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mercoledì 1 luglio 2015

Casuali Considerazioni Cartacee -vol 1- (nel caso seguisse anche un 2...)

"Non leggo, però scrivo."
Strano ma vero, questa è la frase che ho sentito più spesso da persone che si fermavano a parlare con me in fiera. Sul tema "tutti scrivono e nessuno legge!!!" si sono sprecate già troppe parole e se ne sprecano tutt'ora; io sostengo soltanto che sarà molto più facile trovare la tua "voce" se tu per primo ne ascolti un po'.
E poi, non è eccitante praticare un po' di elasticità mentale e ampliare le vedute? Vedere che c'è di nuovo? Informarsi? Curiosare?
(Andiamo, siamo scrittori e NON ci piace curiosare? Sul serio?)


Informatevi
Vedete “come si fa” e imparate. Facendo da sola (e soprattutto sbagliando) ho imparato moltissimo. Per esempio, se producete da soli un libro o un qualsiasi prodotto cartaceo, l'impaginazione sarà il primo scoglio che dovrete affrontare.
A conti fatti, il mio primo libro ha un’impaginazione elementare: inoltre, la necessità di dover stare in un dato numero di pagine ha influito con tutti i suoi difetti, carattere piccolo in primis. Sono errori di cui ho tenuto conto, e che non ripeterò quando sarà il momento del secondo e del terzo libro: bisogna imparare quali accorgimenti sono necessari per non pregiudicare né la leggibilità né la vendibilità.
Ma anche quella è stata una palestra: ho imparato cose, molte delle quali, alla fine dei conti, si possono trovare spiegate in modo esaustivo con una semplice ricerca su internet.
Imparare ad usare i piccoli e grandi accorgimenti è il primo passo per diventare professionali. 
(un paio di indirizzi utili per imparare le basi dell'impaginazione)
Anche guardare che cosa fanno “gli altri” è molto utile. Come fanno gli altri scrittori? Come sono fatti i loro libri?
Stessa cosa per i siti internet, per le pagine facebook, le presentazioni, insomma, i modi di farsi pubblicità. Come si fa di solito? Qual è lo stile di un articolo, o di una presentazione?
Guardate il più possibile, capite qual è lo stile e regolatevi di conseguenza.

Curiosate
Il nostro immaginario è troppo spesso limitato a ciò che è “classico”, e per molto tempo anche per me è stato così. Se scrivete di fantasy classico, non c’è solo il medioevo, non ci sono solo le spade, non ci sono solo le dame e i cavalieri nostrani. 
Curiosate: guardate i disegni degli artisti più disparati, i personaggi dai look più diversi, armi, vestiti e lineamenti provenienti da altri paesi e altre mitologie. Inventate un personaggio con la pelle di un colore che non avreste mai scelto. Non fermatevi alla prima idea di un personaggio o di un posto, ci sono un sacco di strade che non avreste mai pensato di poter provare.



C’è chi ha un animo imprenditoriale, si trova a suo agio con le persone o, in poche parole, si sa vendere. E gli piace.
Credo che ogni scrittore/artista voglia provare almeno una volta com’è essere riconosciuto, provare a proporre un prodotto suo, parlarne e promuoverlo: è un’esperienza da provare.
Alla fiera di Cartoomics mi sono limitata a stare semplicemente dietro il mio banco e a chiacchierare con le persone che si avvicinavano.
A Novegro invece mi trovavo in uno stand insieme ad altri tre autori e, oltre ad offrire una scelta di libri più ampia, eravamo noi per primi ad approcciare tutti i visitatori che ci capitavano a tiro per invitarli a dare un’occhiata ai libri. Risultato? Tantissimi aspiranti lettori erano più che felici di venire “accalappiati” e di sentirsi raccontare un libro, che poi compravano pure.
Ma le sensazioni date da questa esperienza possono essere diverse per tutti: qualcuno potrebbe scoprire di sguazzare come un pesce nel mondo dell’auto-promozione, qualcuno potrebbe trovarla soddisfacente ma non sentirsi a suo agio, e qualcuno potrebbe perfino odiare l’idea di doversi mettere in mostra insieme al proprio prodotto.
Nessuna di queste reazioni è sbagliata: se scoprirete di appartenere a quel genere di artisti che preferirebbe poter sparire completamente dietro la propria opera, siete in buona compagnia. Del resto, se decidiamo di scrivere, di solito è proprio perché è quello il metodo di comunicazione che ci riesce meglio!
È un bene essere fieri del proprio prodotto, ed è necessario ogni tanto anche tirare fuori il coraggio per sapersi vendere e farsi valere. Ma poi, per fortuna, puoi prendere tu le misure: puoi essere un patito delle presentazioni, avere un pubblico spumeggiante e centinaia di lettori, oppure puoi decidere di distribuire duecento copie del tuo prodotto e farti leggere solo da amici e lettori casuali.
Ed essere felice. In entrambi i casi.

domenica 11 gennaio 2015

Buon anno e grazie per tutto il pesce


Il cammino della mia bizzarra creaturina alata continua, ed io la seguo. ^^
Quindi vi segnalo gli aggiornamenti sul blog ufficiale, dove potete trovare alcune novità su autrice, copertinista, e leggere trama, prologo e alcuni estratti direttamente dal libro!



sabato 21 dicembre 2013

"The End"

Finora l'unica traccia è stato un post sulla mia pagina facebook, il 16 di dicembre:

"Ieri sera ho mantenuto l'impegno che mi ero prefissata per questo anno, ovvero finire di scrivere la trilogia. Ora posso dire, anche se in cartaceo e ancora in "brutta" per così dire, di avere messo la parola "fine" ad un progetto che mi accompagna ormai da anni, e che meritava di vedere almeno la sua degna conclusione. Che altro dire se non... soddisfazioni!"

In sostanza: ho finito di scrivere la trilogia fantasy che ho in lavorazione da alcuni anni. Quando ho scritto quel post avevo appena finito di scriverla su carta, e pochi giorni dopo ho ricopiato e riveduto tutto al computer, quindi ora posso dire di avere davvero tutta la storia dalla prima all'ultima pagina. Quella che posso definire la mia prima vera fatica scrittorea è finita.
Sono felice? Devo dire che, sì, sono felice, anche se raggiungere questa meta è stata e resta una felicità molto silenziosa, quasi intima: anche se voglio condividerla con chi sa che cosa vuol dire per me scrivere, rimane ancora un traguardo di cui solo io posso godere e capire appieno la portata.
E ora? Ecco, è questa la domanda che mi spaventa.
Ho mantenuto un impegno con me stessa: finire qualcosa che doveva essere finito entro quest'anno. Sono fiera di averlo fatto, sono felice di avere concluso una storia, e ancora di più di essere -per la prima volta- davvero libera di poter andare avanti e scrivere anche altro. Altre storie! Altri libri da scrivere! Ma, naturalmente, bisogna pensare anche a cosa ne sarà di questi tre libri che ho già scritto.
Il computer che va e viene quando vuole mi ha tenuta un po' lontana da internet: e invece credo che sarà proprio internet la grande arma di diffusione per quello che ho in mente. I progetti sono ancora tanti e confusi, ma mi piacerebbe raggiungere un buon numero di persone, tra quelle che o mi seguono sul blog, o su facebook, o che hanno già letto le mie storie su siti di fanfiction e ora vorrebbero avere qualcosa di più.
Non ho un editore, non ho contatti con qualche casa editrice. Ci ho provato per un bel po', perché non è la prima volta che tento di fare vedere la luce ad un mio progetto, e in questo nuovo anno che arriva ci proverò ancora: ho un anno intero per vedere se questa sarà la volta buona con una casa editrice, o... o, se le finanze lo permetteranno, finanzierò i miei sogni di scrittura da sola, e questo vorrà dire autopubblicarmi e autopromuovermi. Posso farlo. Posso tentare. 
Ho una copertinista che ha già cominciato a dare vita ai personaggi coi suoi bellissimi disegni, e amici lettori a cui lascerò il compito di saggiare la prima stesura dei miei tentativi, e di bacchettarmi dove serve!
Riguardo al libro: che si può dire?
Posso dire che è una trilogia. Posso dire che è un racconto fantasy, quindi troverete gli elfi, i maghi, lo pseudo-medioevo e la magia: mettetevi il cuore in pace. È il mio omaggio ai libri high fantasy e ai giochi di ruolo dalle trame più intricate di qualsiasi libro, che mi hanno accompagnata fin dall'infanzia. Sono libri che ho scritto io: quindi se avete già letto qualcosa di quello che scrivo, o semplicemente se vi incuriosisce l'idea, non avete che da continuare a seguirmi e augurarvi insieme a me che l'anno nuovo porti buone novità. 

 

mercoledì 20 marzo 2013

Soggetto Leggente

Sono convinta che non si possa essere un "soggetto scrivente" se non si è, o si è stati, un soggetto leggente.
Io leggo. Tanto. Spesso fino a farmi venire il mal di testa, spesso -grazie alla mia considerevole quantità di tempo libero- nel corso di una sola giornata mi si può trovare rintanata ora in un angolo della casa, ora nell'altro, ma sempre con un libro in mano, e con quel segnalibro che avanza inesorabile finché non giro l'ultima pagina, poso il libro, e con la stessa espressione dell'ubriacone al bar dico: "Un altro!"
Oltre a leggerli, io compro volentieri i libri. Con quelli più di ogni cosa sono a rischio acquisto compulsivo, specie quando quei maledetti se ne stanno lì a fissarti dallo scaffale nelle loro edizioni economiche così lucide e maneggevoli che sembrano dirti: "Prendimi, sono piccolo, carino e perfetto da portare in borsa!"
Grazie a questo vizio ho preso anche delle belle cantonate, spendendo soldi per libri che promettevano tanto, ma poi si rivelavano ciofeche. D'accordissimo col principio di leggere qualsiasi cosa, perché solo leggendo libri mediocri si riconosceranno quelli veramente belli, ma la cosa diventa dispendiosa quando per ogni libro bello ce ne sono dieci brutti, e tutti costano sui diciotto euro.
Per questo sono assolutamente favorevole a rivalutare le biblioteche, che mi hanno regalato molte tra le migliori letture degli ultimi anni.
Una curiosità: io che la biblioteca l'ho frequentata fin da quando ero bambina, per un lungo lasso di tempo a cavallo degli anni del liceo l'ho snobbata quasi completamente: all'epoca preferivo ancora l'acquisto compulsivo e lo scambio di libri tra amiche che come me erano soggetti leggenti. Dopo averci lavorato, ho riscoperto un mondo che già amavo.
Non ho smesso di comprare i libri: è una spesa che faccio davvero volentieri, e per me comprare un libro è anche un modo di premiare un autore che mi è piaciuto.
Non mi hai convinta? Grazie, è stato bello, ma il libro se ne torna in biblioteca e verrà dimenticato. Mi hai convinta? Di corsa in libreria, questo lo voglio.
Mi piace avere i libri tutti per me, vederli sugli scaffali di camera mia, portarmeli in giro, averli a portata di mano accanto al letto per quando voglio rileggermi un paragrafo che mi piaceva e poi mi trovo a rileggere l'intero libro da capo. Mi piace il libro come oggetto. Per questo, favorevole all'e-book come opzione, ma mai come sostitutivo. E poi ho una sorta di legame sentimentale imbarazzante coi libri che mi sono piaciuti: quando vado in libreria non guardo solo le novità, ma passo sempre nelle mie sezioni preferite, mi emoziona vedere che quella libreria ha tutta la bibliografia di un'autrice che adoro, mi ringalluzzisco quando vedo la ristampa moderna di una saga fantasy che ho amato alle medie, mi piace vedere i miei romanzi preferiti farmi ciao dagli scaffali. Mi piace anche vedere chi viene e chi va: sono felice quando vedo qualcun altro leggere i miei libri preferiti, per questo mi piace tanto vedere quegli stessi volumi nelle librerie e proposti sugli scaffali delle biblioteche.
Ben vengano le librerie, quindi, anche se il loro vero problema è la loro limitatissima scelta. Perfino le più grandi offrono solo ed esclusivamente le novità più blasonate, e se il libro che cerchi è appena più datato o appena meno famoso, nel migliore dei casi devi ordinarlo e nel peggiore è introvabile.

Biblioteche, quindi.
L'unico modo di leggere gratis e allo stesso tempo rovesciare le statistiche è abbuffarsi in biblioteca e poi premiare con l'acquisto solo chi se lo merita.

 Ora, secondo me, non è vero che gli italiani non leggono. Altrimenti non si spiegherebbe il surplus di libri nella sezione "novità", tutto quel caleidoscopio di copertine lustre, patinate e scivolose, colorate, luccicanti, zeppe di titoli allusivi. I libri vendono: quindi sembra proprio che gli italiani qualcosa leggano, tutto sommato.
Posso essere d'accordo su una cosa: gli italiani (nel senso della maggior parte dei soggetti che acquistano libri e finiscono nelle statistiche) non leggono... niente che non sia adeguatamente precotto, frullato, ben confezionato e servito con una bella patina pubblicitaria.
Che il libro sia brutto o bello (ci sono anche i libri patinati e belli, ebbene sì) non importa, l'importante è che l'editore ci imbocchi col cucchiaione. Diavolo, se ne parlano tutti e se la copertina è così luccicante, allora devo leggerlo. Poi magari nessuno si ricorderà di cosa parlava la trama.

mercoledì 4 luglio 2012

Merrick la strega


Ho aggiunto un'altra tacca al mio personale elenco di letture delle Vampire Chronicles, e stavolta si tratta di Merrick la strega. Ora, gli ultimi episodi -ma forse è meglio definirli spin-off- delle VC non mi erano piaciuti molto: Armand il vampiro ha delle serie cadute di stile, mentre Pandora, per quanto accurato, era semplicemente noioso, incentrato per i tre quarti sul contesto storico e per l'ultimo quarto sul lato vampiresco. E ora Merrick. Cosa si può dire?
Mah, io l'ho definito scherzosamente un motore diesel. Ingrana molto lentamente, finalmente parte con decisione, ma non fai in tempo a sentir cantare il motore che sei già arrivato a destinazione. Insomma, a caldo non è tanto male. Però ormai ho capito che niente eguaglierà la vitalità e la meraviglia di Scelti dalle tenebre e La regina dei dannati. La storia non è altro che un lunghissimo flashback per presentarci il nuovo personaggio di Merrick attraverso gli occhi di David Talbot, ed è autoconclusiva nel senso più stretto del termine. Tre quarti di libro per raccontare il passato, e poi le azioni cruciali si svolgono in fretta nell'ultimo pezzo.
Ho sofferto del ruolo marginale dei nostri beniamini: Lestat messo da parte a fare il bell'addormentato, i vampiri più antichi che neanche si fanno vedere, mentre l'unico finalmente un pochino rivalutato è Louis, che però resta comunque da parte perché la narrazione in prima persona è riservata a David. Ho dovuto arrendermi al lungo flashback sulle origini di Merrick, sopportando molte pagine in cui si tergiversa, prima che la storia cominciasse a diventare interessante.
Ho apprezzato il ritorno del Talamasca, e un dettaglio che è frequentissimo nei libri della Rice: quello che io chiamo lo "spaccato di vita". Ogni tanto lei accelera la normale narrazione per fare un racconto "a volo d'uccello" (o a salto mortale carpiato) sulla vita di uno dei suoi personaggi, e riesce a dare una carica frenetica e un'emozione a queste descrizioni che io ho sempre apprezzato tantissimo. Lo fa con Lestat e Nicki a Parigi, lo fa con Jessica, lo fa con Armand e Daniel. E ora lo fa con Merrick, e la sua vita nel Talamasca. Quello è stato uno dei pezzi che mi è proprio piaciuto. Una cosa che contraddistingue i personaggi della Rice, spesso, è proprio il racconto di una vita frenetica, eccitante ed emozionante (molto più di quella dei lettori... ecco perché mi piacciono tanto, sigh.) guidata da una curiosità insaziabile. E, mi permetto di aggiungere, da un sacco di soldi. Quasi tutti i personaggi di Anne Rice, uomini e vampiri, prima o poi hanno il grande lusso di potersi permettere tutto, economicamente parlando. Così che la vita e la crescita di Merrick come protetta del Talamasca è eccitante e piena di scoperte come quella di Jesse, altro personaggio che avrei tanto voluto vedere tornare in scena... e che mi piace più di Merrick.
Però tutto questo non basta: le scoperte e le rivelazioni del flashback restano piuttosto tiepide, e il presente è un lungo tira e molla su quanto sia meravigliosa questa Merrick. I dialoghi tra Louis e David non sono male, però continua a mancare qualcosa. (inutile che specifichi cosa, anzi, chi...)
Gli ultimi capitoli prendono e incalzano di più, e il finale è toccante e interessante, però ho avuto la sensazione che quello di David fosse il punto di vista meno adatto: cose come la trasformazione di Merrick accadono fuori scena, e anche il salvataggio di Louis è visto dall'esterno e con poco coinvolgimento emotivo.
Sarebbe stato interessante sapere cosa avrebbero avuto da dirsi Louis e Lestat dopo che il primo aveva evocato Claudia e tentato di uccidersi al sole, e il secondo si era risvegliato dopo anni di letargo. Ma anche quello, fuoriscena non pervenuto ai lettori.
Insomma, carino, con alcuni dettagli interessanti, scritto meglio di Armand o Pandora, ma non aggiunge né toglie nulla alle Vampire Chronicles. Credo che la Rice abbia messo da parte Lestat con la storia di Memnoch perché ormai non sapeva "dove mettere" il suo stesso personaggio per farlo stare buono e permetterle di inserire gli spin-off sui comprimari. 
Però, tristemente, qualcosa si è perso nei suoi ultimi libri sui vampiri. Io ho visto sparire quasi del tutto quell'ironia, energia e freschezza che rendono così speciali il secondo e il terzo libro. Pur trattando di cose meno scabrose, per assurdo, sono più cupi e malinconici che mai. Piatti, quasi. È anche per questo che ancora non mi va di leggere il quinto libro, Memnoch: non mi ispira per niente, e sembra essere proprio il punto di rottura con lo stile che tanto amavo. E poi, come dicevo anche leggendo Armand che è imbevuto di teologia spicciola fino all'esasperazione, a me non importa di Dio e del Diavolo. Di teologia ce n'è già abbastanza negli altri libri: preferisco le teorie e le domande irrisolte; non voglio leggere di Lestat che vede il paradiso e l'inferno. Mi piacciono molto di più le avventure notturne di un comune vampiro settecentesco, o di uno metropolitano, senza bisogno di impegolarsi con le "alte sfere" o la storia della creazione. Non è questo che cerco in un libro.

Per questo penso di avere finito con le Vampire Chronicles, a meno che un giorno non mi venga la malaugurata idea di leggere anche Memnoch, ma temo che sarebbe un'altra delusione. Posso continuare a rileggere la prima trilogia -ma anche Il ladro di corpi non è male- e per me Scelti dalle tenebre resterà sempre il miglior lavoro delle VC.

martedì 1 maggio 2012

L'ennesima, inutile diatriba vampirica

Lo prometto, questa sarà l'ultima volta che paragonerò qualcosa a... quel libro per adolescenti sui vampiri famoso in tutto il mondo.
Se ne è detto tanto, troppo. In realtà, io non credo che quella serie sia molto peggio di tanti libri passati, presenti e futuri. La cosa che veramente mi sconcerta è che un libro oggettivamente mediocre abbia fatto tanto scalpore. Ma non ho assolutamente nulla contro chi lo legge e lo apprezza. Ma tanto, coloro che lo amano e coloro che lo odiano hanno in comune una cosa: entrambi ne parlano troppo.
Dato che io mi sono recentemente e felicemente data ai vampiri pre-twi...quel libro per adolescenti sui vampiri famoso in tutto il mondo, ho liberamente tratto le mie personali conclusioni da due lire.

Intanto, è troppo facile prendere in giro i vampiri della S.M. Puntare il dito sul fatto che al sole la loro pelle scintilla, che non si nutrono di sangue umano, che continuano a frequentare la scuola per secoli e secoli, è troppo facile e in fin dei conti è poco leale. Premessa: i "veri vampiri" non esistono. Puntare il dito su "i veri vampiri non fanno così" non è un discorso che regge: perfino Bram Stoker aveva deciso che il suo Dracula poteva camminare alla luce del sole. (Ma grazie al cielo lui non brillava. Eddai, lasciatemelo dire...) Questo vuol dire che uno scrittore ha la libertà di fare quello che vuole di una creatura leggendaria: ovvio che poi un lettore può non gradire, mentre un altro sì. Amen.
Non è tanto il fatto di come la S.M. ha realizzato i suoi vampiri: anzi, direi che nei suoi libri, il fatto di essere vampiri è un mero accessorio. È questo il peccato. Il signor Cullen potrebbe anche essere una sirenetta di Atlantide, e questo cambierebbe poco alla storia: la trama è La storia d'amore, tutto ruota attorno ad essa e attorno ad essa si consumerà.
Prima cosa che non mi garba. Ma ad altri lettori invece può piacere molto.
La cosa preoccupante sono i valori che vengono trasmessi da questo romanzetto all'apparenza semplice, facile da leggere e senza particolari slanci di fantasia. A me rattrista pensare che faccia tanta presa un libro i cui punti cardine sono:

- Senza un fidanzato non sei nessuno
- L'uomo ha il diritto di prendere decisioni riguardo voi due senza consultarti e senza il tuo consenso
- L'unico modo in cui puoi fare ragionare un uomo è fare leva sull'attrazione che prova per te e quindi offrirti come merce di scambio
- Hai il diritto di trattare come pezze da piedi due ragazzi innamorati di te
- Lo stalking è una cosa bella e romantica

Eccetera, eccetera, eccetera. Mi sto dilungando e non volevo: ne ho parlato troppo e fin troppe volte.
Arriviamo al punto: qualcuno potrebbe giustamente obiettare che i "vecchi vampiri", in quanto a vizi, non sono tanto meglio dei vampiri odierni. Rimproveriamo a mr Cullen di essere uno stalker e un pedofilo: cosa posso rispondere io, che amo la saga di Anne Rice? (intesa come la prima trilogia: andando avanti tende ad avere delle cadute di stile.)
Analizziamo la situazione: nei romanzi della Rice abbiamo un'ampia gamma di personaggi principali che possiamo accusare a colpo sicuro di stalking, omicidio, stupro, pedofilia, incesto, mutilazione, tortura, abuso morale e fisico in qualsiasi senso. E via allegramente.
Ma qual è la sostanziale differenza?

In twilight, ogni azione, anche quelle moralmente discutibili, ci vengono presentate come qualcosa di bello, struggente e romantico.
Nei libri di Anne Rice, niente di tutto quello che ho citato prima viene presentato come qualcosa di bello, giustificabile o positivo. Viene presentato per quello che è.

È questa la libertà dei libri. Il poter leggere di cose cattive, disturbanti, e riconoscerle per quelle che sono: non nascondendole dietro una patina di buonismo. In tutti i libri della Rice, le azioni evidentemente amorali sono presentate per quello che sono: c'è la paura, c'è la ripugnanza, c'è l'intima sensazione che qualcosa non vada, che ci sia qualcosa di sbagliato, eppure lo accetti perché è questo il gioco: capire che si è arrivati in un mondo in cui si cammina sul limite della moralità. E lo accetti. Ci stai: sei disposto a pagare il prezzo. Perché i personaggi sono abbastanza carismatici e completi per indurti a fare un pezzo di strada insieme a loro.
C'è l'aspetto bello, fantastico, avventuroso, perfino quello comico (adoro come la Rice scherza coi suoi stessi personaggi): non ho mai visto dei vampiri tanto innamorati della vita come nelle Vampire Chronicles.
Ma l'aspetto cattivo o disturbante non viene mai ignorato o edulcorato. Non ci viene presentato nulla di "ideale", anzi, i personaggi sbagliano, inciampano, fanno soffrire le persone che amano e ne pagano il prezzo per i secoli a venire.
E poi, al centro della storia c'è l'immortalità: il significato dell'immortalità, e con esso anche della vita. È qualcosa di stupendo! C'è anche l'amore, ma non è né il fine né il mezzo: "la storia d'amore" non sarà mai al centro della vicenda; siamo molto al di là anche della dimensione umana di amore. I legami amorosi ci sono, finché durano. Se non durano, al massimo ci ribecchiamo tra duecento anni. ^^
E aiuta anche a capire come "stare insieme per sempre" (quando il per sempre è moooolto tempo) sia un concetto grandemente sopravvalutato.

L'unica cosa che mi sento di continuare a dire, è che questo libro per adolescenti sui vampiri famoso in tutto il mondo è e resterà un libro sull'importanza di avere un fidanzato, mentre molti altri scrittori hanno saputo usare la stessa leggenda per parlare della vita, l'universo e tutto quanto.
Che ciascuno scelga il vampiro che gli piace di più. Non ne parlerò ancora.

sabato 28 aprile 2012

"I was a fantasy reader before it was cool!"

Sono all'ultimo libro della saga del Trono di Spade, ovvero I Guerrieri del Ghiaccio. E devo dire una cosa che farebbe gridare all'eresia certi "puristi": comincia a starmi sullo stomaco.
Ho già parlato di Game Of Thrones; del primo libro e della prima serie del telefilm: mi sono piaciute e continuano a piacermi entrambe tutt'ora. Il fatto è che dopo nove libri, un lettore comincia veramente, veramente a fiaccarsi. I primi libri di Martin mi sono piaciuti: lo stile non è semplice, né particolarmente scorrevole, ma dai e dai mi sono affezionata ai personaggi, mi sono interessata alle loro storie (e in questo, insisto, mi è stato di grande aiuto il telefilm: ha dato una faccia ad ogni personaggio e mi ha aiutato ad inserirli mentalmente in un contesto a volte troppo grosso da digerire tutto d'un botto) e mi è piaciuto l'intreccio, il fiato sospeso ad ogni pagina, perfino le speranze tradite e le fini ingloriose di personaggi che amavo.
Però, poco a poco -soprattutto nel lentissimo Il Dominio della Regina- la tensione è venuta sempre meno: tornava solo di tanto in tanto, in alcuni momenti studiati, quando facevano capolino personaggi di cui davvero mi interessava, mentre il resto nuotava in un mare di capitoli simili ad una lunghissima digressione che non giunge mai al punto.
Io credo che Martin sia un grande "artigiano": insisto a dire che ha creato un mondo. Un mondo completo di classe politica, correnti religiose, superstizioni e usanze, casate regnanti e legami di parentela infiniti (che però lui ricorda uno per uno, ne sono sicura). Però... Però non sono sicura che sia altrettanto bravo come affabulatore. La cornice entro cui realizza le sue storie è assolutamente perfetta: peccato, però, che la si renda così perfetta a scapito del lettore. Per ricostruire con ordine ciò che accade, metà dei capitoli sono composti da personaggi che discutono di manovre militari già avvenute o da realizzare in seguito, con dovizia di particolari. Oppure ci si lancia in grandi digressioni su quali siano esattamente i legami di sangue di una tale famiglia con l'altra. O come sia andato quello o quell'altro evento storico. Tutte cose che forniscono informazioni, ma divergono continuamente da quello che al lettore interessa di più... la trama! La pura e semplice trama! È ovvio che dipende dai gusti dei lettori: ebbene, io sono abituata a leggere libri di un certo peso, e ho letto volentieri in fila tutti e dieci i volumi della saga del ghiaccio e del fuoco. Però, personalmente, quando è troppo è troppo. La leggo per i pochi personaggi di cui mi interessa. La leggo per il semplice "voglio vedere come va a finire" e mi frego da sola perché so già che resterò delusa: infatti la saga NON è ancora finita ed è ben lungi dal finire. Altra cosa di cui gli ultimi libri risentono tantissimo, secondo me: ad un certo punto manca il respiro, cala l'attenzione, cala la tensione, il lettore si perde e si comincia a desiderare semplicemente di arrivare da qualche parte. Di concludere qualcosa. Ma no. Purtroppo, per quanto bella e ben scritta (perché È ben scritta) possa essere una saga, la lunghezza e la mancanza di una meta si fa sentire. Tanto.
La cosa che più mi dispiace, inoltre, è che di solito in una saga mi piace ricordare ogni singolo libro per quello che è, per quel che accade e per i suoi particolari. In questa mi perdo. Giuro che se prendo in mano un libro a caso (eccetto i primissimi) non saprei dire che cosa succede in quel libro in particolare. (Certo, non aiuta il fatto che l'edizione italiana abbia diviso in due -quando non in tre- certi volumi) Troppi avvenimenti, troppe cose, troppo dispersivo. Ormai mi perdo per strada: vengono pronunciati dei nomi come se avessere una grandissima importanza, e io nemmeno mi ricordo dove li ho già sentiti. A volte non basta più neanche l'elenco dei nomi in fondo ai libri. Un libro comincia con una sfilza di nuovi personaggi mai incontrati prima, e anche se sai che dovranno pur essere importanti, ti resta la strizza perché ti ritrovi a leggere di loro mentre vorresti saltare a quelli che veramente ti interessano.
Però, nonostante tutto, da quando è uscita la serie tv e GOT è diventato improvvisamente di gran moda, Martin è diventato praticamente Dio sul web. Nessuno scrive come Martin. Nessuno è bravo come Martin. Non si può dire niente a Martin. Lui, da scrittore, giustamente fa solo il suo lavoro e se ne sta buono buono, scrive (con caaaalma), incassa sui diritti d'autore e direi che ha il sacrosanto diritto di farlo: ci pensa tutto internet a fare le sue crociate per lui. 
Adesso sembra che nessuno abbia mai scritto qualcosa di tanto bello come GOT, che se non scrivi come Martin non sei un vero scrittore, ed esagerazioni sul genere. (Perché di esagerazioni si parla: un conto è amare la saga, un altro è ritenerla una bibbia.) Come ci sono stati gli scrittori di fantasy sullo stampo di Tolkien, ora è probabile che in futuro molti seguiranno un nuovo filone sullo stampo di Martin.
Semplicemente, per me George Martin è bravo, ma non penso che lui sia il non plus ultra della letteratura. Tutto qui.
Mi piacciono alcuni dei suoi libri, e alcuni dei suoi personaggi. Ma ho letto molti libri e molte saghe che mi piacciono di più. 
Ci sono libri che posso prendere e aprire in qualsiasi pagina, e restare per ore a leggere dal punto in cui ho iniziato: le cronache del ghiaccio e del fuoco non sono fra questi. Per leggere quello che scrive lui, ci vuole una buona dose di pazienza e di vero interesse. 
Sì, possono essere strutturati e architettati meravigliosamente, ma se annego in un fiume di digressioni difficilmente riuscirò a tornare a galla e recuperare il filo del discorso!
Per questo, ho voglia di finire con calma questo decimo libro, per poter arrivare all'ultima riga dell'ultima pagina e poter dichiarare un "fine primo tempo". E poi, per potermi godere a mente sgombra la seconda serie del telefilm: mi piace sapere già che cosa deve succedere e godermi la trasposizione televisiva. 
Perché la serie tv sotto questo aspetto ha un pregio: è molto più immediata e godibile. 
E puoi fare le maratone serali con gli amici.

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