avrei voluto assistere al momento del risveglio di Mekare invece di sentirla raccontare per telefono. Quello sì che avrebbe allungato almeno un po’ una scena di climax penosamente breve, invece la tensione dura appena mezzo capitolo, per lasciare il posto a...? Ulteriori capitoli di assestamento!
Parentesi: alcune scene finali come quella dell’apparizione di Amel nello specchio o di Mekare che raggiunge Lestat sono veramente belle. Sono le conseguenze a lasciare profondamente perplessi.
Ma andiamo con ordine, sui punti più controversi del libro.

Lestat e Viktor
Viktor, spiace dirlo, ma è inutile. Il suo concepimento è forzato e ridicolo. Ai fini della trama serve come ostaggio, ma per quello, narrativamente parlando, sarebbe bastata Rose. Anzi, lei sarebbe stata una scelta migliore. Lestat non ha un rapporto con Viktor: un personaggio meno emotivo avrebbe anche potuto non provare nulla per lui, un figlio che non ha mai visto e con cui non ha alcun legame se non quello biologico. Ma no, ovviamente Lestat non può che amare con tutto il cuore questo figlio (...clone?) spuntato dal nulla, che alla trama non aggiunge nulla.

Pessime decisioni, volume 1: Viktor e Rose
Ormai è prassi venire trasformati in vampiri senza passare dal via.
Viktor è cresciuto fra soprannaturali, con Rose ci hanno provato a tenerla lontana, ma ci è finita dentro. Inevitabile il parallelo con la storia di Jesse Reeves, se non fosse che Jesse era un personaggio completo, mentre Rose è una macchietta.
Siamo davvero sicuri che l’idea migliore sia trasformare una coppia di ventenni sani che sanno a malapena che cosa stanno chiedendo? L’ipotesi di non farlo, di risparmiarli e lasciare che vivano la vita normale che dicono di non volere viene solo sfiorata e poi accantonata: no, no, molto meglio trasformare questi giovani traumatizzati prima di subito, a neanche ventiquattro ore dal loro incontro con Lestat.
Idea buona quanto quella di trasformare Benji a suo tempo: un dodicenne, e quindi un altro bambino vampiro, quando abbiamo già visto tutti le conseguenze su Claudia. Non importa se questo marmocchio riesce a farsi passare per adulto: resta quello che è. Un dodicenne vampiro.

Pessime decisioni, volume 2: C’è una sola Regina dei dannati, e il suo nome è Lestat
Era l’unico modo in cui potevano andare a finire le cose. Il titolo è già in sé uno spoiler bello grosso. Ma spiegatemi perché tutti dovrebbero acclamarla come una buona idea.
Il momento del passaggio di testimone di Mekare è macabro e molto d’impatto, ma (a parte che non sapremo mai se Mekare agisse di sua volontà o spinta da Amel...) per gli altri vampiri sarebbe il momento di tremare sul serio. Amel ha trovato il suo nuovo ospite e, oh mio Dio, non poteva sceglierne uno più controverso e incontrollabile. Molti dei vampiri potrebbero avere da ridire, schierarsi con Lestat o contro di lui. Insomma, ci sarebbe terreno fertile per un buon calderone di conflitti.
No. Tutti approvano. Il principe è stato scelto, evviva il principe.
Ma certo, perché se c’è un vampiro che non ha mai fatto scelte discutibili, completamente folli, pericolose e autodistruttive quello è Lestat, vero? A parer mio, Lestat è il primo candidato a cadere in preda alla follia con la prospettiva della voce di Amel nella sua mente in eterno! Ma a quanto pare non sarà così, anzi, si rivela invece la soluzione ad ogni male perché in questo modo né lui né Amel saranno mai più soli.
Sarà, ma io avrei davvero paura di un vampiro come Lestat con Amel nella testa. Ma nessuno (o pochi?) dei personaggi sembra condividere il timore.

La conclusione, dopo attimi di tensione troppo brevi, è prolissa e noiosa in modo quasi doloroso. Altri interminabili discorsi. Altri tributi di devozione al nostro perfetto vampiro. Altra politica e salamelecchi.
Una cosa apprezzabile: l’ultimo capitolo dedicato a Louis che in qualche modo chiude il cerchio. Ma non basta a superare la delusione e la sensazione che alcuni vampiri avrebbero dovuto restare nelle loro bare, intatti, nello splendore degli anni ’80.

Tutto il libro non sembra altro che una preparazione per un nuovo ordine, con quei personaggi nuovi schierati ma non ancora utilizzati, forse in attesa del prossimo episodio.
A proposito, abbiamo già il titolo. In origine doveva essere Blood Paradise, ma ora sta per uscire sotto il titolo di Prince Lestat and The Realm of Atlantis.
...
Non ce la faccio.

 (http://sheepskeleton.tumblr.com/)


 E adesso, per ricordare insieme i bei tempi!