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venerdì 2 giugno 2017

Considerazioni a metà




E siamo a metà!
Ha già cominciato a fare schifosamente caldo, in casa mia e in giro per la città c’è una proliferazione di quei ragnetti saltatori microscopici che arrivano da tutte le parti e spuntano quando meno te lo aspetti...
Insomma, pare che sia giugno.
E arrivati alla metà dell’anno, è usanza cominciare a tirare un po’ di somme.

Questa prima metà è stata (per fortuna) molto intensa grazie al corso di editoria che ho frequentato da marzo e che proprio questo lunedì arriverà al suo termine.
Nota dolente il tempo per scrivere, che non c'è stato. Frequentando otto ore al giorno, fuori città, ho scoperto di avere molte meno energie di quanto pensassi, o forse solo una cattiva gestione del tempo. Perché il tempo per scrivere te lo devi prendere a forza, devi rinunciare ad altro per fare quello, e se non sei abbastanza motivata si trasforma in un appuntamento così facile da rimandare... specie quando ti ritrovi alle undici di sera a cucinarti il pranzo per l'indomani, e vorresti anche trovare il tempo di dormire, magari. 
In sostanza, sono stata per un lungo periodo di tempo un "soggetto non scrivente", e ora sto cercando di rimediare.

Invece a livello di letture e di cose da guardare, ecco una carrellata con le prime scoperte dell’anno: prime in ordine temporale senza alcuna distinzione, e le ultime, che sto ancora seguendo!

  • Primo film del 2017: La casa dei ragazzi speciali di Mrs Peregrine (ma potrebbe anche essere Alien VS Predator guardato la sera dell’ultimo dell’anno...)
  • Ultimo film a oggi: Wonder Woman (e, sì, c’è stato anche Pirati dei Caraibi 5 in mezzo... non l’ho odiato, al contrario di molti. Ma credo che ciò che ha di buono non sopravvivrebbe a una seconda visione.)  

  • Prima serie tv nuova: Peaky Blinders 
  • Ultima serie tv a oggi: Breaking Bad e, parlando di nuove uscite, American Gods
 
  • Primo libro nuovo finito: “I miei sogni mi appartengono” Mary Shelley 
  • Ultimo libro a oggi: “Regina di fiori e radici” Laura Mc Lem
 
  • Prima serie animata nuova: Steven Universe
  • Ultima serie animata a oggi: sempre Steven Universe! 

  • Primo musical nuovo: Hamilton 
  • Ultimo musical a oggi: l’ultimo seguito per intero è Heathers, l’ultima scoperta (ma del quale ho ascoltato solo un paio di canzoni) è Dear Evan Hansen
 
  • Primo manga nuovo: "The Ancient Magus’ Bride" di Kore Yamazaki 
  • Ultimo manga nuovo: sempre quello! 

  •  Coi fumetti invece sono indietro, considerando che le ultime letture degne di nota sono state tra dicembre e gennaio e sono "Contro Natura" di Mirka Andolfo e "Avatar: The Last Airbender - The Search" di Michael Dante DiMartino e Gene Luen Yang.

La mia creatura secondogenita, Le Fiamme di Darastria ha avuto il suo debutto a inizio anno con le due fiere a cui ho partecipato. 
Poi io ho dovuto mettere in pausa la mia presenza in fiera, ma il libro ha proseguito per la sua strada e si è fatto spazio, continuando a regalarmi soddisfazioni. Dalla settimana prossima, anche quella che è stata la routine degli ultimi mesi cambierà di nuovo, e io ho deciso di restituire alla scrittura lo spazio che si merita, a qualsiasi costo. 
Del resto, uno dei propositi entro la fine dell’anno resta sempre quello di finire il terzo e ultimo libro in tempo per la fiera dove ormai sono di casa, il festival del fumetto di Novegro a febbraio!

lunedì 6 giugno 2016

INNOCENT - di bullismo e Voltaire



[PREAMBOLO]

Ho cambiato idea. Sono ancora qui. Il fatto è che scrivo su questo angolino virtuale dal 2011 e, come si suol dire, questa è casa mia. L’idea di un blog nuovo dedicato solo alle recensioni c’era, ma non mi piace fare le cose a metà. Chi l’ha detto che avrò voglia di scrivere solo recensioni?

Per esempio, questa non la è. Ma credo che sia qualcosa che possa interessarvi.

[FINE PREAMBOLO]



Aurelio Voltaire è un musicista e cantautore cubano di dark cabaret.
Sì, sono una fan. Lo seguo dai tempi di perle come “Death death devil devil evil evil song” e amo moltissimo il suo stile almeno quanto il suo senso dell’umorismo.
Seguo la sua pagina di facebook, e qualche settimana fa sono incappata in questo. Il cantante ha pubblicato un video che comprende non solo un video musicale realizzato in collaborazione con l’associazione RTSI - Rätten till sin identitet -che lotta contro le discriminazioni- ma anche un discorso di introduzione in cui lui stesso racconta la sua esperienza personale con la discriminazione e il bullismo in giovanissima età.
Il video parla sostanzialmente di questo. Trovo che metterci la faccia e raccontare nei dettagli le proprie brutte esperienze passate sia qualcosa di molto potente.
Anche perché non racconta solo della caduta e degli anni difficili, ma anche, e soprattutto, della risalita
Non è male che qualcuno ci ricordi che è possibile risalire.
Il suo discorso non ha i sottotitoli, quindi ho pensato di fare qualcosa di gradito per i non anglofoni, e di tradurlo qui per voi.


“Salve, il mio nome è Aurelio Voltaire e sono il compositore della canzone “Innocent”.
Il mio repertorio musicale è composto da murder ballads, canzoni ridicole su Star Trek e Star Wars, canzoni che parlano di non morti, signore della notte, vampiri, lupi mannari... insomma, un repertorio piuttosto sciocco... Ma c’è un certo numero di canzoni molto più serie. Qualche volta, dopo un concerto, capita che qualcuno venga da me e mi dica che una delle mie canzoni lo ha aiutato a superare un periodo molto cupo della sua vita. E so che di solito si tratta di Feathery Wings, oppure Sacrifice. O Innocent. E molto spesso è proprio Innocent.
Ora... quel che rispondo a queste persone è che non sono sorpreso. So che suona molto arrogante, ma la ragione per cui non mi sorprende è perché queste canzoni le ho scritte per aiutare il me stesso di allora ad affrontare proprio le stesse cose che state affrontando voi. Per questo dico che queste canzoni sono state testate sul campo di battaglia. Perché sono state scritte con il preciso intento di guarire, dopo aver affrontato difficoltà del genere.

Innocent parla di bullismo. Il che, sfortunatamente, è un argomento che conosco molto bene.
La mia famiglia si trasferì in America da Cuba quando ero bambino, e ci stabilimmo nel nord del New Jersey. La mia scuola elementare era frequentata soprattutto da gente di colore e ispanici, così pensai che mi sarei amalgamato perfettamente, essendo cubano. Ma mi sbagliavo. Ero l’unico che avesse la pelle chiara, e questo faceva di me il “bambino bianco”. Venivo bullizzato e preso in giro per il fatto di essere bianco... e quando dico “bullizzato” non intendo in modo leggero: venivo insultato, venivo picchiato molto spesso, e, sì, era abbastanza terribile. Era qualcosa di molto duro da affrontare, prima alle elementari, poi in prima e seconda media... ero ancora così giovane.
Quando stavo ancora frequentando le medie cambiammo casa, e ci spostammo nella suburbia. Mentre ci dirigevamo in macchina verso la nostra nuova cittadina vidi gli alberi e l’erba per la prima volta, e vidi gente bianca camminare per le strade portando i cani a passeggio, e –ed è tutto vero!- mi voltai verso mia sorella ed esclamai: “Andremo a vivere con i bianchi!”
Ero così emozionato! Avremmo finalmente vissuto con la “nostra gente” e questo significava che non sarei più stato bullizzato.
Il primo giorno di scuola fecero l’appello. Chiamarono “Winesteen!” e una mano si alzò, “O’Malley!” e un’altra mano si alzò, quindi chiamarono “Hernandez!” –che è il mio cognome- e io alzai la mano.
Tutta la classe si voltò a guardarmi.
Quindi, uno dei bambini sussurrò: “He’s a Spick!” -che è un termine denigratorio per definire gli ispanici e latinoamericani... - e da quel giorno in poi non fui più il “bambino bianco”. Ora ero il bambino ispanico, e venni bullizzato ogni singolo giorno per essere “quello ispanico”.
Ma, fortunatamente, con un po’ di tempo arrivarono a conoscermi meglio come persona, e... scoprirono che c’erano un mucchio di ragioni migliori per odiarmi.
Vedete, a tutti gli altri ragazzi piacevano gli sport, a me invece no. E questo mi rendeva un frocio, a quanto dicevano loro.
Realizzavo filmati in stop motion nella mia cantina, perché adoravo Ray Harryhausen e volevo essere come lui: credevo che la cosa mi rendesse un regista, ma a quanto pare anche quello mi rendeva un frocio.
E durante la ricreazione, mentre i ragazzi giocavano a palla, io ero quello che si portava in cortile un grosso blocco per gli schizzi e disegnava scene tratte da Star Trek e Star Wars: trovavo che quello mi rendesse un artista, e la cosa mi rendeva davvero felice. Ma la definizione che gli altri trovavano per quel genere di passatempo era, ancora una volta, frocio.
Venivo bullizzato senza sosta, e ancora una volta purtroppo non intendo dire che si limitavano ad insultarmi: intendo dire che c’erano regolarmente gang di ragazzi che mi aspettavano dopo scuola e mi davano la caccia. E io non ero un grande corridore, perciò di solito riuscivano a beccarmi e –senza mezzi termini- a pestarmi.

Sfortunatamente, la mia vita in famiglia non andava molto meglio.
Sono cresciuto in una famiglia cubana con un regime molto severo. Avevo un patrigno convinto che praticamente qualsiasi cosa fosse una minaccia di omosessualità, era terrorizzato dalla possibilità che qualsiasi cosa potesse essere “troppo gay”- come se fosse la cosa peggiore che possa accadere ad una persona... – Perciò condivideva l’opinione comune dei ragazzi della mia scuola: che il mio interesse per le animazioni in stop-motion mi rendesse [accento spagnolo] “un homosexual!” e anche disegnare personaggi da Star Trek e Star Wars mi rendesse “un homosexual!”.
Perciò, anche la vita a casa era piuttosto terrificante. E immaginatevi, non appena scoprii lo stile e la musica goth e new wave, e volli farmi un orecchino e tingermi i capelli, questo agli occhi di tutti dovette fare di me un perfetto esempio di omosessuale spudorato.
Insomma, avevo un sacco di problemi a scuola, e un sacco di problemi a casa.
E, giusto per peggiorare ancora le cose, c’era un uomo, un pervertito amico di famiglia, che cominciò ad interessarsi a me. Quindi, come se non bastasse, subii anche molestie sessuali.
Fu un periodo abbastanza terribile. Un periodo terribile con un sacco di cose orrende da sopportare.

Quando avevo sedici anni, l’amore della mia vita decise di uccidersi. Aveva solo un anno più di me: diciassette anni, e si tolse la vita. Pensai che, probabilmente, in realtà lei non fosse mai stata adatta per questo mondo. Pensai che il mondo fosse pieno di gente crudele, orrenda e terribile.
Quello non era mai stato posto per lei, e non lo era nemmeno per me.
Forse stavo davvero cominciando a pensare di seguire il consiglio di tutte le persone della mia città, quelli che mi dicevano: “Non piaci a nessuno, dovresti ammazzarti.” Cominciai a pensare, in modo molto razionale: “Credo proprio che abbiano ragione. Credo proprio che questo non sia posto per me, credo che dovrei uccidermi.”
E così, decisi che lo avrei fatto. Andai a dormire e decisi che il giorno seguente mi sarei tolto la vita. Mi svegliai... E fu allora che ebbi un’idea. Pensai: “Ho intenzione di farlo sul serio, alla fine, ma... Solo per un giorno, solo per esperimento, farò e dirò esattamente tutto quello che voglio fare e dire. Mi difenderò e non permetterò a me stesso di venire bullizzato un’altra volta.”
Così andai a scuola e ad un tratto venni circondato dai giocatori di football, chiaramente intenzionati a divertirsi un po’ con me. E dissi esattamente ciò che pensavo di tutti loro, per una volta reagii dritto in faccia a loro: perché sapevo che quello stesso giorno sarei morto, e perciò nulla di quel che potevano farmi sarebbe stato peggio.
E fu un vero shock per me quando... semplicemente mi voltarono le spalle e se ne andarono.
Avevo dei problemi con un’insegnante, e quel giorno le dissi esattamente tutto quello che pensavo di lei. Quando tornai a casa discussi con i miei genitori, e dissi tutto quel che pensavo anche di loro.
Quello sì che fu un giorno particolarmente glorioso. Alla sera me ne tornai nella mia piccola stanzetta inquietante nel sottoscala, ed ero sul punto di compiere ciò che mi ero ripromesso di fare, quando pensai: “Wow. Che gran giornata. Ok ok, non mi sto tirando indietro, mi ucciderò sul serio, ma... Solo un altro giorno. Solo un altro giorno come oggi.”

Questo accadde trentadue anni fa.
E la ragione per cui sono vivo, oggi, è che ho vissuto la mia vita in quel modo ogni giorno, per trentadue anni. Sono stato il primo difensore di me stesso, mi sono rifiutato di venire bullizzato ancora, poiché non c’è nulla che un bullo possa farvi che sia peggio di vivere nella paura. Onestamente, preferirei rompermi un braccio piuttosto che vivere nella paura ancora una volta.

Di conseguenza, un giorno me ne andai di casa. Me ne andai a Manhattan, dove mi trovai circondato da gente che la pensava come me. Ero circondato da altre persone che amavano l’arte, la musica, la cultura goth e new wave, e tutte le cose che avevo sempre amato.
Giusto il mio primissimo giorno a Manhattan – letteralmente, dal primo istante in cui i miei stivali a punta con le borchie a forma di teschio toccarono il suolo di Manhattan – tutto cambiò.
C’erano persone che mi fermavano e dicevano: “Hai uno stile fantastico, ti piacerebbe recitare nel mio film? Aspetta un attimo, hai detto che realizzi filmati in stop-motion? Ma è meraviglioso!”
Tutto ciò che mi rendeva un paria sociale, apparentemente meritevole di morte, nel paesino in cui ero cresciuto, mi rendeva una persona affascinante a New York. 
Le persone mi apprezzavano per chi ero veramente, e fu solo allora che realizzai che non c’era niente di sbagliato in me. C’era qualcosa di davvero sbagliato, invece, in tutta quella gente dalle vedute ristrette in quella piccola città.

Ora... Quando ero ragazzino, mi sarebbe stato di grande aiuto ascoltare una canzone come Innocent. Sento che c’è ancora tanto dolore dentro di me quando ripenso a quei tempi, alla mia infanzia e a tutto quel che ho passato, e così ho scritto Innocent innanzitutto per me stesso: per il me stesso più giovane, per così dire.
Così mi auguro che, se qualcuno di voi sta passando qualcuna delle brutte esperienze che ho passato io, questa canzone possa aiutarvi. E, più importante di tutto, spero che seguiate il mio consiglio: rispettate voi stessi, credete in voi stessi, difendete voi stessi, e dichiarate: “Non permetterò che mi maltrattino.”
Se state subendo delle violenze, ditelo ai vostri genitori. Ditelo ad un insegnante. Chiamate la polizia. Fate tutto quello che dovete fare per coinvolgere una figura dotata di autorità, perché il bullismo è qualcosa di assolutamente inaccettabile. Non ve lo meritate. Credetemi.
Grazie per avermi ascoltato, e spero che vi godiate la canzone.”

lunedì 27 maggio 2013

La Preghiera Del Matto

Io sono l'ospite che vaga dentro ad un cortile
con il pensiero lento più del passo,
come un maiale nero abbandonato in un porcile
a cui si tira un sasso.

I miei ricordi del passato non ho più
per il troppo dormire.
E' tutto quanto confiscato e non c'è più:
l'hanno fatto sparire.

Oh Gesù mio, figlio di Dio,
abbi pietà di tuo figlio.
Oh Gesù mio, oh Gesù mio,
lascia un sorriso per me.

Io sono il peso su coscienze poco attente alla vita,
opulente e sposate tra loro.
Sono la carta rovinata dentro alla partita,
canto fuori dal coro
e mangio pane a bevo vino che non ha
più quel santo sapore
e devo chiudere la porta sopra al mio
vergognoso dolore.

Oh Gesù mio, figlio di Dio,
abbi pietà di tuo figlio.
Oh Gesù mio, oh Gesù mio,
lascia un sorriso per me.

Oh Gesù mio, figlio di Dio,
abbi pietà di tuo figlio.
Oh Gesù mio, oh Gesù mio,
lascia un sorriso per me.

Sono il custode di una cattedrale abbandonata
senza minimi cenni di vita.
Sono la rondine a cui l'ala è stata frantumata
ad estate finita.
Nella voragine dei miei silenzi c'è
il destino di un uomo,
ma della voglia di morire chiusa in me
io non chiedo perdono.

Oh Gesù mio, figlio di Dio,
abbi pietà di tuo figlio.
Oh Gesù mio, oh Gesù mio,
lascia un sorriso per me.

Oh Gesù mio, figlio di Dio,
abbi pietà di tuo figlio.
Oh Gesù mio, oh Gesù mio,
lascia un sorriso per me.
(La Preghiera del Matto - Enrico Ruggeri)

venerdì 1 febbraio 2013

Les Miserables - il film

 
 Puntavo questo film da un sacco di tempo e non ho resistito all'idea di andare alla sera della prima.
Ovviamente, avendo visto il musical, ci andavo con un sacco di aspettative e col sano terrore di trovarmene davanti una brutta copia. Ma non sono affatto stata delusa.
 Prima di tutto: mi è piaciuto? Sì. Mi è decisamente piaciuto. Specialmente perché mi sono emozionata anche solo a sentire le prime note prorompenti di Look Down con la spettacolare visione del cantiere navale, e provavo ancora la stessa emozione sulle ultime note di Do you hear the people sing.
Dato che ci sono un mucchio di cose che mi sono piaciute, andiamo subito a quelle che mi hanno lasciata perplessa.

- Javert e Valjean. Ora, prendiamo il discorso con le pinze. Quando duettano li ho trovati fantastici, ma presi singolarmente non brillavano. Vero anche che è tutto cantato dal vivo, quindi si è deliberatamente preferita la recitazione al canto: e quella c'è, sentita, sentimentale e viva, soprattutto in Valjean. Ma il pezzo da solista di Crowe mi è piaciuto più di quelli di Valjean. E Crowe non canta bene. È anche vero che pure nel musical originale io preferisco molto i pezzi corali, e sono poche le canzoni da solista che mi prendono davvero, eccetto I dreamed a dream e On my Own, e non vado matta per le parti di Valjean. Però mi aspettavo di più da Hugh Jackman, che ha una notevole esperienza di canto e di musical.
- Una scelta di regia che ho trovato strana: la telecamera fissa sul primo piano degli attori quando questi cantavano da solisti. Forse ha disturbato solo me, però da un musical trasformato in film mi aspetto quello che la performance su di un palco magari non può dare: scenografia, cambi di scena, effetti o riprese particolari... Invece, nei pezzi da solista, la telecamera resta immobile su un primissimo piano dell'attore dall'inizio alla fine. Mi è piaciuta molto I dreamed a dream a livello di voce, ma la ripresa statica mi ha smorzato un po' l'effetto, per quanto l'espressività di Anne Hataway fosse da spezzare il cuore.

("I dreamed a dream" versione musical cantata da Lea Salonga)
Ecco, in realtà sono solo queste due le osservazioni che mi viene da fare, perché per il resto è stato veramente uno spettacolo. Giusto per un appunto a parte: Javert sempre a camminare sui cornicioni. Questa non l'ho capita. Voleva essere un'allegoria della sua incrollabilità e del suo "camminare sul bordo", ma vedere Russel Crowe in piedi a caso sul cornicione di un palazzo -eccetto nella scena del ponte, dove aveva un senso- mi risultava più comico che simbolico.
Per il resto, godibilissimo. Splendidi e perfino eccessivi -ma a ragion veduta- i Thenardier, con Helena Bonham Cater più Mrs Lovett che mai, bravissimi in particolare i bambini, perché Cosette e Gavroche mi hanno veramente stupita per quanto erano bravi. Notevole Anne Hataway, brava pure Amanda Seyfried anche se, da cresciuta, Cosette fa poco altro se non la bambolina di porcellana seduta in un angolo. 
Ma soprattutto, una soddisfazione personale: Samantha Barks, la stessa Eponine del musical, che io adoro e che si è fatta decisamente valere!
(On my Own - Samantha Barks)
In totale, forse due ore e quaranta possono essere un po' lunghe da guardare e molti pezzi riservati a canzoni lente possono fare calare l'attenzione, ma non importa, perché tutto il film vale decisamente la pena. Vale la pena soffermarsi sui pezzi più "soft" per poi mettersi a cantare Master of the house, One Day More e naturalmente Do you hear the people sing, che dopo ieri sera io sicuramente non smetterò di canticchiare per un bel pezzo!
(One Day More cantata dal cast del film)

lunedì 19 marzo 2012

"Ho visto musical che voi umani..."

A quanto pare, continuo a sentire l'irrefrenabile desiderio di perseverare nella mia professione segreta: la spacciatrice di musical semisconosciuti.
In particolare, l'ispirazione per questo post mi è venuta dopo avere scoperto che esistono due versioni di Lestat - the musical ovvero la prima presentata a San Francisco, e quella pesantemente modificata e presentata a Broadway. Ho avuto la fortuna di trovarle entrambe, ma è soltanto un caso che io le abbia viste "al contrario": prima quella di New York e poi quella di San Francisco. Questo forse, inconsciamente, mi ha aiutata anche nel compito di confrontarle, dato che mi ero già presa una cotta tremenda per la versione di NY, da molti fan considerata la peggiore.
Sostanzialmente, le differenze sono ben riassunte nell'articolo di wikipedia dedicato al musical:

[The pre-Broadway version of the Lestat musical was extremely different from the New York version of the Lestat musical. Even though it was the highest-earning pre-Broadway play in San Francisco history (beating out Wicked and Cats) the company drastically revised the play. The San Francisco version, performed at the city's historic Curran Theater during the final months of 2005 and early 2006, had far more elaborate stage effects and production values and included projected images illustrating the main character, Lestat's, story.
The Broadway version of Lestat was more interpretive, and used fewer projections. It also cut quite a few plot elements from San Francisco. The song "Right Before My Eyes" was inserted, "In Paris", a duet sung by Nicolas and Lestat was cut, and "In Paris" was expanded to when Lestat first arrives in Paris and sees Nicolas' work at the theater, the number was called "In Paris Sequence". Gabrielle's solo "Nothing Here" was changed to "Beautiful Boy"; and the play-within-a-play in the Vampire theater, was changed from the number "Origin of the Species", which explained the legend of King Enkil and Queen Akasha, to "Morality Play", which was about Armand and Marius' relationship, and completely scrapped any references to The Queen of the Damned, including, later in previews, cutting Queen Akasha and King Enkil from the show completely. This version was played March 25, 2006 to May 28, 2006 at the Palace Theater for 33 previews and 39 performances.]
 (fonte - Wikipedia)

La prima cosa che salta all'occhio è quanto la versione di SF sia quasi perfettamente fedele al libro, "Scelti dalle tenebre", ed è assolutamente un grosso punto a favore di quella produzione. Il peccato, nella versione di NY, era proprio vedere come la storia fosse riassunta all'inverosimile, ridotta all'osso, quasi, del tutto priva di tutte quelle connotazioni sentimentali e filosofiche di cui invece è pieno il libro. Ecco, nella versione di SF sono riusciti ad inserire alcuni di quei dialoghi essenziali, che non solo rivelano molto di più dei singoli personaggi, ma danno al musical tutto un altro sapore.
Nicolas, per esempio: nella versione di NY il suo personaggio è pesantemente sacrificato, anche se è importante. Certo, ha comunque un ruolo chiave nella vicenda: morire in modo orribile ma non si vede niente di lui, dei suoi pensieri o il suo tormento interiore; non è nient'altro che la spalla di Lestat. Nella versione di SF ha molte più scene dedicate a lui: è un personaggio che parla, discute, interagisce, si scontra con Lestat, e diventa molto più plausibile.
Una cosa che non ho perdonato, però, è stato non avere alcuni dei miei pezzi preferiti: manca "The Bugs and the Bears", che pur non essendo essenziale è un momento molto tenero, e poi non c'è "Right Before my Eyes". E quella no. Quella la voglio. La esigo. Così come la reprise: invece di inserire ogni volta una reprise del giro di note di "The Thirst" avrei messo quei due pezzi: brevissimi ma da spaccacuore, e l'ultimo si sarebbe inserito perfettamente dopo "Crimson Kiss" e prima dell'arrivo di Marius, anche senza bisogno di mostrare sul palco la morte di Nicolas come invece avviene nella produzione di NY.

And now his life slips through my hands
his gentle soul leaves on the wind
a broken angel finds release
from all my selfish dreams that darkness brings.

So what do I do now?
He's gone, I'm left alone and so unsure
Who'll guide me now, and give me tears to cry?
When all I loved died right before my eyes.

Un'altra nota stilistica a favore della versione di SF sono le scenografie: quelle di NY sono spesso scarne, a volte del tutto assenti, mentre la prima ha una grande cura nel ricreare perfino gli ambienti interni. Detta così, sembra che tutto vada a favore della prima versione (infatti non capisco perché i produttori abbiano voluto cambiarla così a fondo): non è del tutto vero, perché anche lo spettacolo di SF ha i suoi difetti. Il più lampante? È statico. È statico da morire, e non so se fossero gli attori che dovevano ancora farsi le ossa, ma ne dubito: Hugh Panaro non era l'ultimo arrivato neanche allora, ed è stato più volte nientemeno che il Fantasma. Canzoni che sarebbero state perfette per coreografie di gruppo (come hanno, stavolta giustamente, rimediato nella versione Newyorkese) sono banali e staticissime: "In Paris" è moscetta se cantata da due soli attori che peraltro stanno quasi sempre seduti, invece che da un'intera folla. Così come "Welcome to the new world" che nella versione di NY è semplicemente fantastica, e ha un'impennata improvvisa anche in quanto a scenografia.
Poi, i costumi: io preferisco quelli di NY. In realtà ci sono poche differenze, ma l'aspetto dei personaggi mi sembra molto migliore nella seconda versione, e anche Hugh Panaro riesce sempre a dare il meglio di sé.
Personalmente, invece, trovo Marius pessimo in entrambe le produzioni (identiche). È ritratto come una specie di monaco buddista basso, pelato e rotondetto. E lui non deve neanche cantare, quindi non è che l'attore sia stato scelto magari non per il suo aspetto ma per le sue doti canore. C'è da dire che nella versione di SF, al teatro dei vampiri mettono in scena "The Origin of the Species", che era un modo molto carino di raccontare la storia dei progenitori dei vampiri, Enkil e Akasha, (lo spettacolo che invece viene mostrato nella versione di NY è quasi incomprensibile e visivamente noioso) e lì compariva una versione teatrale di Marius con lunghi capelli bianchi e un sontuoso abito rosso. E io chiedo, ma perché non l'hanno semplicemente vestito così nella versione ufficiale?
Nota di demerito per la versione di SF: durante il bellissimo pezzo di "The Thirst", Lestat afferra la sua prima vittima e la morde... alla pancia. No, scusa. Stiamo scherzando? Alla pancia?!? Era tanto difficile il classico morso da vampiro, peraltro molto d'effetto sul palcoscenico? Dovrebbe essere un momento tragico, e invece o ti metti a ridere o ti cascano le braccia.
Uno dei commenti che è stato fatto alla versione di New York si riassume semplicemente in: "più gay". D'accordo, salta all'occhio che nella produzione di NY sono state inserite un sacco di interazioni in più tra i personaggi (e questa è tra le cose che lo rendono meno statico e più divertente), comprese quelle amorose che nella versione SF erano solo accennate. Per me non è affatto un male. Anzi, posso dire di averle anche apprezzate: e diciamolo fuori dai denti, tutti i vari momenti Lestat/Nicolas, Lestat/Louis sono fin troppo canonici. Non c'è niente che non succeda (o non si intuisca) nei libri, perciò ci sta, e anche bene. Avrei anche lasciato la scena del morso di Armand, il cui ruolo è quasi uguale in entrambe le versioni, però in quella di NY è più energico e interessante.
Il finale è più completo nella versione di SF: forse un po' troppo sfarzoso o "buonista" però ci poteva stare.
Perciò, anche se il musical non è mai più stato ripreso in mano dopo avere chiuso a Broadway, secondo me la cosa perfetta da fare sarebbe stata prendere il meglio delle modifiche apportate nella versione di NY e spalmarle sulla struttura della versione di SF. Aveva le potenzialità per essere un ottimo musical, invece di fare un buco nell'acqua.
Bene, io ho la mia scaletta. Se qualcuno mi trova una compagnia teatrale, telefoniamo a Broadway e lo rimettiamo in scena in un attimo!

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