"On writing, my advice is the same to all. If you want to be a writer, write. Write and write and write. If you stop, start again. Save everything that you write. If you feel blocked, write through it until you feel your creative juices flowing again. Write. Writing is what makes a writer, nothing more and nothing less. --- Ignore critics. Critics are a dime a dozen. Anybody can be a critic. Writers are priceless. ---- Go where the pleasure is in your writing. Go where the pain is. Write the book you would like to read. Write the book you have been trying to find but have not found. But write. And remember, there are no rules for our profession. Ignore rules. Ignore what I say here if it doesn't help you. Do it your own way.
--- Every writer knows fear and discouragement. Just write. --- The world is crying for new writing. It is crying for fresh and original voices and new characters and new stories. If you won't write the classics of tomorrow, well, we will not have any. Good luck."
(Anne Rice)
Fonte: http://www.annerice.com/Chamber-OnWriting.html
Non posso che trovarmi d'accordo, dato che l'ho sperimentato più volte di persona.
In quanto all'ignorare le critiche, non va presa alla lettera ma è vero anche questo. È il principio del "impara l'arte e mettila da parte". O quello di imparare tutte le regole, in modo da poterle infrangere nel modo giusto. O, in parole povere, tieni presente tutte le regole, ma prima di tutto e soprattutto, scrivi.
mercoledì 1 agosto 2012
mercoledì 4 luglio 2012
Merrick la strega
Ho aggiunto un'altra tacca al mio personale elenco di letture delle Vampire Chronicles, e stavolta si tratta di Merrick la strega. Ora, gli ultimi episodi -ma forse è meglio definirli spin-off- delle VC non mi erano piaciuti molto: Armand il vampiro ha delle serie cadute di stile, mentre Pandora, per quanto accurato, era semplicemente noioso, incentrato per i tre quarti sul contesto storico e per l'ultimo quarto sul lato vampiresco. E ora Merrick. Cosa si può dire?
Mah, io l'ho definito scherzosamente un motore diesel. Ingrana molto lentamente, finalmente parte con decisione, ma non fai in tempo a sentir cantare il motore che sei già arrivato a destinazione. Insomma, a caldo non è tanto male. Però ormai ho capito che niente eguaglierà la vitalità e la meraviglia di Scelti dalle tenebre e La regina dei dannati. La storia non è altro che un lunghissimo flashback per presentarci il nuovo personaggio di Merrick attraverso gli occhi di David Talbot, ed è autoconclusiva nel senso più stretto del termine. Tre quarti di libro per raccontare il passato, e poi le azioni cruciali si svolgono in fretta nell'ultimo pezzo.
Ho sofferto del ruolo marginale dei nostri beniamini: Lestat messo da parte a fare il bell'addormentato, i vampiri più antichi che neanche si fanno vedere, mentre l'unico finalmente un pochino rivalutato è Louis, che però resta comunque da parte perché la narrazione in prima persona è riservata a David. Ho dovuto arrendermi al lungo flashback sulle origini di Merrick, sopportando molte pagine in cui si tergiversa, prima che la storia cominciasse a diventare interessante.
Ho apprezzato il ritorno del Talamasca, e un dettaglio che è frequentissimo nei libri della Rice: quello che io chiamo lo "spaccato di vita". Ogni tanto lei accelera la normale narrazione per fare un racconto "a volo d'uccello" (o a salto mortale carpiato) sulla vita di uno dei suoi personaggi, e riesce a dare una carica frenetica e un'emozione a queste descrizioni che io ho sempre apprezzato tantissimo. Lo fa con Lestat e Nicki a Parigi, lo fa con Jessica, lo fa con Armand e Daniel. E ora lo fa con Merrick, e la sua vita nel Talamasca. Quello è stato uno dei pezzi che mi è proprio piaciuto. Una cosa che contraddistingue i personaggi della Rice, spesso, è proprio il racconto di una vita frenetica, eccitante ed emozionante (molto più di quella dei lettori... ecco perché mi piacciono tanto, sigh.) guidata da una curiosità insaziabile. E, mi permetto di aggiungere, da un sacco di soldi. Quasi tutti i personaggi di Anne Rice, uomini e vampiri, prima o poi hanno il grande lusso di potersi permettere tutto, economicamente parlando. Così che la vita e la crescita di Merrick come protetta del Talamasca è eccitante e piena di scoperte come quella di Jesse, altro personaggio che avrei tanto voluto vedere tornare in scena... e che mi piace più di Merrick.
Ho sofferto del ruolo marginale dei nostri beniamini: Lestat messo da parte a fare il bell'addormentato, i vampiri più antichi che neanche si fanno vedere, mentre l'unico finalmente un pochino rivalutato è Louis, che però resta comunque da parte perché la narrazione in prima persona è riservata a David. Ho dovuto arrendermi al lungo flashback sulle origini di Merrick, sopportando molte pagine in cui si tergiversa, prima che la storia cominciasse a diventare interessante.
Ho apprezzato il ritorno del Talamasca, e un dettaglio che è frequentissimo nei libri della Rice: quello che io chiamo lo "spaccato di vita". Ogni tanto lei accelera la normale narrazione per fare un racconto "a volo d'uccello" (o a salto mortale carpiato) sulla vita di uno dei suoi personaggi, e riesce a dare una carica frenetica e un'emozione a queste descrizioni che io ho sempre apprezzato tantissimo. Lo fa con Lestat e Nicki a Parigi, lo fa con Jessica, lo fa con Armand e Daniel. E ora lo fa con Merrick, e la sua vita nel Talamasca. Quello è stato uno dei pezzi che mi è proprio piaciuto. Una cosa che contraddistingue i personaggi della Rice, spesso, è proprio il racconto di una vita frenetica, eccitante ed emozionante (molto più di quella dei lettori... ecco perché mi piacciono tanto, sigh.) guidata da una curiosità insaziabile. E, mi permetto di aggiungere, da un sacco di soldi. Quasi tutti i personaggi di Anne Rice, uomini e vampiri, prima o poi hanno il grande lusso di potersi permettere tutto, economicamente parlando. Così che la vita e la crescita di Merrick come protetta del Talamasca è eccitante e piena di scoperte come quella di Jesse, altro personaggio che avrei tanto voluto vedere tornare in scena... e che mi piace più di Merrick.
Però tutto questo non basta: le scoperte e le rivelazioni del flashback restano piuttosto tiepide, e il presente è un lungo tira e molla su quanto sia meravigliosa questa Merrick. I dialoghi tra Louis e David non sono male, però continua a mancare qualcosa. (inutile che specifichi cosa, anzi, chi...)
Gli ultimi capitoli prendono e incalzano di più, e il finale è toccante e interessante, però ho avuto la sensazione che quello di David fosse il punto di vista meno adatto: cose come la trasformazione di Merrick accadono fuori scena, e anche il salvataggio di Louis è visto dall'esterno e con poco coinvolgimento emotivo.
Sarebbe stato interessante sapere cosa avrebbero avuto da dirsi Louis e Lestat dopo che il primo aveva evocato Claudia e tentato di uccidersi al sole, e il secondo si era risvegliato dopo anni di letargo. Ma anche quello, fuoriscena non pervenuto ai lettori.
Insomma, carino, con alcuni dettagli interessanti, scritto meglio di Armand o Pandora, ma non aggiunge né toglie nulla alle Vampire Chronicles. Credo che la Rice abbia messo da parte Lestat con la storia di Memnoch perché ormai non sapeva "dove mettere" il suo stesso personaggio per farlo stare buono e permetterle di inserire gli spin-off sui comprimari.
Però, tristemente, qualcosa si è perso nei suoi ultimi libri sui vampiri. Io ho visto sparire quasi del tutto quell'ironia, energia e freschezza che rendono così speciali il secondo e il terzo libro. Pur trattando di cose meno scabrose, per assurdo, sono più cupi e malinconici che mai. Piatti, quasi. È anche per questo che ancora non mi va di leggere il quinto libro, Memnoch: non mi ispira per niente, e sembra essere proprio il punto di rottura con lo stile che tanto amavo. E poi, come dicevo anche leggendo Armand che è imbevuto di teologia spicciola fino all'esasperazione, a me non importa di Dio e del Diavolo. Di teologia ce n'è già abbastanza negli altri libri: preferisco le teorie e le domande irrisolte; non voglio leggere di Lestat che vede il paradiso e l'inferno. Mi piacciono molto di più le avventure notturne di un comune vampiro settecentesco, o di uno metropolitano, senza bisogno di impegolarsi con le "alte sfere" o la storia della creazione. Non è questo che cerco in un libro.
Per questo penso di avere finito con le Vampire Chronicles, a meno che un giorno non mi venga la malaugurata idea di leggere anche Memnoch, ma temo che sarebbe un'altra delusione. Posso continuare a rileggere la prima trilogia -ma anche Il ladro di corpi non è male- e per me Scelti dalle tenebre resterà sempre il miglior lavoro delle VC.
lunedì 11 giugno 2012
sabato 2 giugno 2012
Non ho sentito Maggio
È proprio così: non ho sentito maggio. O meglio, l'ho sentito passare come un treno sferragliante e sbuffante, ma è passato con la stessa rapidità, quasi senza fermarsi neppure un attimo.
C'è da dire che nel frattempo ho compiuto ventidue anni, ho passato delle gran serate piacevoli e ho fatto un intenso mese di lavoro: il rovescio della medaglia sono come al solito le settimane così piene e frenetiche da provocarmi perdita della memoria a breve termine; giuro che quando capitano questi (rari) periodi fatico perfino a ricordarmi che cosa ho fatto il giorno prima, o se il tale avvenimento è accaduto ieri o due settimane prima.
Nel complesso, posso dire che va bene. Va molto bene: non ho neppure sentito il terremoto di alcuni giorni fa (ero in macchina, e lontana da casa), che non ha toccato casa mia né la mia città pur facendosi sentire, ma che ha causato un piccolo disastro a soli pochi chilometri da qui.
Questo maggio ho anche finito di scrivere il mio secondo libro e il quarto episodio di una fanfiction epocale, ma, dal giorno in cui ho scritto la parola "fine" in fondo a tutte e due, non ho quasi più scritto una riga di altro. Ho buttato giù un sacco di appunti e schizzi random, ma non mi sono ancora decisa ad aprire un nuovo progetto. Sono in una "pausa tra un caso e l'altro" alla Sherlock Holmes.
Oggi ho avuto un sabato di pausa nel modo migliore che potessi desiderare: casa tutta per me, riposato quanto ne avevo bisogno, cazzeggiato al computer, mangiato quello che mi andava, e poi pomeriggio passato con un'amica al bar e in fumetteria, per poi finire alla sera con lavoretti di casa e poi spaparanzata davanti ad uno dei tanti film che amo guardare a ripetizione. (in modo leggermente autistico, come non manco di notare ^^)
Il lavoro è molto soddisfacente, con i suoi pregi e difetti. L'ambiente, però, mi ha dato modo di fare una riflessione su me stessa, ma non necessariamente in positivo.
Mi sono resa conto che, dopo l'ombra oscura degli anni delle medie, dopo la lenta guarigione nei primi anni di liceo, non mi sono liberata dall'ossessione per il giudizio degli altri. È così: per un po' ho creduto di potermi dire orgogliosamente libera e incurante di qualsiasi verdetto o giudizio, ma sfortunatamente non è affatto così. Sono ancora succube del giudizio degli altri, anche quando "gli altri" sono una massa indistinta, senza nome, sicuramente meno importante delle persone vere e reali con cui passo il tempo e con le quali non avrei ragione di vergognarmi o censurarmi. E invece no. Per qualche motivo, mi rendo conto che a livello inconscio sono rimasta la ragazzina che cerca approvazione e soffre se non la riceve. Mi irrito nel vedermi considerare una creaturina timida e indifesa, ma non faccio niente per dissimulare l'impressione. Non sono ancora capace di fare semplicemente quel che voglio senza sentirmi preoccupata per ciò che penseranno di me. So che è solo un altro dei piccoli, fastidiosi demoni con cui si deve convivere, ma a volte mi ferisce e mi irrita constatare che -dopo tutto questo tempo- sono ancora lì.
Comunque, considerato l'ammontare di materiale che ho ricevuto in prestito, giugno si prospetta, come dire... pieno!
C'è da dire che nel frattempo ho compiuto ventidue anni, ho passato delle gran serate piacevoli e ho fatto un intenso mese di lavoro: il rovescio della medaglia sono come al solito le settimane così piene e frenetiche da provocarmi perdita della memoria a breve termine; giuro che quando capitano questi (rari) periodi fatico perfino a ricordarmi che cosa ho fatto il giorno prima, o se il tale avvenimento è accaduto ieri o due settimane prima.
Nel complesso, posso dire che va bene. Va molto bene: non ho neppure sentito il terremoto di alcuni giorni fa (ero in macchina, e lontana da casa), che non ha toccato casa mia né la mia città pur facendosi sentire, ma che ha causato un piccolo disastro a soli pochi chilometri da qui.
Questo maggio ho anche finito di scrivere il mio secondo libro e il quarto episodio di una fanfiction epocale, ma, dal giorno in cui ho scritto la parola "fine" in fondo a tutte e due, non ho quasi più scritto una riga di altro. Ho buttato giù un sacco di appunti e schizzi random, ma non mi sono ancora decisa ad aprire un nuovo progetto. Sono in una "pausa tra un caso e l'altro" alla Sherlock Holmes.
Oggi ho avuto un sabato di pausa nel modo migliore che potessi desiderare: casa tutta per me, riposato quanto ne avevo bisogno, cazzeggiato al computer, mangiato quello che mi andava, e poi pomeriggio passato con un'amica al bar e in fumetteria, per poi finire alla sera con lavoretti di casa e poi spaparanzata davanti ad uno dei tanti film che amo guardare a ripetizione. (in modo leggermente autistico, come non manco di notare ^^)
Il lavoro è molto soddisfacente, con i suoi pregi e difetti. L'ambiente, però, mi ha dato modo di fare una riflessione su me stessa, ma non necessariamente in positivo.
Mi sono resa conto che, dopo l'ombra oscura degli anni delle medie, dopo la lenta guarigione nei primi anni di liceo, non mi sono liberata dall'ossessione per il giudizio degli altri. È così: per un po' ho creduto di potermi dire orgogliosamente libera e incurante di qualsiasi verdetto o giudizio, ma sfortunatamente non è affatto così. Sono ancora succube del giudizio degli altri, anche quando "gli altri" sono una massa indistinta, senza nome, sicuramente meno importante delle persone vere e reali con cui passo il tempo e con le quali non avrei ragione di vergognarmi o censurarmi. E invece no. Per qualche motivo, mi rendo conto che a livello inconscio sono rimasta la ragazzina che cerca approvazione e soffre se non la riceve. Mi irrito nel vedermi considerare una creaturina timida e indifesa, ma non faccio niente per dissimulare l'impressione. Non sono ancora capace di fare semplicemente quel che voglio senza sentirmi preoccupata per ciò che penseranno di me. So che è solo un altro dei piccoli, fastidiosi demoni con cui si deve convivere, ma a volte mi ferisce e mi irrita constatare che -dopo tutto questo tempo- sono ancora lì.
Comunque, considerato l'ammontare di materiale che ho ricevuto in prestito, giugno si prospetta, come dire... pieno!
domenica 6 maggio 2012
E due.
Senza neanche l'ombra di un editore, senza i soldi per la più misera auto-pubblicazione, senza nemmeno idea se quello che sto scrivendo sia pubblicabile oppure no, senza sapere se qualche lettore potrebbe trovarlo buono come lo trovo io...
...oggi anche il secondo libro è finito.
Lasciatemi almeno l'intima soddisfazione di questa piccola conquista.
...oggi anche il secondo libro è finito.
Lasciatemi almeno l'intima soddisfazione di questa piccola conquista.
martedì 1 maggio 2012
L'ennesima, inutile diatriba vampirica
Lo prometto, questa sarà l'ultima volta che paragonerò qualcosa a... quel libro per adolescenti sui vampiri famoso in tutto il mondo.
Se ne è detto tanto, troppo. In realtà, io non credo che quella serie sia molto peggio di tanti libri passati, presenti e futuri. La cosa che veramente mi sconcerta è che un libro oggettivamente mediocre abbia fatto tanto scalpore. Ma non ho assolutamente nulla contro chi lo legge e lo apprezza. Ma tanto, coloro che lo amano e coloro che lo odiano hanno in comune una cosa: entrambi ne parlano troppo.
Dato che io mi sono recentemente e felicemente data ai vampiri pre-twi...quel libro per adolescenti sui vampiri famoso in tutto il mondo, ho liberamente tratto le mie personali conclusioni da due lire.
Intanto, è troppo facile prendere in giro i vampiri della S.M. Puntare il dito sul fatto che al sole la loro pelle scintilla, che non si nutrono di sangue umano, che continuano a frequentare la scuola per secoli e secoli, è troppo facile e in fin dei conti è poco leale. Premessa: i "veri vampiri" non esistono. Puntare il dito su "i veri vampiri non fanno così" non è un discorso che regge: perfino Bram Stoker aveva deciso che il suo Dracula poteva camminare alla luce del sole. (Ma grazie al cielo lui non brillava. Eddai, lasciatemelo dire...) Questo vuol dire che uno scrittore ha la libertà di fare quello che vuole di una creatura leggendaria: ovvio che poi un lettore può non gradire, mentre un altro sì. Amen.
Non è tanto il fatto di come la S.M. ha realizzato i suoi vampiri: anzi, direi che nei suoi libri, il fatto di essere vampiri è un mero accessorio. È questo il peccato. Il signor Cullen potrebbe anche essere una sirenetta di Atlantide, e questo cambierebbe poco alla storia: la trama è La storia d'amore, tutto ruota attorno ad essa e attorno ad essa si consumerà.
Prima cosa che non mi garba. Ma ad altri lettori invece può piacere molto.
La cosa preoccupante sono i valori che vengono trasmessi da questo romanzetto all'apparenza semplice, facile da leggere e senza particolari slanci di fantasia. A me rattrista pensare che faccia tanta presa un libro i cui punti cardine sono:
- Senza un fidanzato non sei nessuno
- L'uomo ha il diritto di prendere decisioni riguardo voi due senza consultarti e senza il tuo consenso
- L'unico modo in cui puoi fare ragionare un uomo è fare leva sull'attrazione che prova per te e quindi offrirti come merce di scambio
- Hai il diritto di trattare come pezze da piedi due ragazzi innamorati di te
- Lo stalking è una cosa bella e romantica
Eccetera, eccetera, eccetera. Mi sto dilungando e non volevo: ne ho parlato troppo e fin troppe volte.
Arriviamo al punto: qualcuno potrebbe giustamente obiettare che i "vecchi vampiri", in quanto a vizi, non sono tanto meglio dei vampiri odierni. Rimproveriamo a mr Cullen di essere uno stalker e un pedofilo: cosa posso rispondere io, che amo la saga di Anne Rice? (intesa come la prima trilogia: andando avanti tende ad avere delle cadute di stile.)
Analizziamo la situazione: nei romanzi della Rice abbiamo un'ampia gamma di personaggi principali che possiamo accusare a colpo sicuro di stalking, omicidio, stupro, pedofilia, incesto, mutilazione, tortura, abuso morale e fisico in qualsiasi senso. E via allegramente.
Ma qual è la sostanziale differenza?
In twilight, ogni azione, anche quelle moralmente discutibili, ci vengono presentate come qualcosa di bello, struggente e romantico.
Nei libri di Anne Rice, niente di tutto quello che ho citato prima viene presentato come qualcosa di bello, giustificabile o positivo. Viene presentato per quello che è.
È questa la libertà dei libri. Il poter leggere di cose cattive, disturbanti, e riconoscerle per quelle che sono: non nascondendole dietro una patina di buonismo. In tutti i libri della Rice, le azioni evidentemente amorali sono presentate per quello che sono: c'è la paura, c'è la ripugnanza, c'è l'intima sensazione che qualcosa non vada, che ci sia qualcosa di sbagliato, eppure lo accetti perché è questo il gioco: capire che si è arrivati in un mondo in cui si cammina sul limite della moralità. E lo accetti. Ci stai: sei disposto a pagare il prezzo. Perché i personaggi sono abbastanza carismatici e completi per indurti a fare un pezzo di strada insieme a loro.
C'è l'aspetto bello, fantastico, avventuroso, perfino quello comico (adoro come la Rice scherza coi suoi stessi personaggi): non ho mai visto dei vampiri tanto innamorati della vita come nelle Vampire Chronicles.
Ma l'aspetto cattivo o disturbante non viene mai ignorato o edulcorato. Non ci viene presentato nulla di "ideale", anzi, i personaggi sbagliano, inciampano, fanno soffrire le persone che amano e ne pagano il prezzo per i secoli a venire.
E poi, al centro della storia c'è l'immortalità: il significato dell'immortalità, e con esso anche della vita. È qualcosa di stupendo! C'è anche l'amore, ma non è né il fine né il mezzo: "la storia d'amore" non sarà mai al centro della vicenda; siamo molto al di là anche della dimensione umana di amore. I legami amorosi ci sono, finché durano. Se non durano, al massimo ci ribecchiamo tra duecento anni. ^^
E aiuta anche a capire come "stare insieme per sempre" (quando il per sempre è moooolto tempo) sia un concetto grandemente sopravvalutato.
L'unica cosa che mi sento di continuare a dire, è che questo libro per adolescenti sui vampiri famoso in tutto il mondo è e resterà un libro sull'importanza di avere un fidanzato, mentre molti altri scrittori hanno saputo usare la stessa leggenda per parlare della vita, l'universo e tutto quanto.
Che ciascuno scelga il vampiro che gli piace di più. Non ne parlerò ancora.
Se ne è detto tanto, troppo. In realtà, io non credo che quella serie sia molto peggio di tanti libri passati, presenti e futuri. La cosa che veramente mi sconcerta è che un libro oggettivamente mediocre abbia fatto tanto scalpore. Ma non ho assolutamente nulla contro chi lo legge e lo apprezza. Ma tanto, coloro che lo amano e coloro che lo odiano hanno in comune una cosa: entrambi ne parlano troppo.
Dato che io mi sono recentemente e felicemente data ai vampiri pre-twi...quel libro per adolescenti sui vampiri famoso in tutto il mondo, ho liberamente tratto le mie personali conclusioni da due lire.
Intanto, è troppo facile prendere in giro i vampiri della S.M. Puntare il dito sul fatto che al sole la loro pelle scintilla, che non si nutrono di sangue umano, che continuano a frequentare la scuola per secoli e secoli, è troppo facile e in fin dei conti è poco leale. Premessa: i "veri vampiri" non esistono. Puntare il dito su "i veri vampiri non fanno così" non è un discorso che regge: perfino Bram Stoker aveva deciso che il suo Dracula poteva camminare alla luce del sole. (Ma grazie al cielo lui non brillava. Eddai, lasciatemelo dire...) Questo vuol dire che uno scrittore ha la libertà di fare quello che vuole di una creatura leggendaria: ovvio che poi un lettore può non gradire, mentre un altro sì. Amen.
Non è tanto il fatto di come la S.M. ha realizzato i suoi vampiri: anzi, direi che nei suoi libri, il fatto di essere vampiri è un mero accessorio. È questo il peccato. Il signor Cullen potrebbe anche essere una sirenetta di Atlantide, e questo cambierebbe poco alla storia: la trama è La storia d'amore, tutto ruota attorno ad essa e attorno ad essa si consumerà.
Prima cosa che non mi garba. Ma ad altri lettori invece può piacere molto.
La cosa preoccupante sono i valori che vengono trasmessi da questo romanzetto all'apparenza semplice, facile da leggere e senza particolari slanci di fantasia. A me rattrista pensare che faccia tanta presa un libro i cui punti cardine sono:
- Senza un fidanzato non sei nessuno
- L'uomo ha il diritto di prendere decisioni riguardo voi due senza consultarti e senza il tuo consenso
- L'unico modo in cui puoi fare ragionare un uomo è fare leva sull'attrazione che prova per te e quindi offrirti come merce di scambio
- Hai il diritto di trattare come pezze da piedi due ragazzi innamorati di te
- Lo stalking è una cosa bella e romantica
Eccetera, eccetera, eccetera. Mi sto dilungando e non volevo: ne ho parlato troppo e fin troppe volte.
Arriviamo al punto: qualcuno potrebbe giustamente obiettare che i "vecchi vampiri", in quanto a vizi, non sono tanto meglio dei vampiri odierni. Rimproveriamo a mr Cullen di essere uno stalker e un pedofilo: cosa posso rispondere io, che amo la saga di Anne Rice? (intesa come la prima trilogia: andando avanti tende ad avere delle cadute di stile.)
Analizziamo la situazione: nei romanzi della Rice abbiamo un'ampia gamma di personaggi principali che possiamo accusare a colpo sicuro di stalking, omicidio, stupro, pedofilia, incesto, mutilazione, tortura, abuso morale e fisico in qualsiasi senso. E via allegramente.
Ma qual è la sostanziale differenza?
In twilight, ogni azione, anche quelle moralmente discutibili, ci vengono presentate come qualcosa di bello, struggente e romantico.
Nei libri di Anne Rice, niente di tutto quello che ho citato prima viene presentato come qualcosa di bello, giustificabile o positivo. Viene presentato per quello che è.
È questa la libertà dei libri. Il poter leggere di cose cattive, disturbanti, e riconoscerle per quelle che sono: non nascondendole dietro una patina di buonismo. In tutti i libri della Rice, le azioni evidentemente amorali sono presentate per quello che sono: c'è la paura, c'è la ripugnanza, c'è l'intima sensazione che qualcosa non vada, che ci sia qualcosa di sbagliato, eppure lo accetti perché è questo il gioco: capire che si è arrivati in un mondo in cui si cammina sul limite della moralità. E lo accetti. Ci stai: sei disposto a pagare il prezzo. Perché i personaggi sono abbastanza carismatici e completi per indurti a fare un pezzo di strada insieme a loro.
C'è l'aspetto bello, fantastico, avventuroso, perfino quello comico (adoro come la Rice scherza coi suoi stessi personaggi): non ho mai visto dei vampiri tanto innamorati della vita come nelle Vampire Chronicles.
Ma l'aspetto cattivo o disturbante non viene mai ignorato o edulcorato. Non ci viene presentato nulla di "ideale", anzi, i personaggi sbagliano, inciampano, fanno soffrire le persone che amano e ne pagano il prezzo per i secoli a venire.
E poi, al centro della storia c'è l'immortalità: il significato dell'immortalità, e con esso anche della vita. È qualcosa di stupendo! C'è anche l'amore, ma non è né il fine né il mezzo: "la storia d'amore" non sarà mai al centro della vicenda; siamo molto al di là anche della dimensione umana di amore. I legami amorosi ci sono, finché durano. Se non durano, al massimo ci ribecchiamo tra duecento anni. ^^
E aiuta anche a capire come "stare insieme per sempre" (quando il per sempre è moooolto tempo) sia un concetto grandemente sopravvalutato.
L'unica cosa che mi sento di continuare a dire, è che questo libro per adolescenti sui vampiri famoso in tutto il mondo è e resterà un libro sull'importanza di avere un fidanzato, mentre molti altri scrittori hanno saputo usare la stessa leggenda per parlare della vita, l'universo e tutto quanto.
Che ciascuno scelga il vampiro che gli piace di più. Non ne parlerò ancora.
sabato 28 aprile 2012
"I was a fantasy reader before it was cool!"
Sono all'ultimo libro della saga del Trono di Spade, ovvero I Guerrieri del Ghiaccio. E devo dire una cosa che farebbe gridare all'eresia certi "puristi": comincia a starmi sullo stomaco.
Ho già parlato di Game Of Thrones; del primo libro e della prima serie del telefilm: mi sono piaciute e continuano a piacermi entrambe tutt'ora. Il fatto è che dopo nove libri, un lettore comincia veramente, veramente a fiaccarsi. I primi libri di Martin mi sono piaciuti: lo stile non è semplice, né particolarmente scorrevole, ma dai e dai mi sono affezionata ai personaggi, mi sono interessata alle loro storie (e in questo, insisto, mi è stato di grande aiuto il telefilm: ha dato una faccia ad ogni personaggio e mi ha aiutato ad inserirli mentalmente in un contesto a volte troppo grosso da digerire tutto d'un botto) e mi è piaciuto l'intreccio, il fiato sospeso ad ogni pagina, perfino le speranze tradite e le fini ingloriose di personaggi che amavo.
Però, poco a poco -soprattutto nel lentissimo Il Dominio della Regina- la tensione è venuta sempre meno: tornava solo di tanto in tanto, in alcuni momenti studiati, quando facevano capolino personaggi di cui davvero mi interessava, mentre il resto nuotava in un mare di capitoli simili ad una lunghissima digressione che non giunge mai al punto.
Io credo che Martin sia un grande "artigiano": insisto a dire che ha creato un mondo. Un mondo completo di classe politica, correnti religiose, superstizioni e usanze, casate regnanti e legami di parentela infiniti (che però lui ricorda uno per uno, ne sono sicura). Però... Però non sono sicura che sia altrettanto bravo come affabulatore. La cornice entro cui realizza le sue storie è assolutamente perfetta: peccato, però, che la si renda così perfetta a scapito del lettore. Per ricostruire con ordine ciò che accade, metà dei capitoli sono composti da personaggi che discutono di manovre militari già avvenute o da realizzare in seguito, con dovizia di particolari. Oppure ci si lancia in grandi digressioni su quali siano esattamente i legami di sangue di una tale famiglia con l'altra. O come sia andato quello o quell'altro evento storico. Tutte cose che forniscono informazioni, ma divergono continuamente da quello che al lettore interessa di più... la trama! La pura e semplice trama! È ovvio che dipende dai gusti dei lettori: ebbene, io sono abituata a leggere libri di un certo peso, e ho letto volentieri in fila tutti e dieci i volumi della saga del ghiaccio e del fuoco. Però, personalmente, quando è troppo è troppo. La leggo per i pochi personaggi di cui mi interessa. La leggo per il semplice "voglio vedere come va a finire" e mi frego da sola perché so già che resterò delusa: infatti la saga NON è ancora finita ed è ben lungi dal finire. Altra cosa di cui gli ultimi libri risentono tantissimo, secondo me: ad un certo punto manca il respiro, cala l'attenzione, cala la tensione, il lettore si perde e si comincia a desiderare semplicemente di arrivare da qualche parte. Di concludere qualcosa. Ma no. Purtroppo, per quanto bella e ben scritta (perché È ben scritta) possa essere una saga, la lunghezza e la mancanza di una meta si fa sentire. Tanto.
La cosa che più mi dispiace, inoltre, è che di solito in una saga mi piace ricordare ogni singolo libro per quello che è, per quel che accade e per i suoi particolari. In questa mi perdo. Giuro che se prendo in mano un libro a caso (eccetto i primissimi) non saprei dire che cosa succede in quel libro in particolare. (Certo, non aiuta il fatto che l'edizione italiana abbia diviso in due -quando non in tre- certi volumi) Troppi avvenimenti, troppe cose, troppo dispersivo. Ormai mi perdo per strada: vengono pronunciati dei nomi come se avessere una grandissima importanza, e io nemmeno mi ricordo dove li ho già sentiti. A volte non basta più neanche l'elenco dei nomi in fondo ai libri. Un libro comincia con una sfilza di nuovi personaggi mai incontrati prima, e anche se sai che dovranno pur essere importanti, ti resta la strizza perché ti ritrovi a leggere di loro mentre vorresti saltare a quelli che veramente ti interessano.
Però, nonostante tutto, da quando è uscita la serie tv e GOT è diventato improvvisamente di gran moda, Martin è diventato praticamente Dio sul web. Nessuno scrive come Martin. Nessuno è bravo come Martin. Non si può dire niente a Martin. Lui, da scrittore, giustamente fa solo il suo lavoro e se ne sta buono buono, scrive (con caaaalma), incassa sui diritti d'autore e direi che ha il sacrosanto diritto di farlo: ci pensa tutto internet a fare le sue crociate per lui.
Adesso sembra che nessuno abbia mai scritto qualcosa di tanto bello come GOT, che se non scrivi come Martin non sei un vero scrittore, ed esagerazioni sul genere. (Perché di esagerazioni si parla: un conto è amare la saga, un altro è ritenerla una bibbia.) Come ci sono stati gli scrittori di fantasy sullo stampo di Tolkien, ora è probabile che in futuro molti seguiranno un nuovo filone sullo stampo di Martin.
Semplicemente, per me George Martin è bravo, ma non penso che lui sia il non plus ultra della letteratura. Tutto qui.
Mi piacciono alcuni dei suoi libri, e alcuni dei suoi personaggi. Ma ho letto molti libri e molte saghe che mi piacciono di più.
Ci sono libri che posso prendere e aprire in qualsiasi pagina, e restare per ore a leggere dal punto in cui ho iniziato: le cronache del ghiaccio e del fuoco non sono fra questi. Per leggere quello che scrive lui, ci vuole una buona dose di pazienza e di vero interesse.
Sì, possono essere strutturati e architettati meravigliosamente, ma se annego in un fiume di digressioni difficilmente riuscirò a tornare a galla e recuperare il filo del discorso!
Per questo, ho voglia di finire con calma questo decimo libro, per poter arrivare all'ultima riga dell'ultima pagina e poter dichiarare un "fine primo tempo". E poi, per potermi godere a mente sgombra la seconda serie del telefilm: mi piace sapere già che cosa deve succedere e godermi la trasposizione televisiva.
Perché la serie tv sotto questo aspetto ha un pregio: è molto più immediata e godibile.
E puoi fare le maratone serali con gli amici.
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