*esame da Guida (non di automobile)*
"...Voi, mi raccomando, dovete fare attenzione a non perdervi tra gli argomenti, a scegliere le cose da dire, ecc. ecc..."
*occhiata nella mia direzione*
"Tu vai bene."
*dialogo all'interno della mia testa*
"Ehi, ma... Autostima! Che bello rivederti! Dove sei stata tutto questo tempo?"
"...Sotto le tue suole, carogna!!!"
mercoledì 28 marzo 2012
martedì 27 marzo 2012
Sempre parlando di coerenza
Presupposti:
- Non ho mai lavorato coi bambini e mi lasciano indifferente.
- Guidare a lungo mi mette ansia.
- Mi intartaglio se devo parlare in pubblico.
- Non amo la "gente".
Risultato:
Venire scelta per un lavoro di guida turistica e animatrice in costume, ad un'ora e 10 di auto da casa.
Senso: la mia vita non ne ha!
- Non ho mai lavorato coi bambini e mi lasciano indifferente.
- Guidare a lungo mi mette ansia.
- Mi intartaglio se devo parlare in pubblico.
- Non amo la "gente".
Risultato:
Venire scelta per un lavoro di guida turistica e animatrice in costume, ad un'ora e 10 di auto da casa.
Senso: la mia vita non ne ha!
lunedì 19 marzo 2012
"Ho visto musical che voi umani..."
A quanto pare, continuo a sentire l'irrefrenabile desiderio di perseverare nella mia professione segreta: la spacciatrice di musical semisconosciuti.
In particolare, l'ispirazione per questo post mi è venuta dopo avere scoperto che esistono due versioni di Lestat - the musical ovvero la prima presentata a San Francisco, e quella pesantemente modificata e presentata a Broadway. Ho avuto la fortuna di trovarle entrambe, ma è soltanto un caso che io le abbia viste "al contrario": prima quella di New York e poi quella di San Francisco. Questo forse, inconsciamente, mi ha aiutata anche nel compito di confrontarle, dato che mi ero già presa una cotta tremenda per la versione di NY, da molti fan considerata la peggiore.
Sostanzialmente, le differenze sono ben riassunte nell'articolo di wikipedia dedicato al musical:
[The pre-Broadway version of the Lestat musical was extremely different from the New York version of the Lestat musical. Even though it was the highest-earning pre-Broadway play in San Francisco history (beating out Wicked and Cats) the company drastically revised the play. The San Francisco version, performed at the city's historic Curran Theater during the final months of 2005 and early 2006, had far more elaborate stage effects and production values and included projected images illustrating the main character, Lestat's, story.
The Broadway version of Lestat was more interpretive, and used fewer projections. It also cut quite a few plot elements from San Francisco. The song "Right Before My Eyes" was inserted, "In Paris", a duet sung by Nicolas and Lestat was cut, and "In Paris" was expanded to when Lestat first arrives in Paris and sees Nicolas' work at the theater, the number was called "In Paris Sequence". Gabrielle's solo "Nothing Here" was changed to "Beautiful Boy"; and the play-within-a-play in the Vampire theater, was changed from the number "Origin of the Species", which explained the legend of King Enkil and Queen Akasha, to "Morality Play", which was about Armand and Marius' relationship, and completely scrapped any references to The Queen of the Damned, including, later in previews, cutting Queen Akasha and King Enkil from the show completely. This version was played March 25, 2006 to May 28, 2006 at the Palace Theater for 33 previews and 39 performances.]
(fonte - Wikipedia)
La prima cosa che salta all'occhio è quanto la versione di SF sia quasi perfettamente fedele al libro, "Scelti dalle tenebre", ed è assolutamente un grosso punto a favore di quella produzione. Il peccato, nella versione di NY, era proprio vedere come la storia fosse riassunta all'inverosimile, ridotta all'osso, quasi, del tutto priva di tutte quelle connotazioni sentimentali e filosofiche di cui invece è pieno il libro. Ecco, nella versione di SF sono riusciti ad inserire alcuni di quei dialoghi essenziali, che non solo rivelano molto di più dei singoli personaggi, ma danno al musical tutto un altro sapore.
Nicolas, per esempio: nella versione di NY il suo personaggio è pesantemente sacrificato, anche se è importante. Certo, ha comunque un ruolo chiave nella vicenda:morire in modo orribile ma non si vede niente di lui, dei suoi pensieri o il suo tormento interiore; non è nient'altro che la spalla di Lestat. Nella versione di SF ha molte più scene dedicate a lui: è un personaggio che parla, discute, interagisce, si scontra con Lestat, e diventa molto più plausibile.
Una cosa che non ho perdonato, però, è stato non avere alcuni dei miei pezzi preferiti: manca "The Bugs and the Bears", che pur non essendo essenziale è un momento molto tenero, e poi non c'è "Right Before my Eyes". E quella no. Quella la voglio. La esigo. Così come la reprise: invece di inserire ogni volta una reprise del giro di note di "The Thirst" avrei messo quei due pezzi: brevissimi ma da spaccacuore, e l'ultimo si sarebbe inserito perfettamente dopo "Crimson Kiss" e prima dell'arrivo di Marius, anche senza bisogno di mostrare sul palco la morte di Nicolas come invece avviene nella produzione di NY.
And now his life slips through my hands
his gentle soul leaves on the wind
a broken angel finds release
from all my selfish dreams that darkness brings.
So what do I do now?
He's gone, I'm left alone and so unsure
Who'll guide me now, and give me tears to cry?
When all I loved died right before my eyes.
Un'altra nota stilistica a favore della versione di SF sono le scenografie: quelle di NY sono spesso scarne, a volte del tutto assenti, mentre la prima ha una grande cura nel ricreare perfino gli ambienti interni. Detta così, sembra che tutto vada a favore della prima versione (infatti non capisco perché i produttori abbiano voluto cambiarla così a fondo): non è del tutto vero, perché anche lo spettacolo di SF ha i suoi difetti. Il più lampante? È statico. È statico da morire, e non so se fossero gli attori che dovevano ancora farsi le ossa, ma ne dubito: Hugh Panaro non era l'ultimo arrivato neanche allora, ed è stato più volte nientemeno che il Fantasma. Canzoni che sarebbero state perfette per coreografie di gruppo (come hanno, stavolta giustamente, rimediato nella versione Newyorkese) sono banali e staticissime: "In Paris" è moscetta se cantata da due soli attori che peraltro stanno quasi sempre seduti, invece che da un'intera folla. Così come "Welcome to the new world" che nella versione di NY è semplicemente fantastica, e ha un'impennata improvvisa anche in quanto a scenografia.
Poi, i costumi: io preferisco quelli di NY. In realtà ci sono poche differenze, ma l'aspetto dei personaggi mi sembra molto migliore nella seconda versione, e anche Hugh Panaro riesce sempre a dare il meglio di sé.
Personalmente, invece, trovo Marius pessimo in entrambe le produzioni (identiche). È ritratto come una specie di monaco buddista basso, pelato e rotondetto. E lui non deve neanche cantare, quindi non è che l'attore sia stato scelto magari non per il suo aspetto ma per le sue doti canore. C'è da dire che nella versione di SF, al teatro dei vampiri mettono in scena "The Origin of the Species", che era un modo molto carino di raccontare la storia dei progenitori dei vampiri, Enkil e Akasha, (lo spettacolo che invece viene mostrato nella versione di NY è quasi incomprensibile e visivamente noioso) e lì compariva una versione teatrale di Marius con lunghi capelli bianchi e un sontuoso abito rosso. E io chiedo, ma perché non l'hanno semplicemente vestito così nella versione ufficiale?
Nota di demerito per la versione di SF: durante il bellissimo pezzo di "The Thirst", Lestat afferra la sua prima vittima e la morde... alla pancia. No, scusa. Stiamo scherzando? Alla pancia?!? Era tanto difficile il classico morso da vampiro, peraltro molto d'effetto sul palcoscenico? Dovrebbe essere un momento tragico, e invece o ti metti a ridere o ti cascano le braccia.
Uno dei commenti che è stato fatto alla versione di New York si riassume semplicemente in: "più gay". D'accordo, salta all'occhio che nella produzione di NY sono state inserite un sacco di interazioni in più tra i personaggi (e questa è tra le cose che lo rendono meno statico e più divertente), comprese quelle amorose che nella versione SF erano solo accennate. Per me non è affatto un male. Anzi, posso dire di averle anche apprezzate: e diciamolo fuori dai denti, tutti i vari momenti Lestat/Nicolas, Lestat/Louis sono fin troppo canonici. Non c'è niente che non succeda (o non si intuisca) nei libri, perciò ci sta, e anche bene. Avrei anche lasciato la scena del morso di Armand, il cui ruolo è quasi uguale in entrambe le versioni, però in quella di NY è più energico e interessante.
Il finale è più completo nella versione di SF: forse un po' troppo sfarzoso o "buonista" però ci poteva stare.
Perciò, anche se il musical non è mai più stato ripreso in mano dopo avere chiuso a Broadway, secondo me la cosa perfetta da fare sarebbe stata prendere il meglio delle modifiche apportate nella versione di NY e spalmarle sulla struttura della versione di SF. Aveva le potenzialità per essere un ottimo musical, invece di fare un buco nell'acqua.
Bene, io ho la mia scaletta. Se qualcuno mi trova una compagnia teatrale, telefoniamo a Broadway e lo rimettiamo in scena in un attimo!
In particolare, l'ispirazione per questo post mi è venuta dopo avere scoperto che esistono due versioni di Lestat - the musical ovvero la prima presentata a San Francisco, e quella pesantemente modificata e presentata a Broadway. Ho avuto la fortuna di trovarle entrambe, ma è soltanto un caso che io le abbia viste "al contrario": prima quella di New York e poi quella di San Francisco. Questo forse, inconsciamente, mi ha aiutata anche nel compito di confrontarle, dato che mi ero già presa una cotta tremenda per la versione di NY, da molti fan considerata la peggiore.
Sostanzialmente, le differenze sono ben riassunte nell'articolo di wikipedia dedicato al musical:
[The pre-Broadway version of the Lestat musical was extremely different from the New York version of the Lestat musical. Even though it was the highest-earning pre-Broadway play in San Francisco history (beating out Wicked and Cats) the company drastically revised the play. The San Francisco version, performed at the city's historic Curran Theater during the final months of 2005 and early 2006, had far more elaborate stage effects and production values and included projected images illustrating the main character, Lestat's, story.
The Broadway version of Lestat was more interpretive, and used fewer projections. It also cut quite a few plot elements from San Francisco. The song "Right Before My Eyes" was inserted, "In Paris", a duet sung by Nicolas and Lestat was cut, and "In Paris" was expanded to when Lestat first arrives in Paris and sees Nicolas' work at the theater, the number was called "In Paris Sequence". Gabrielle's solo "Nothing Here" was changed to "Beautiful Boy"; and the play-within-a-play in the Vampire theater, was changed from the number "Origin of the Species", which explained the legend of King Enkil and Queen Akasha, to "Morality Play", which was about Armand and Marius' relationship, and completely scrapped any references to The Queen of the Damned, including, later in previews, cutting Queen Akasha and King Enkil from the show completely. This version was played March 25, 2006 to May 28, 2006 at the Palace Theater for 33 previews and 39 performances.]
(fonte - Wikipedia)
La prima cosa che salta all'occhio è quanto la versione di SF sia quasi perfettamente fedele al libro, "Scelti dalle tenebre", ed è assolutamente un grosso punto a favore di quella produzione. Il peccato, nella versione di NY, era proprio vedere come la storia fosse riassunta all'inverosimile, ridotta all'osso, quasi, del tutto priva di tutte quelle connotazioni sentimentali e filosofiche di cui invece è pieno il libro. Ecco, nella versione di SF sono riusciti ad inserire alcuni di quei dialoghi essenziali, che non solo rivelano molto di più dei singoli personaggi, ma danno al musical tutto un altro sapore.
Nicolas, per esempio: nella versione di NY il suo personaggio è pesantemente sacrificato, anche se è importante. Certo, ha comunque un ruolo chiave nella vicenda:
Una cosa che non ho perdonato, però, è stato non avere alcuni dei miei pezzi preferiti: manca "The Bugs and the Bears", che pur non essendo essenziale è un momento molto tenero, e poi non c'è "Right Before my Eyes". E quella no. Quella la voglio. La esigo. Così come la reprise: invece di inserire ogni volta una reprise del giro di note di "The Thirst" avrei messo quei due pezzi: brevissimi ma da spaccacuore, e l'ultimo si sarebbe inserito perfettamente dopo "Crimson Kiss" e prima dell'arrivo di Marius, anche senza bisogno di mostrare sul palco la morte di Nicolas come invece avviene nella produzione di NY.
And now his life slips through my hands
his gentle soul leaves on the wind
a broken angel finds release
from all my selfish dreams that darkness brings.
So what do I do now?
He's gone, I'm left alone and so unsure
Who'll guide me now, and give me tears to cry?
When all I loved died right before my eyes.
Un'altra nota stilistica a favore della versione di SF sono le scenografie: quelle di NY sono spesso scarne, a volte del tutto assenti, mentre la prima ha una grande cura nel ricreare perfino gli ambienti interni. Detta così, sembra che tutto vada a favore della prima versione (infatti non capisco perché i produttori abbiano voluto cambiarla così a fondo): non è del tutto vero, perché anche lo spettacolo di SF ha i suoi difetti. Il più lampante? È statico. È statico da morire, e non so se fossero gli attori che dovevano ancora farsi le ossa, ma ne dubito: Hugh Panaro non era l'ultimo arrivato neanche allora, ed è stato più volte nientemeno che il Fantasma. Canzoni che sarebbero state perfette per coreografie di gruppo (come hanno, stavolta giustamente, rimediato nella versione Newyorkese) sono banali e staticissime: "In Paris" è moscetta se cantata da due soli attori che peraltro stanno quasi sempre seduti, invece che da un'intera folla. Così come "Welcome to the new world" che nella versione di NY è semplicemente fantastica, e ha un'impennata improvvisa anche in quanto a scenografia.
Poi, i costumi: io preferisco quelli di NY. In realtà ci sono poche differenze, ma l'aspetto dei personaggi mi sembra molto migliore nella seconda versione, e anche Hugh Panaro riesce sempre a dare il meglio di sé.
Personalmente, invece, trovo Marius pessimo in entrambe le produzioni (identiche). È ritratto come una specie di monaco buddista basso, pelato e rotondetto. E lui non deve neanche cantare, quindi non è che l'attore sia stato scelto magari non per il suo aspetto ma per le sue doti canore. C'è da dire che nella versione di SF, al teatro dei vampiri mettono in scena "The Origin of the Species", che era un modo molto carino di raccontare la storia dei progenitori dei vampiri, Enkil e Akasha, (lo spettacolo che invece viene mostrato nella versione di NY è quasi incomprensibile e visivamente noioso) e lì compariva una versione teatrale di Marius con lunghi capelli bianchi e un sontuoso abito rosso. E io chiedo, ma perché non l'hanno semplicemente vestito così nella versione ufficiale?
Nota di demerito per la versione di SF: durante il bellissimo pezzo di "The Thirst", Lestat afferra la sua prima vittima e la morde... alla pancia. No, scusa. Stiamo scherzando? Alla pancia?!? Era tanto difficile il classico morso da vampiro, peraltro molto d'effetto sul palcoscenico? Dovrebbe essere un momento tragico, e invece o ti metti a ridere o ti cascano le braccia.
Uno dei commenti che è stato fatto alla versione di New York si riassume semplicemente in: "più gay". D'accordo, salta all'occhio che nella produzione di NY sono state inserite un sacco di interazioni in più tra i personaggi (e questa è tra le cose che lo rendono meno statico e più divertente), comprese quelle amorose che nella versione SF erano solo accennate. Per me non è affatto un male. Anzi, posso dire di averle anche apprezzate: e diciamolo fuori dai denti, tutti i vari momenti Lestat/Nicolas, Lestat/Louis sono fin troppo canonici. Non c'è niente che non succeda (o non si intuisca) nei libri, perciò ci sta, e anche bene. Avrei anche lasciato la scena del morso di Armand, il cui ruolo è quasi uguale in entrambe le versioni, però in quella di NY è più energico e interessante.
Il finale è più completo nella versione di SF: forse un po' troppo sfarzoso o "buonista" però ci poteva stare.
Perciò, anche se il musical non è mai più stato ripreso in mano dopo avere chiuso a Broadway, secondo me la cosa perfetta da fare sarebbe stata prendere il meglio delle modifiche apportate nella versione di NY e spalmarle sulla struttura della versione di SF. Aveva le potenzialità per essere un ottimo musical, invece di fare un buco nell'acqua.
Bene, io ho la mia scaletta. Se qualcuno mi trova una compagnia teatrale, telefoniamo a Broadway e lo rimettiamo in scena in un attimo!
lunedì 12 marzo 2012
Intervista col Vampiro (ma dai?!?) - film 1994
Ho guardato diverse volte Intervista col Vampiro anche prima di appassionarmi alla storia -e a Lestat- col secondo libro di Anne Rice. È sempre stato uno di quei film in perfetto equilibrio tra il piacermi e non piacermi, anche se tirando le somme ci trovo sempre più pregi che difetti.
Prima cosa: il cast. Punto spinosissimo, che divide da anni orde di fan dei libri.
Personalmente, trovo sia Lestat che Louis del film piuttosto accettabili e simili, in una certa misura, alle descrizioni dei libri. Mi piace come Tom Cruise fa Lestat (per quanto la sua parrucca bionda ogni tanto sembri essere passata attraverso un aspirapolvere...). Brad Pitt poteva starci fisicamente per Louis, ma... mio dio, poche volte l'ho visto così -è proprio il caso di dirlo- impalato come in questo film. Il risultato è una recitazione da vampiro stereotipato: tutto rigido e che parla sussurrando; questo è proprio uno dei lati che non mi convincono, e in italiano anche il doppiaggio non aiuta. Solo Tom Cruise riesce, ogni tanto, a sciogliersi un po' e a non suonare ridicolo.
Claudia la trovo molto azzeccata: fantastica da ascoltare con l'audio originale in inglese, prova vivente che agli inizi della sua carriera Kirsten Dunst sapeva recitare!
Armand... il meno azzeccato di tutti, ma per il semplice fatto che con lui hanno volutamente ignorato la sua descrizione nel libro: ovvio che Antonio Banderas non c'entra niente con un giovanotto rinascimentale dai capelli ramati. Però c'è da dire che per quella parte occorreva un certo carisma da "capo dei vampiri" che un attore giovane non avrebbe avuto, per questo probabilmente si sono affidati ad un attore del suo calibro. Anche se non è che brilli. E lo dico da fan di Banderas.
È una mia ipotesi, ma probabilmente all'epoca hanno fatto questa scelta: scegliere deliberatamente i belli del momento. E non è stata una scelta sbagliata, secondo me. Semmai, è divertente il fatto che questo ruolo abbia fatto vincere un Razzie Award a Cruise e Pitt... per la peggior coppia!
In quanto al film, sono convinta che per l'anno in cui è uscito (1994) fosse un buon prodotto, e tutt'ora è piacevole da guardare. Ci sono alcune scelte stilistiche che mi stonano, la recitazione troppo spesso volutamente "impalata" o esasperata, scene di lotta abbastanza penose, ma per il resto ci sono decisamente molte altre cose che funzionano. È interessante ed è oggettivamente bello da vedere, anche solo per l'atmosfera cupa, per la ricchezza dei costumi e delle scenografie. Tutta la parte con Claudia è la mia preferita, ma penso che la parte veramente viva, e anche divertente, del film sia dalla vampirizzazione di Louis fino alla fuga da New Orleans. Uscito di scena Lestat, il film si ammoscia un po': anche la parte al Teatro dei Vampiri non fa granché per risollevare l'atmosfera. La fine di Claudia e il rogo del teatro finalmente riaccendono l'attenzione, così come la conclusione del racconto di Louis.
Sotto questo aspetto, la nota veramente positiva è il cambio radicale che hanno fatto col finale del libro: ovvero il ritorno in scena di Lestat in tutto il suo splendore. Paraponziponzipom. Secondo me è stato giusto: un finale chiuso, o comunque criptico come quello del libro sarebbe stato moscio, per un film che già di suo tende ad appiattirsi due o tre volte. Invece, un finale così è di quelli che ti strappano la ghignata di soddisfazione. E poi è stato giusto anche per il personaggio di Lestat: dato che non ci sarà mai un film di Scelti dalle Tenebre (e io piango... so che hanno provato a frullare qualche dettagli nel film La Regina dei Dannati, ma il poco che ho visto mi sapeva di cagata colossale) era l'unico modo di rendergli giustizia.
Per me, il bello del film è che nonostante tutto resta molto, molto attinente al libro, soprattutto nei dialoghi. Probabilmente è stato il meglio che si potesse fare. A volte mi chiedo cosa verrebbe fuori se decidessero adesso di farne un remake... se rimanessero fedelissimi al testo, forse ne verrebbe fuori un gran bel film. O una sublime boiata. Forse è davvero meglio non saperlo!
lunedì 6 febbraio 2012
Cosplayer orfani?
È appena passata la fiera del fumetto di Novegro, quella che da alcuni anni è una delle mie fiere preferite... e stavolta, me la sono "persa". Per semplici questioni di tempo o di impegno, né io né le mie amiche abbiamo programmato di andarci: non avevamo progetti in sospeso, un costume o un gruppo da portare proprio a quella fiera; molti avevano di meglio da fare, la neve avrebbe complicato qualunque spostamento, e così semplicemente il problema non si è posto.
Però mi sono accorta che mi mancano le fiere cosplay: quella in particolare, per questo, a ripensarci, un po' mi dispiace di essermela lasciata sfuggire quasi senza neanche pensarci.
E, mentre da una parte preme la pura nostalgia di mettermi in costume, di realizzare un intero gruppo, la folle sarabanda di costumi, parrucche e foto, dall'altra mi chiedo come deve essere la situazione per i "novelli" cosplayer. Il cosplay, come molte altre cose, deve la sua diffusione qui in Italia grazie ad internet: io stessa ne sono venuta a conoscenza per la prima volta tramite un forum, e pur frequentando già compagnie di gioco di ruolo e similia non ne avevo mai sentito parlare. La mia curiosità mi ha portata a visitare forum e siti internet personale degli stessi cosplayer, dove mostravano la realizzazione dei loro costumi, le loro foto, i loro scatti durante le fiere del fumetto: è bastato quello per affascinarmi e portarmi ad esclamare: "Voglio farlo anch'io!"
E così ho fatto, per diversi anni. Ci sono riuscita: nel 2006 mi sono tuffata a capofitto nel mondo del cosplay, trascinando con me un buon numero di amiche e -cosa più importante- guadagnandone altre nel percorso. Mi piaceva, e anche tanto. Per alcuni anni ho cercato di fare più fiere possibili, visto che mi davano la scusa per realizzare costumi e per interpretare i personaggi che amo, cosa a cui non rinuncio nemmeno adesso. Io e le mie amiche -che mi avevano seguita con lo stesso entusiasmo... o che avevo provveduto io stessa a trascinare per i capelli ^^ - ne combinammo un bel po' insieme, e ci divertimmo molto: poi, negli ultimi anni, il numero delle fiere a cui siamo andate o di costumi realizzati è diminuito drasticamente. Niente di cui stupirsi: il tempo che passa, gli impegni che si accumulano, le difficoltà degli spostamenti, tutte cose purtroppo normali.
Sulle prime ci ero rimasta un po' male, perché si è pur sempre trattato di un bel gioco che mi veniva sottratto. Poi però ho capito che alla fine non aveva importanza quante fiere facevo o quando avrei potuto dedicarmi ad un certo costume: il momento sarebbe arrivato, ci sarebbe stato un nuovo gruppo a cui lavorare insieme, un nuovo costume per cui chiedere aiuto, qualcos'altro da organizzare... a suo tempo. L'incontro con i Ruoleggi dei Caraibi alla fiera di Rimini, le bellissime amicizie che ne sono conseguite e i gruppi che siamo riusciti -una volta all'anno- a portare tutti insieme ne sono una prova tangibile. A distanza di tempo, ho anche deciso di aprire una pagina su deviantart completamente dedicata ai nostri cosplay, per celebrare quello che avevamo fatto, e l'ho chiamata La Corte dei Miracoli.
Io, insomma, continuo a ritenermi una cosplayer anche se partecipo a pochissime fiere e se faccio foto con l'unico sfondo del cortile di casa mia tanto per scherzare. Però non posso negare che, all'inizio, una grandissima mano mi è stata data da internet: c'erano i forum, grandi e piccoli, in cui anche un'inesperta esordiente come me poteva guardare le foto delle fiere, esplorare i vari tutorial e chiedere consigli ad altri ragazzi con la stessa passione. Sono la prima a sostenere che molti forum si sono, col tempo, trasformati in vere e proprie fosse dei serpenti, ma posso dire onestamente che nessuna lite cibernetica ha mai toccato me personalmente: non sono mai stata in contatto con molti cosplayer, e di certo non sono mai stata una delle tanto chiacchierate "vip del cosplay". E neanche mi interessa. Ma sto divagando: il punto è che, oggi, non esiste più neanche uno di quei forum. Per quello che ne so, i più grossi sono stati chiusi recentemente, e non ho mai saputo se ne fossero stati aperti altri per sostituirli.
Quindi, a chi si rivolgono i nuovi cosplayer? I ragazzi che magari non sono mai stati ad una fiera in vita loro e vorrebbero solo sapere se quella fiera è meritevole o meno, se c'è un biglietto d'ingresso, dove possono trovare il sito con gli orari di apertura? Se vogliono sapere se ci sono gli spogliatoi e a che ora comincia la gara? Fortunatamente molti siti delle fiere mettono fuori le informazioni apposta per i cosplayer, ma non tutte le nuove leve lo sanno. Per quanti lati negativi abbiano i avuto i forum, non era male avere un luogo dove curiosare i tutorial o scambiarsi opinioni. Era divertente sfogliare le gallerie ed emozionarsi perché in foto c'eri anche tu, col tuo costume. Molti ragazzi di un piccolo forum indipendente di cosplay erano diventati amici miei, e abbiamo fatto anche dei gruppi e delle fiere insieme: dopo, per svariati motivi, la compagnia si è disgregata e i contatti si sono persi, anche se ovviamente ogni tanto si rivede in fiera qualche faccia conosciuta, e ci si saluta volentieri.
Con la sparizione dei forum, è come se anche l'ambiente del cosplay fosse diventato ancora più "chiuso" di quanto non sia già adesso. Molti di quelli che lo frequentano da più tempo di me sono d'accordo nel dire che c'è un sentimento comune: che il cosplay sia riservato ad una qualche elite, una fetta ristretta di privilegiati. Io non ho mancato di notare che molti fotografi, in fiera, non perdono tempo con te se non sei qualcuno famoso in rete, o una bella ragazza svestita. Quando gli stessi cosplayer sono così chiusi ad interferenze esterne, come fanno i giovani cosplayer ad avvicinarsi a questo mondo che li affascina, ma che li tiene chiusi fuori?
Forse, facendo come anche noi abbiamo sempre fatto. Con il coraggio di mettersi una parrucca colorata e dei vestiti assurdi, e di piazzarsi in mezzo alla folla a fare foto.
Così come è sempre stato.
Però mi sono accorta che mi mancano le fiere cosplay: quella in particolare, per questo, a ripensarci, un po' mi dispiace di essermela lasciata sfuggire quasi senza neanche pensarci.
E, mentre da una parte preme la pura nostalgia di mettermi in costume, di realizzare un intero gruppo, la folle sarabanda di costumi, parrucche e foto, dall'altra mi chiedo come deve essere la situazione per i "novelli" cosplayer. Il cosplay, come molte altre cose, deve la sua diffusione qui in Italia grazie ad internet: io stessa ne sono venuta a conoscenza per la prima volta tramite un forum, e pur frequentando già compagnie di gioco di ruolo e similia non ne avevo mai sentito parlare. La mia curiosità mi ha portata a visitare forum e siti internet personale degli stessi cosplayer, dove mostravano la realizzazione dei loro costumi, le loro foto, i loro scatti durante le fiere del fumetto: è bastato quello per affascinarmi e portarmi ad esclamare: "Voglio farlo anch'io!"
E così ho fatto, per diversi anni. Ci sono riuscita: nel 2006 mi sono tuffata a capofitto nel mondo del cosplay, trascinando con me un buon numero di amiche e -cosa più importante- guadagnandone altre nel percorso. Mi piaceva, e anche tanto. Per alcuni anni ho cercato di fare più fiere possibili, visto che mi davano la scusa per realizzare costumi e per interpretare i personaggi che amo, cosa a cui non rinuncio nemmeno adesso. Io e le mie amiche -che mi avevano seguita con lo stesso entusiasmo... o che avevo provveduto io stessa a trascinare per i capelli ^^ - ne combinammo un bel po' insieme, e ci divertimmo molto: poi, negli ultimi anni, il numero delle fiere a cui siamo andate o di costumi realizzati è diminuito drasticamente. Niente di cui stupirsi: il tempo che passa, gli impegni che si accumulano, le difficoltà degli spostamenti, tutte cose purtroppo normali.
Sulle prime ci ero rimasta un po' male, perché si è pur sempre trattato di un bel gioco che mi veniva sottratto. Poi però ho capito che alla fine non aveva importanza quante fiere facevo o quando avrei potuto dedicarmi ad un certo costume: il momento sarebbe arrivato, ci sarebbe stato un nuovo gruppo a cui lavorare insieme, un nuovo costume per cui chiedere aiuto, qualcos'altro da organizzare... a suo tempo. L'incontro con i Ruoleggi dei Caraibi alla fiera di Rimini, le bellissime amicizie che ne sono conseguite e i gruppi che siamo riusciti -una volta all'anno- a portare tutti insieme ne sono una prova tangibile. A distanza di tempo, ho anche deciso di aprire una pagina su deviantart completamente dedicata ai nostri cosplay, per celebrare quello che avevamo fatto, e l'ho chiamata La Corte dei Miracoli.
Io, insomma, continuo a ritenermi una cosplayer anche se partecipo a pochissime fiere e se faccio foto con l'unico sfondo del cortile di casa mia tanto per scherzare. Però non posso negare che, all'inizio, una grandissima mano mi è stata data da internet: c'erano i forum, grandi e piccoli, in cui anche un'inesperta esordiente come me poteva guardare le foto delle fiere, esplorare i vari tutorial e chiedere consigli ad altri ragazzi con la stessa passione. Sono la prima a sostenere che molti forum si sono, col tempo, trasformati in vere e proprie fosse dei serpenti, ma posso dire onestamente che nessuna lite cibernetica ha mai toccato me personalmente: non sono mai stata in contatto con molti cosplayer, e di certo non sono mai stata una delle tanto chiacchierate "vip del cosplay". E neanche mi interessa. Ma sto divagando: il punto è che, oggi, non esiste più neanche uno di quei forum. Per quello che ne so, i più grossi sono stati chiusi recentemente, e non ho mai saputo se ne fossero stati aperti altri per sostituirli.
Quindi, a chi si rivolgono i nuovi cosplayer? I ragazzi che magari non sono mai stati ad una fiera in vita loro e vorrebbero solo sapere se quella fiera è meritevole o meno, se c'è un biglietto d'ingresso, dove possono trovare il sito con gli orari di apertura? Se vogliono sapere se ci sono gli spogliatoi e a che ora comincia la gara? Fortunatamente molti siti delle fiere mettono fuori le informazioni apposta per i cosplayer, ma non tutte le nuove leve lo sanno. Per quanti lati negativi abbiano i avuto i forum, non era male avere un luogo dove curiosare i tutorial o scambiarsi opinioni. Era divertente sfogliare le gallerie ed emozionarsi perché in foto c'eri anche tu, col tuo costume. Molti ragazzi di un piccolo forum indipendente di cosplay erano diventati amici miei, e abbiamo fatto anche dei gruppi e delle fiere insieme: dopo, per svariati motivi, la compagnia si è disgregata e i contatti si sono persi, anche se ovviamente ogni tanto si rivede in fiera qualche faccia conosciuta, e ci si saluta volentieri.
Con la sparizione dei forum, è come se anche l'ambiente del cosplay fosse diventato ancora più "chiuso" di quanto non sia già adesso. Molti di quelli che lo frequentano da più tempo di me sono d'accordo nel dire che c'è un sentimento comune: che il cosplay sia riservato ad una qualche elite, una fetta ristretta di privilegiati. Io non ho mancato di notare che molti fotografi, in fiera, non perdono tempo con te se non sei qualcuno famoso in rete, o una bella ragazza svestita. Quando gli stessi cosplayer sono così chiusi ad interferenze esterne, come fanno i giovani cosplayer ad avvicinarsi a questo mondo che li affascina, ma che li tiene chiusi fuori?
Forse, facendo come anche noi abbiamo sempre fatto. Con il coraggio di mettersi una parrucca colorata e dei vestiti assurdi, e di piazzarsi in mezzo alla folla a fare foto.
Così come è sempre stato.
sabato 4 febbraio 2012
Ossessionata e contenta
Non è una novità per nessuno: ho una spiccata tendenza all'ossessione.
Quando scopro qualcosa che mi piace -che veramente mi piace- a me, ogni volta, provoca lo stesso effetto dell'Illuminazione sulla via Damasco: vado letteralmente giù di testa, ne fruisco in continuazione per essere sicura di non essermi persa nemmeno un dettaglio (per questo mi piace tanto riguardare i film, rileggere i libri, ascoltare le stesse canzoni milioni di volte), e soprattutto mi metto a cercare ogni cosa che sia stata detta/scritta/disegnata/filmata/registrata sull'argomento. Me ne innamoro. E mi ci attacco come ad una bottiglia, per svuotarla fino all'ultimo sorso.
L'ho sempre fatto fin da piccola con quelli che erano i miei personaggi preferiti, i cartoni, i libri, anche se la svolta decisiva, l'Ossessione con la O maiuscola, è stato decisamente capitan Jack Sparrow. I Pirati e il loro mondo sono stati la passione che mi ha restituito la spina dorsale e la voglia di vivere, e che mi accompagnano fino ad oggi: dopo si sono susseguite altre cose che, per un motivo o per l'altro, sono state destinate ad accompagnarmi in modo costante in certi periodi della mia vita. Ci scherzo sopra, li ho affettuosamente identificati come "le mie ombre inquietanti" nei miei fumetti, però è innegabile dire che hanno sempre avuto un ruolo speciale: il Joker di The Dark Knight, che mi ha portata a divorare qualsiasi cosa avesse a che fare con Batman (ma più spiccatamente, col Joker e Harley Quinn); Rocky Horror Pictures Show che mi ha riacceso la passione per i musical e regalato un sacco di risate; Cats che è stato un innamoramento tardivo ma totale. E lungo la strada potrei aggiungere tutti gli altri musical che ho amato alla follia come il Phantom, Avenue Q, Les Miserables, Wicked. O i film che ho amato, i libri che ho letto, il gioco di ruolo.
L'innamoramento più recente è dovuto a Lestat - il musical, che mi ha portato in blocco non solo uno spettacolo piuttosto carino con alcune belle canzoni, ma anche una settimana a divorarmi il secondo libro di Anne Rice e la totale rivalutazione di un personaggio che non avevo mai apprezzato come merita. Lestat, appunto. Il divertente di questi innamoramenti improvvisi è che sono sempre, sempre, sempre del tutto inaspettati, non programmati e non incoraggiati in nessun modo se non con la semplice curiosità.
In ogni caso, ho sempre bisogno di "andare in fissa" con qualcosa, periodicamente. È qualcosa che mi riaccende il motore, che mi spinge a conoscere nuove cose e nuovi orizzonti, proprio come conoscere capitan Jack Sparrow mi portò a diventare quella che sono ora, amicizie ed esperienze comprese.
Mi piace riscoprirmi continuamente capace di "innamorarmi" di nuovo delle cose. Spesso, purtroppo, la cosa più difficile è proprio trovare qualcuno che condivida con me le stesse passioni, perché ovviamente non tutti sono voraci lettori, o appassionati di musical, o cosplayer, o disposti a scovare e guardare su internet l'unica ripresa esistente di due ore di spettacolo ripreso con una telecamera a mano cladestina... però, qualche volta, per fortuna succede anche quello.
Ma la cosa più bella è sempre questa: che gli innamoramenti rimangono. Non ho mai smesso di tenermi nel cuore tutto ciò che ho amato o apprezzato da piccola, così come adesso non ho mai smesso di amare tutto ciò per cui sono "andata in fissa" in passato. Ogni cosa di cui sono stata appassionata è ancora con me, come un enorme tesoro scintillante rinchiuso dentro una cassa, da aprire quando mi va per potermi crogiolare tra le sue meraviglie!
Quando scopro qualcosa che mi piace -che veramente mi piace- a me, ogni volta, provoca lo stesso effetto dell'Illuminazione sulla via Damasco: vado letteralmente giù di testa, ne fruisco in continuazione per essere sicura di non essermi persa nemmeno un dettaglio (per questo mi piace tanto riguardare i film, rileggere i libri, ascoltare le stesse canzoni milioni di volte), e soprattutto mi metto a cercare ogni cosa che sia stata detta/scritta/disegnata/filmata/registrata sull'argomento. Me ne innamoro. E mi ci attacco come ad una bottiglia, per svuotarla fino all'ultimo sorso.
L'ho sempre fatto fin da piccola con quelli che erano i miei personaggi preferiti, i cartoni, i libri, anche se la svolta decisiva, l'Ossessione con la O maiuscola, è stato decisamente capitan Jack Sparrow. I Pirati e il loro mondo sono stati la passione che mi ha restituito la spina dorsale e la voglia di vivere, e che mi accompagnano fino ad oggi: dopo si sono susseguite altre cose che, per un motivo o per l'altro, sono state destinate ad accompagnarmi in modo costante in certi periodi della mia vita. Ci scherzo sopra, li ho affettuosamente identificati come "le mie ombre inquietanti" nei miei fumetti, però è innegabile dire che hanno sempre avuto un ruolo speciale: il Joker di The Dark Knight, che mi ha portata a divorare qualsiasi cosa avesse a che fare con Batman (ma più spiccatamente, col Joker e Harley Quinn); Rocky Horror Pictures Show che mi ha riacceso la passione per i musical e regalato un sacco di risate; Cats che è stato un innamoramento tardivo ma totale. E lungo la strada potrei aggiungere tutti gli altri musical che ho amato alla follia come il Phantom, Avenue Q, Les Miserables, Wicked. O i film che ho amato, i libri che ho letto, il gioco di ruolo.
L'innamoramento più recente è dovuto a Lestat - il musical, che mi ha portato in blocco non solo uno spettacolo piuttosto carino con alcune belle canzoni, ma anche una settimana a divorarmi il secondo libro di Anne Rice e la totale rivalutazione di un personaggio che non avevo mai apprezzato come merita. Lestat, appunto. Il divertente di questi innamoramenti improvvisi è che sono sempre, sempre, sempre del tutto inaspettati, non programmati e non incoraggiati in nessun modo se non con la semplice curiosità.
In ogni caso, ho sempre bisogno di "andare in fissa" con qualcosa, periodicamente. È qualcosa che mi riaccende il motore, che mi spinge a conoscere nuove cose e nuovi orizzonti, proprio come conoscere capitan Jack Sparrow mi portò a diventare quella che sono ora, amicizie ed esperienze comprese.
Mi piace riscoprirmi continuamente capace di "innamorarmi" di nuovo delle cose. Spesso, purtroppo, la cosa più difficile è proprio trovare qualcuno che condivida con me le stesse passioni, perché ovviamente non tutti sono voraci lettori, o appassionati di musical, o cosplayer, o disposti a scovare e guardare su internet l'unica ripresa esistente di due ore di spettacolo ripreso con una telecamera a mano cladestina... però, qualche volta, per fortuna succede anche quello.
Ma la cosa più bella è sempre questa: che gli innamoramenti rimangono. Non ho mai smesso di tenermi nel cuore tutto ciò che ho amato o apprezzato da piccola, così come adesso non ho mai smesso di amare tutto ciò per cui sono "andata in fissa" in passato. Ogni cosa di cui sono stata appassionata è ancora con me, come un enorme tesoro scintillante rinchiuso dentro una cassa, da aprire quando mi va per potermi crogiolare tra le sue meraviglie!
giovedì 19 gennaio 2012
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