mercoledì 22 gennaio 2014

Scrittura in Pillole - Se non riesci a scrivere... scrivi dell'altro.

http://www.grievingparent.com/wp-content/uploads/2009/12/pen_with_ink_drop.jpg Tornare a scrivere una fanfiction -quando all'attivo ho rispettivamente una trilogia "seria" conclusa e un nuovo libro "serio" iniziato- potrebbe sembrare una perdita di tempo, mentre invece non la è affatto. Si imparano tante cose scrivendo fanfiction: dallo scrivere per il puro piacere, al ricevere commenti positivi e negativi, fino al cercare di darsi delle scadenze da rispettare per pubblicare con una certa regolarità.
L'ultima lezione, in particolare, alla lunga è molto più importante di quanto si creda.
Per alcuni mesi ho inevitabilmente "abbandonato" progetti come le fanfiction per concentrarmi sul mio libro e per finire la scadenza che mi ero data: e ce l'ho fatta. Adesso però, non solo ho ripreso a lavorare su due progetti alla volta, ma ho anche ricominciato a scrivere la fanfiction, e non lo vedo affatto come tempo rubato. Perché ieri sera ho preso carta e penna, mi sono messa alla scrivania e semplicemente ho pensato: "Avanti, tira fuori un capitolo: tanto sai come si fa, ormai, no?"
E sarà per il cambio di registro, per il cambio d'aria o quello che vuoi, ma il capitolo è venuto fuori senza fare storie. Credo che sia questa la cosa importante, ovvero ricordarsi che si sa benissimo "come si fa", e che bisogna anche imparare ad attivare le macchine di bassa manovalanza e prendere l'ispirazione per la collottola, senza dover sempre stare con le mani in mano in attesa che questa si degni di arrivare.
Quando il lavoro "ufficiale" non ingrana o è ancora in elaborazione, penso che faccia davvero tanto bene riuscire comunque a scrivere di qualcos'altro. Anche perché, proprio mentre scrivevo una cosa semplice e liberatoria come la fanfiction, né è scaturito un altro effetto collaterale molto positivo: mi sono venute idee. Mentre scrivevo ff mi sono venute del tutto spontanee idee sul nuovo capitolo del libro, idee che non mi sarebbero mai venute se avessi continuato solo a fissare un foglio bianco, e non ho dovuto fare altro che annotarmele. 
Le idee vengono scrivendo, l'ispirazione viene scrivendo. Scrivere aiuta a scrivere. Sentire che stai scrivendo aiuta a scrivere meglio. 

sabato 21 dicembre 2013

"The End"

Finora l'unica traccia è stato un post sulla mia pagina facebook, il 16 di dicembre:

"Ieri sera ho mantenuto l'impegno che mi ero prefissata per questo anno, ovvero finire di scrivere la trilogia. Ora posso dire, anche se in cartaceo e ancora in "brutta" per così dire, di avere messo la parola "fine" ad un progetto che mi accompagna ormai da anni, e che meritava di vedere almeno la sua degna conclusione. Che altro dire se non... soddisfazioni!"

In sostanza: ho finito di scrivere la trilogia fantasy che ho in lavorazione da alcuni anni. Quando ho scritto quel post avevo appena finito di scriverla su carta, e pochi giorni dopo ho ricopiato e riveduto tutto al computer, quindi ora posso dire di avere davvero tutta la storia dalla prima all'ultima pagina. Quella che posso definire la mia prima vera fatica scrittorea è finita.
Sono felice? Devo dire che, sì, sono felice, anche se raggiungere questa meta è stata e resta una felicità molto silenziosa, quasi intima: anche se voglio condividerla con chi sa che cosa vuol dire per me scrivere, rimane ancora un traguardo di cui solo io posso godere e capire appieno la portata.
E ora? Ecco, è questa la domanda che mi spaventa.
Ho mantenuto un impegno con me stessa: finire qualcosa che doveva essere finito entro quest'anno. Sono fiera di averlo fatto, sono felice di avere concluso una storia, e ancora di più di essere -per la prima volta- davvero libera di poter andare avanti e scrivere anche altro. Altre storie! Altri libri da scrivere! Ma, naturalmente, bisogna pensare anche a cosa ne sarà di questi tre libri che ho già scritto.
Il computer che va e viene quando vuole mi ha tenuta un po' lontana da internet: e invece credo che sarà proprio internet la grande arma di diffusione per quello che ho in mente. I progetti sono ancora tanti e confusi, ma mi piacerebbe raggiungere un buon numero di persone, tra quelle che o mi seguono sul blog, o su facebook, o che hanno già letto le mie storie su siti di fanfiction e ora vorrebbero avere qualcosa di più.
Non ho un editore, non ho contatti con qualche casa editrice. Ci ho provato per un bel po', perché non è la prima volta che tento di fare vedere la luce ad un mio progetto, e in questo nuovo anno che arriva ci proverò ancora: ho un anno intero per vedere se questa sarà la volta buona con una casa editrice, o... o, se le finanze lo permetteranno, finanzierò i miei sogni di scrittura da sola, e questo vorrà dire autopubblicarmi e autopromuovermi. Posso farlo. Posso tentare. 
Ho una copertinista che ha già cominciato a dare vita ai personaggi coi suoi bellissimi disegni, e amici lettori a cui lascerò il compito di saggiare la prima stesura dei miei tentativi, e di bacchettarmi dove serve!
Riguardo al libro: che si può dire?
Posso dire che è una trilogia. Posso dire che è un racconto fantasy, quindi troverete gli elfi, i maghi, lo pseudo-medioevo e la magia: mettetevi il cuore in pace. È il mio omaggio ai libri high fantasy e ai giochi di ruolo dalle trame più intricate di qualsiasi libro, che mi hanno accompagnata fin dall'infanzia. Sono libri che ho scritto io: quindi se avete già letto qualcosa di quello che scrivo, o semplicemente se vi incuriosisce l'idea, non avete che da continuare a seguirmi e augurarvi insieme a me che l'anno nuovo porti buone novità. 

 

giovedì 7 novembre 2013

DRACULA della NBC

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiHI8y70fWpUcckulrtIsOr20iYxySL0LXsSyJUqRxalsW6qldVu4frr0fsDOhdfA7MQXen92kJpJi67BcRLq0KbJ9bPJ4zV_6BwsBX3yvm1cRyC6TCy-8cnhcg9olaw4_ogZMa-FfHtqTn/s1600/1378056_424165871028285_1058959699_n.jpg 

Due parole sull'ultima serie tv che ho iniziato a guardare, ovvero Dracula, con Jonathan Rhys Meyers, che lascia ben pochi dubbi su quale sia la trama. Volevo vederlo per due motivi: perché o era una trashata unica, e quindi valeva la pena almeno averlo visto, o era qualcosa di bello, e quindi ne valeva ancora di più. 
Dopo la visione delle prime due puntate, ancora non so esattamente come classificarlo. Penso che continuerò a guardarlo, e questo già di per sè vuol dire molto: non è che abbia picchi particolari, anzi, se ci ripenso non riesco a ricordarmi neanche una scena o una trovata particolarmente incisiva. Però fa quel che deve: intrattiene. E sono curiosa di vedere se si evolverà o si appiattirà su se stesso.

La storia è quella canonica: anzi, forse è proprio questo il peccato. Spesso i remake fanno questo errore: dare per scontato che gli spettatori già conoscano la storia; e perciò questo è Dracula, questa è Mina, questo è Jonathan, la storia la sapete, pochi dubbi su quali saranno gli sviluppi. Bon.
E invece no: anche da un remake -soprattutto da un remake- a me interesserebbe davvero avere un po' di "dietrologia" sui personaggi, approfondirli un po' di più, dare loro vita e storie nuove. Vero è che è ancora presto per giudicare: di balzi di originalità, purtroppo, ce ne sono davvero pochi, se si esclude la novità almeno un po' interessante di Dracula e Van Helsing come alleati e soci in affari. Anche Renfield, per una volta, non è l'Igor della situazione, ma sembra piuttosto un Alfred Pennyworth grosso e nero al servizio di un Batman alternativo.
La trama sguazza tra l'investigativo e l'azione, con alcuni momenti tra lo steampunk e il fantasy messi piuttosto gratuitamente... anche le scene di combattimento in slow motion sono piuttosto pietose, nel complesso. Mentre, d'altra parte, molti momenti sono stati confezionati apposta per la gioia delle donzelle, e a noi mica dispiace.

Il nostro Dracula se la cava bene, e lo trovo un personaggio piacevole (e piacente): semplicemente, anche lui si limita ad essere quello che è, senza nessun balzo di originalità. È un personaggio affascinante, ma solo nel senso canonico del termine: ovvero il personaggio che è misterioso in privato, brillante in pubblico e abile con le donne. Non molto di più. Anche come vampiro si limita ad essere un buon vampiro e a prosciugare qualche gola ogni volta che può: non mi dispiace affatto vedere un po' di fiumi di sangue (perché, altrimenti, che gusto c'è?) ma, anche qui, nulla di nuovo.

Una nota sulle donne del cast: soprattutto nel loro caso ho avuto la spiacevole sensazione del "nuovo a tutti i costi" ma sempre e solo senza uscire dalle righe. Mina è stata resa un'appassionata studentessa di medicina, Lucy Westenra è la classica bionda frivola, e la new entry Lady Jane è la prevedibile donna fatale che caccia vampiri nel tempo libero. Non lo so: è come se l'unico tentativo di dare profondità ai personaggi femminili sia stato quello di attaccare a Mina un'etichetta con scritto "donna col cervello" e a Lady Jane "donna con le palle". C'è ancora tempo per migliorare, specialmente nel caso di Mina che, almeno potenzialmente, sembra davvero un personaggio da sviluppare... ma non so se sperarci davvero.
E si ripresenta sempre la stessa domanda: è davvero più difficile creare un personaggio femminile non stereotipato, o semplicemente siamo noi spettatori ad essere molto più intransigenti con le donne?

lunedì 23 settembre 2013

cronache modenesi

Appena finita una settimana da pendolare in quel di Modena, ovviamente inaugurata con un piede fresco di rottura e con un'inedita vescica sulla pianta! Due giorni dopo si rimedia con le scarpe nuove, e l'effetto è immediato: il dolore lancinante ai malleoli cancella completamente quello della vescica.
Ma, a parte questo, Modena! Con le sue viuzze tutte uguali, e così sicure della propria identità da non sentire alcun bisogno di un cartello che ne riveli il nome ai comuni passanti! Io e la città esordiamo fissandoci in cagnesco appena esco dalla stazione, e mostrandoci ripetutamente il medio ad ogni svolta.
Ma poi, dai e dai, la routine ha la medio sull'odio reciproco, e la scoperta di scorciatoie piacevoli come il parco ducale comincia a farmi riconciliare con il posto.
Il corso di catalogazione non è niente male: mi fa sentire tanta nostalgia della biblioteca, e dopo un bel po' di tempo è piacevole la sensazione che dà imparare qualcosa, la sensazione del lavoro ben fatto, di aver risolto un rompicapo. Con la quantità di bevande da macchinetta che ingurgito -per compensare il magro pranzo a base di panino che mangio regolarmente seduta in stazione- probabilmente finirò in overdose da zuccheri, ma pazienza...
Finora la stazione mi ha portato solo due spettacoli ragguardevoli: una mattina, a Parma, vedo salire su un treno un signore distinto dai tratti orientali, che trasporta un enorme scatola bucata bucata carica di... Piccioni. Piccioni parmensi doc, quelli grigiastri propensi ai frontali con i passanti, che puoi trovare in piazza. Decido di non farmi domande di cui non voglio sapere la risposta.
Invece, la stazione di Modena all'ora di pranzo ha un ospite caratteristico: io lo chiamo Il Profeta, e si tratta di un signore che si fa vedere sempre in giaccone e con un grosso ombrello aperto. Se ne sta sotto il suo ombrello e predica ai passanti che aspettano il bus, e non gli importa che lo ascoltino o meno. Di solito riesco a cogliere uno squarcio della sua omelia mentre passo al volo per prendere il treno: venerdì parlava di angeli, oggi di prostitute redente.
La prima volta che l'ho visto stava cantando a squarciagola. Ammetto che qualche volta mi verrebbe voglia di fermarmi e stare ad ascoltare l'intera predica solo per vedere dove va a parare.
Fare la pendolare non è male, quando devi farlo per meno di due settimane.

mercoledì 7 agosto 2013

Su una gamba sola

Ho un piede rotto e ingessato da dieci giorni. Lasciamo perdere il come e il quando, che è una sordida storia di gente chiusa fuori senza chiavi e di cancelli scavalcati...
È davvero triste che questo incidente mi sia capitato proprio adesso che anelavo soltanto ad un po' di indipendenza, cose da fare e tempo lontana da casa. Me la sono andata a cercare, e ora mi trovo in una condizione di limitazione e dipendenza maggiore di quanto abbia mai provato.
Sono almeno riuscita a fare metà delle cose che aveva in programma prima di farmi male, anche se devo comunque pagare lo scotto di un viaggio sfumato. Adesso invece, dovendomi muovere in casa con un piede ingessato e le stampelle, mi ritrovo a dipendere strettamente dagli altri, a dover sempre chiedere qualsiasi cosa, a dover fare la doccia seduta, a non poter fare neanche cose come sparecchiare la tavola o pulire camera mia, a dover tenere sempre le cose sottomano perché non posso raggiungerle, pensare prima a qualsiasi spostamento debba fare da un piano della casa all'altro. Sono cose a cui non si pensa mai veramente finché non ti ci ritrovi in mezzo. E meno male che, nel mio caso, si tratta solo di una condizione temporanea.
È una cosa che i primi giorni mi aveva lasciata molto abbattuta e, come un'automobilista, sempre, costantemente incazzata come una iena a spese di chiunque mi stava intorno. ^^
Il fatto è che non ci sono abituata. Nessuno c'è abituato, ma io di solito sono quella che non si ammala mai, e che non si fa mai male sul serio. Io me la cavo sempre da me. Ed è strano, molto strano, avere ogni tanto la prova tangibile che il tuo corpo non è a prova di bomba.
Finora mi sono evoluta: ho imparato a farmi le iniezioni da sola (Prossimo passo, autochirurgia! Ah ah. Magari no. No. Decisamente no.) e giro per casa in stampelle con marsupio e zainetto... e devo dire che finora me la sto cavando bene con certi stratagemmi.
Sto cercando di tirare fuori il meglio da una scomoda situazione, per come posso: mi spiace solo che mi sia stata negata un'esperienza di vita piacevole e me ne sia stata data invece in cambio una brutta. 
Ma si sopravvive, e si spera solo che questo agosto passi. Questo agosto in cui, grazie ad un gesso, mi trovo mio malgrado ancora più bloccata, immobilizzata e impantanata sotto ogni aspetto, e aggiungiamoci anche che intanto si boccheggia nel troppo caldo e nell'atmosfera di desolazione estiva che odio.
Eppure tutto sommato il buon umore è tornato, e riesce a restare.
E almeno, non potendo fare proprio altro, si scrive.

lunedì 22 luglio 2013

Inveleniamoci

Quello del promoter è un lavoro duro e ingrato, che spero vivamente di non dovermi mai trovare costretta a fare. Ma, detto questo, ci sono certi aspetti di cui si farebbe volentieri a meno. Non tanto per il lavoro in sè: in fondo, offrire cose per strada è almeno un po' più sopportabile dei venditori porta a porta.
La cosa veramente sconcertante è la Metamorfosi.
La potete osservare nel momento esatto in cui pronunciate con garbo la parola "no".
Perché questi promoter hanno tutte le loro pose e frasi da amiconi, da imbonitori, da anima della festa che ti guarda come se fossi il loro fratellino perduto: devono saperlo fare per lavoro. Ok. Lo sappiamo. E giù sorrisoni, e ti salutano, e vogliono sapere tutto di te, ti si piazzano con la manina sulla spalla in posa plastica. Ma nemmeno i promoter delle associazioni benefiche -che almeno di solito hanno la scusante di trovarsi lì per una giusta causa e non per venderti fuffa- scampano alla Metamorfosi.
Scena con un tizio di un'associazione benefica che mi abborda in mezzo ad un'affollatissima fiera del fumetto:
"bla bla bla raccogliamo offerte per i bambini sfortunati, e tu la faccia da cattiva mi sembra che non ce l'hai!"
Stessa scena con due ragazze, lo stesso giorno, talmente mielose e affettuose che finisci per sperare che ti chiedano i soldi e bon, così puoi dire di no e finirla lì.
E tu hai un bello spiegare con la massima gentilezza che non ti interessa, e che anche se si tratta di associazioni benefiche non dai soldi a chi ti ferma per strada. E sottolineo il "cortesemente", perché una delle mie tare è non riuscire proprio ad essere scortese nemmeno con chi mi importuna, neanche con lo sconosciuto che mi fa l'interrogatorio alla fermata del bus.
Di' le paroline magiche: "grazie, no" e vedrai la loro maschera di amiconi sgretolarsi. Si sfasciano un pezzo alla volta, e finisce che un attimo dopo ti puntano come faine. Gli si fa l'occhietto tutto stretto e la bocca rigida. Ti fissano come se fossi la progenie di Satana e loro il prete venuto ad esorcizzarti.
Il tipo di prima si fa tutto stizzoso, sbuffa, gira sui tacchi e in tono studiatamente scazzato mi grida alle spalle: "Seee, vabbè, e poi i soldi al bar ce li diamo!"
Le tizie carine carine sono anche peggio: di colpo via la manina dalla spalla, che adesso gli fa schifo starti vicino, e nasini arricciati come chi è sottovento dal pescivendolo. E anche loro tono scazzato come pochi, più tono supponente con tanto di vezzeggiativi pronunciati con disprezzo.
"Vabbè, allora, amore, ridammi la spilletta!" sbottato in direzione dell'amico a cui lei stessa aveva ficcato in mano la spilletta per attaccare bottone.
Ora mi chiedo: ma è una tattica anche quella? Ve la insegnano al tirocinio per promoter? Mi raccomando, carini carini all'inizio, ma se vi dicono di no trattateli come merde così si sentono in colpa?
Cari miei, ve lo dico io che se uno si sente insultato per strada da uno che non è stato neanche lui ad avvicinare per primo, non si sente in colpa. Si incazza. E fa bene. Perchè se tu cortesemente mi chiedi dei soldi, io cortesemente ti dico di no, e tu mi mandi a cagare, io mi sento un attimino autorizzata a ricambiarti il favore.
Così ora siamo nervosi e incazzati in due: non è fantastico?
Che poi, io mi sono quasi abituata a sentirmi mandare a cagare dagli sconosciuti: sono quasi convinta di aver colto un "fuck you lady" bisbigliato da un tizio convinto che non capissi l'inglese mentre scuotevo la testa davanti al biglietto con cui fingeva di chiedere informazioni e in realtà chiedeva soldi.
Ma se lo fai di mestiere è un'altra storia. Se rispondevo tutta incazzata ai clienti che venivano in cassa quando ero commessa, agli utenti della biblioteca che mi chiedevano i libri, ai turisti che accoglievo al castello, io ci rimettevo il lavoro. E lì ne vedevo parecchi, di veramente maleducati. Se ti metti ad insultare tra le righe la gente ogni volta che ti dice di no, bimbo bello, cambia lavoro.
O almeno siate chiari fin dall'inizio.
Piantatevi in mezzo alla strada con una faccia da assassini, l'occhio spiritato e la penna in mano, e urlate in faccia alla gente: "Lasciate una firma contro la droga, grandissimi figli di puttana!".
Così almeno siete coerenti.

venerdì 7 giugno 2013

Guilty Pleasures (ovvero "Eh, sì, leggo ANCHE questo...")

In passato mi ero chiesta spesso che cosa avrei scritto quando avessi finito la trilogia fantasy.
(In passato mi ero anche chiesta spesso: "Finirò mai la trilogia fantasy?"... Ora posso dire di essere alle ultime battute, ma il traguardo è lontano!)
Diciamo che per adesso le idee si affollano, ed è una buona cosa, perché ciò che ho sempre temuto è proprio di rimanere completamente a secco di idee. Comunque i progetti ci sono, e il primo della lista potrebbe essere una sorta di urban fantasy con i vampiri e parte del Mondo di Tenebra. (ludicamente parlando...) Sì, sono consapevole che di questi tempi ammettere di voler scrivere di vampiri può scatenare il lancio di uova marce (ne parlavo anche tempo fa), ma comincio a notare che il "fenomeno twilight" ormai va scemando sempre di più, quindi è probabile che il mercato saturato si calmi e che si possa ricominciare a scriverne, anche in sordina, senza scadere nel paranormal romance adolescenziale.
Comunque!
In verità non sono mai stata una grande lettrice di urban fantasy, e pochi di quelli che ho provato mi sono piaciuti davvero. Forse il vero problema di leggerli adesso è che l'unica versione "famosa" dell'urban fantasy è solo e unicamente il paranormal romance. Insomma, ti leggi una trama da romanzo rosa, però con le zanne/le ali/il pelo/la polvere di fata. Non è quello che cerco io: in qualunque genere di libro non mi piace quando la trama è subordinata alla romance. Purtroppo quasi tutti gli urban usciti dopo il duemila hanno avuto invece questo stampo.
Però ogni tanto si trova qualcosa.
Non qualcosa di particolarmente originale, niente lampi di genio né una scrittura formidabile... Semplicemente qualcosa di inaspettatamente piacevole da leggere.
E non è detto che sia privo di difetti: può avere dei passaggi drammaticamente stupidi, protagonisti che non sopporti, eppure per qualche motivo il pomeriggio lo passi -ancora una volta- a sfogliare proprio quel libro.

A me è successo recentemente con Dead Witch Walking di Kim Harrison (che mi rifiuto di chiamare Il bacio di mezzanotte come il titolo italiano...): un urban fantasy ambientato in un presente alternativo dove umani e soprannaturali convivono in seguito ad un'epidemia che ha decimato la popolazione umana portandola numericamente al pari con quella "fatata". Niente di post-apocalittico: streghe, folletti, lupi mannari, fate e vampiri convivono più o meno pacificamente con gli umani, con tutte le difficoltà di convivenza del caso. E questo è interessante.
https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEif4OpR6qbpVjzrACNCCQiQKPagPCAJ9n_IXf5MJj8_PaAkcKIfPVHB0Yse0DYTMb3kQlqX4MZwycHMt7z0WRlpnkRBA2QV7btErrXgTnjLGcsm5fW-CvB8yd4KOSAbeM4XQaL56LP67nw/s1600/dead+witch+walking+UK+2.jpg
 (che cosa arrogante che è la copertina americana!)
La protagonista è una strega, Rachel Morgan, che lavora per quella che praticamente è l'FBI dei soprannaturali. Ma solo per un capitolo: nel secondo ha già lasciato il suo lavoro, e di conseguenza precipita in un casino dietro l'altro.
Avevo letto questo libro qualche anno fa senza trovarci granché; l'ho riletto adesso e tutto sommato l'ho trovato piacevole e con delle idee potenzialmente interessanti. Il fatto è questo: i personaggi sono interessanti. Ti incuriosiscono e alla fine ti importa di loro. Rachel non è una protagonista cretina, anche se spesso e volentieri ci si comporta, e un po' troppe volte esce da situazioni impossibili grazie ad una "insperata fortuna" o al fin eccessivo rispetto che le portano i suoi rivali. Se ogni tanto finisse pestata come un tamburo sarebbe più credibile, e anche più divertente.
Anche i vampiri non sono niente male, anzi, ci sono dei pezzi dedicati a loro che finiscono per essere davvero divertenti: peccato solo che nel libro ci sia una sovrappopolazione di vampiri a scapito di tutto il resto del mondo soprannaturale. Quando vedremo qualche altra strega? Un po' di folletti o fate in più? Qualche troll? Perfino la protagonista flirta unicamente coi vampiri, e in maniera piuttosto ripetitiva: praticamente ne spunta uno ogni angolo.
Non saprei dire esattamente cos'ha questo libro che non funziona, e cosa al contrario funziona. Forse sono le buone idee, che però spesso vengono usate male. Le cose importanti, come il background storico, vengono riassunte all'occorrenza in spiegoni. Ci sono tante scene d'azione, peccato che il più delle volte finivo perfino per dimenticarmi completamente "perché" i personaggi stessero facendo irruzione in un posto, o cosa stessero cercando, o come ci fossero arrivati. Nel primo libro, oltretutto, abbiamo il cattivo modello Fascinoso Uomo d'Affari: sebbene Rachel sia decisamente in contrasto con lui, immancabilmente si cade di tanto in tanto nella competizione/attrazione, e in un momento in cui Rachel è letteralmente imprigionata nel suo ufficio si permette una digressione assurda tipo: "Oh, sembrava che lui desiderasse soltanto qualcuno con cui parlare ed essere semplicemente se stesso!"
Ma, nonostante tutto, non solo l'ho riletto, ma ho cominciato anche il secondo libro.
Anche qui lo stile è lo stesso, e ci sono perfino delle perle come "Il panico era un nastro d'argento che solcava la seta nera della sua voce" o "con voce melliflua come frullato al cioccolato" (Uottefàk?)... Inoltre, già nei primi capitoli c'è l'ennesimo scatto d'ira della vampira Ivy, e nessuno, nemmeno la protagonista, fa le cose più elementari per evitarlo. Ancora una volta sembra che i protagonisti facciano assolutamente di tutto pur di fare in modo di mettersi nei guai nel peggior modo possibile.
Eppure continuo a leggerlo. Perché? Beh, perché può avere tutti i difetti del mondo, ma per qualche motivo è ancora innegabilmente divertente. Piacere colpevole, decisamente.