lunedì 12 marzo 2012

Intervista col Vampiro (ma dai?!?) - film 1994

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEghM9Ks1SEQy9UNtwwKe9nYXgVp4Oe9VDRnv2ZAOTExr4mdml0f_oNyCNnwaU7UW6RhAVgmLEhTeOcMhL1paWCsJYGrnXUsypKued3A8lTCpN044gtJmtgSi2WLFkRUMMqToWAWIjyuw74/s1600/intervista+col+vampiro.jpg 
Ho guardato diverse volte Intervista col Vampiro anche prima di appassionarmi alla storia -e a Lestat- col secondo libro di Anne Rice. È sempre stato uno di quei film in perfetto equilibrio tra il piacermi e non piacermi, anche se tirando le somme ci trovo sempre più pregi che difetti.
Prima cosa: il cast. Punto spinosissimo, che divide da anni orde di fan dei libri.
Personalmente, trovo sia Lestat che Louis del film piuttosto accettabili e simili, in una certa misura, alle descrizioni dei libri. Mi piace come Tom Cruise fa Lestat (per quanto la sua parrucca bionda ogni tanto sembri essere passata attraverso un aspirapolvere...). Brad Pitt poteva starci fisicamente per Louis, ma... mio dio, poche volte l'ho visto così -è proprio il caso di dirlo- impalato come in questo film. Il risultato è una recitazione da vampiro stereotipato: tutto rigido e che parla sussurrando; questo è proprio uno dei lati che non mi convincono, e in italiano anche il doppiaggio non aiuta. Solo Tom Cruise riesce, ogni tanto, a sciogliersi un po' e a non suonare ridicolo.
Claudia la trovo molto azzeccata: fantastica da ascoltare con l'audio originale in inglese, prova vivente che agli inizi della sua carriera Kirsten Dunst sapeva recitare!
Armand... il meno azzeccato di tutti, ma per il semplice fatto che con lui hanno volutamente ignorato la sua descrizione nel libro: ovvio che Antonio Banderas non c'entra niente con un giovanotto rinascimentale dai capelli ramati. Però c'è da dire che per quella parte occorreva un certo carisma da "capo dei vampiri" che un attore giovane non avrebbe avuto, per questo probabilmente si sono affidati ad un attore del suo calibro. Anche se non è che brilli. E lo dico da fan di Banderas.
È una mia ipotesi, ma probabilmente all'epoca hanno fatto questa scelta: scegliere deliberatamente i belli del momento. E non è stata una scelta sbagliata, secondo me. Semmai, è divertente il fatto che questo ruolo abbia fatto vincere un Razzie Award a Cruise e Pitt... per la peggior coppia!
In quanto al film, sono convinta che per l'anno in cui è uscito (1994) fosse un buon prodotto, e tutt'ora è piacevole da guardare. Ci sono alcune scelte stilistiche che mi stonano, la recitazione troppo spesso volutamente "impalata" o esasperata, scene di lotta abbastanza penose, ma per il resto ci sono decisamente molte altre cose che funzionano. È interessante ed è oggettivamente bello da vedere, anche solo per l'atmosfera cupa, per la ricchezza dei costumi e delle scenografie. Tutta la parte con Claudia è la mia preferita, ma penso che la parte veramente viva, e anche divertente, del film sia dalla vampirizzazione di Louis fino alla fuga da New Orleans. Uscito di scena Lestat, il film si ammoscia un po': anche la parte al Teatro dei Vampiri non fa granché per risollevare l'atmosfera. La fine di Claudia e il rogo del teatro finalmente riaccendono l'attenzione, così come la conclusione del racconto di Louis.
Sotto questo aspetto, la nota veramente positiva è il cambio radicale che hanno fatto col finale del libro: ovvero il ritorno in scena di Lestat in tutto il suo splendore. Paraponziponzipom. Secondo me è stato giusto: un finale chiuso, o comunque criptico come quello del libro sarebbe stato moscio, per un film che già di suo tende ad appiattirsi due o tre volte. Invece, un finale così è di quelli che ti strappano la ghignata di soddisfazione. E poi è stato giusto anche per il personaggio di Lestat: dato che non ci sarà mai un film di Scelti dalle Tenebre (e io piango... so che hanno provato a frullare qualche dettagli nel film La Regina dei Dannati, ma il poco che ho visto mi sapeva di cagata colossale) era l'unico modo di rendergli giustizia.
Per me, il bello del film è che nonostante tutto resta molto, molto attinente al libro, soprattutto nei dialoghi. Probabilmente è stato il meglio che si potesse fare. A volte mi chiedo cosa verrebbe fuori se decidessero adesso di farne un remake... se rimanessero fedelissimi al testo, forse ne verrebbe fuori un gran bel film. O una sublime boiata. Forse è davvero meglio non saperlo!

lunedì 6 febbraio 2012

Cosplayer orfani?

È appena passata la fiera del fumetto di Novegro, quella che da alcuni anni è una delle mie fiere preferite... e stavolta, me la sono "persa". Per semplici questioni di tempo o di impegno, né io né le mie amiche abbiamo programmato di andarci: non avevamo progetti in sospeso, un costume o un gruppo da portare proprio a quella fiera; molti avevano di meglio da fare, la neve avrebbe complicato qualunque spostamento, e così semplicemente il problema non si è posto.
Però mi sono accorta che mi mancano le fiere cosplay: quella in particolare, per questo, a ripensarci, un po' mi dispiace di essermela lasciata sfuggire quasi senza neanche pensarci.
E, mentre da una parte preme la pura nostalgia di mettermi in costume, di realizzare un intero gruppo, la folle sarabanda di costumi, parrucche e foto, dall'altra mi chiedo come deve essere la situazione per i "novelli" cosplayer. Il cosplay, come molte altre cose, deve la sua diffusione qui in Italia grazie ad internet: io stessa ne sono venuta a conoscenza per la prima volta tramite un forum, e pur frequentando già compagnie di gioco di ruolo e similia non ne avevo mai sentito parlare. La mia curiosità mi ha portata a visitare forum e siti internet personale degli stessi cosplayer, dove mostravano la realizzazione dei loro costumi, le loro foto, i loro scatti durante le fiere del fumetto: è bastato quello per affascinarmi e portarmi ad esclamare: "Voglio farlo anch'io!"
E così ho fatto, per diversi anni. Ci sono riuscita: nel 2006 mi sono tuffata a capofitto nel mondo del cosplay, trascinando con me un buon numero di amiche e -cosa più importante- guadagnandone altre nel percorso. Mi piaceva, e anche tanto. Per alcuni anni ho cercato di fare più fiere possibili, visto che mi davano la scusa per realizzare costumi e per interpretare i personaggi che amo, cosa a cui non rinuncio nemmeno adesso. Io e le mie amiche -che mi avevano seguita con lo stesso entusiasmo... o che avevo provveduto io stessa a trascinare per i capelli ^^ - ne combinammo un bel po' insieme, e ci divertimmo molto: poi, negli ultimi anni, il numero delle fiere a cui siamo andate o di costumi realizzati è diminuito drasticamente. Niente di cui stupirsi: il tempo che passa, gli impegni che si accumulano, le difficoltà degli spostamenti, tutte cose purtroppo normali.
Sulle prime ci ero rimasta un po' male, perché si è pur sempre trattato di un bel gioco che mi veniva sottratto. Poi però ho capito che alla fine non aveva importanza quante fiere facevo o quando avrei potuto dedicarmi ad un certo costume: il momento sarebbe arrivato, ci sarebbe stato un nuovo gruppo a cui lavorare insieme, un nuovo costume per cui chiedere aiuto, qualcos'altro da organizzare... a suo tempo. L'incontro con i Ruoleggi dei Caraibi alla fiera di Rimini, le bellissime amicizie che ne sono conseguite e i gruppi che siamo riusciti -una volta all'anno- a portare tutti insieme ne sono una prova tangibile. A distanza di tempo, ho anche deciso di aprire una pagina su deviantart completamente dedicata ai nostri cosplay, per celebrare quello che avevamo fatto, e l'ho chiamata La Corte dei Miracoli.
Io, insomma, continuo a ritenermi una cosplayer anche se partecipo a pochissime fiere e se faccio foto con l'unico sfondo del cortile di casa mia tanto per scherzare. Però non posso negare che, all'inizio, una grandissima mano mi è stata data da internet: c'erano i forum, grandi e piccoli, in cui anche un'inesperta esordiente come me poteva guardare le foto delle fiere, esplorare i vari tutorial e chiedere consigli ad altri ragazzi con la stessa passione. Sono la prima a sostenere che molti forum si sono, col tempo, trasformati in vere e proprie fosse dei serpenti, ma posso dire onestamente che nessuna lite cibernetica ha mai toccato me personalmente: non sono mai stata in contatto con molti cosplayer, e di certo non sono mai stata una delle tanto chiacchierate "vip del cosplay". E neanche mi interessa. Ma sto divagando: il punto è che, oggi, non esiste più neanche uno di quei forum. Per quello che ne so, i più grossi sono stati chiusi recentemente, e non ho mai saputo se ne fossero stati aperti altri per sostituirli.
Quindi, a chi si rivolgono i nuovi cosplayer? I ragazzi che magari non sono mai stati ad una fiera in vita loro e vorrebbero solo sapere se quella fiera è meritevole o meno, se c'è un biglietto d'ingresso, dove possono trovare il sito con gli orari di apertura? Se vogliono sapere se ci sono gli spogliatoi e a che ora comincia la gara? Fortunatamente molti siti delle fiere mettono fuori le informazioni apposta per i cosplayer, ma non tutte le nuove leve lo sanno. Per quanti lati negativi abbiano i avuto i forum, non era male avere un luogo dove curiosare i tutorial o scambiarsi opinioni. Era divertente sfogliare le gallerie ed emozionarsi perché in foto c'eri anche tu, col tuo costume. Molti ragazzi di un piccolo forum indipendente di cosplay erano diventati amici miei, e abbiamo fatto anche dei gruppi e delle fiere insieme: dopo, per svariati motivi, la compagnia si è disgregata e i contatti si sono persi, anche se ovviamente ogni tanto si rivede in fiera qualche faccia conosciuta, e ci si saluta volentieri.
Con la sparizione dei forum, è come se anche l'ambiente del cosplay fosse diventato ancora più "chiuso" di quanto non sia già adesso. Molti di quelli che lo frequentano da più tempo di me sono d'accordo nel dire che c'è un sentimento comune: che il cosplay sia riservato ad una qualche elite, una fetta ristretta di privilegiati. Io non ho mancato di notare che molti fotografi, in fiera, non perdono tempo con te se non sei qualcuno famoso in rete, o una bella ragazza svestita. Quando gli stessi cosplayer sono così chiusi ad interferenze esterne, come fanno i giovani cosplayer ad avvicinarsi a questo mondo che li affascina, ma che li tiene chiusi fuori?
Forse, facendo come anche noi abbiamo sempre fatto. Con il coraggio di mettersi una parrucca colorata e dei vestiti assurdi, e di piazzarsi in mezzo alla folla a fare foto.
Così come è sempre stato.
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sabato 4 febbraio 2012

Ossessionata e contenta

Non è una novità per nessuno: ho una spiccata tendenza all'ossessione.
Quando scopro qualcosa che mi piace -che veramente mi piace- a me, ogni volta, provoca lo stesso effetto dell'Illuminazione sulla via Damasco: vado letteralmente giù di testa, ne fruisco in continuazione per essere sicura di non essermi persa nemmeno un dettaglio (per questo mi piace tanto riguardare i film, rileggere i libri, ascoltare le stesse canzoni milioni di volte), e soprattutto mi metto a cercare ogni cosa che sia stata detta/scritta/disegnata/filmata/registrata sull'argomento. Me ne innamoro. E mi ci attacco come ad una bottiglia, per svuotarla fino all'ultimo sorso.
L'ho sempre fatto fin da piccola con quelli che erano i miei personaggi preferiti, i cartoni, i libri, anche se la svolta decisiva, l'Ossessione con la O maiuscola, è stato decisamente capitan Jack Sparrow. I Pirati e il loro mondo sono stati la passione che mi ha restituito la spina dorsale e la voglia di vivere, e che mi accompagnano fino ad oggi: dopo si sono susseguite altre cose che, per un motivo o per l'altro, sono state destinate ad accompagnarmi in modo costante in certi periodi della mia vita. Ci scherzo sopra, li ho affettuosamente identificati come "le mie ombre inquietanti" nei miei fumetti, però è innegabile dire che hanno sempre avuto un ruolo speciale: il Joker di The Dark Knight, che mi ha portata a divorare qualsiasi cosa avesse a che fare con Batman (ma più spiccatamente, col Joker e Harley Quinn); Rocky Horror Pictures Show che mi ha riacceso la passione per i musical e regalato un sacco di risate; Cats che è stato un innamoramento tardivo ma totale. E lungo la strada potrei aggiungere tutti gli altri musical che ho amato alla follia come il Phantom, Avenue Q, Les Miserables, Wicked. O i film che ho amato, i libri che ho letto, il gioco di ruolo.
L'innamoramento più recente è dovuto a Lestat - il musical, che mi ha portato in blocco non solo uno spettacolo piuttosto carino con alcune belle canzoni, ma anche una settimana a divorarmi il secondo libro di Anne Rice e la totale rivalutazione di un personaggio che non avevo mai apprezzato come merita. Lestat, appunto. Il divertente di questi innamoramenti improvvisi è che sono sempre, sempre, sempre del tutto inaspettati, non programmati e non incoraggiati in nessun modo se non con la semplice curiosità.
In ogni caso, ho sempre bisogno di "andare in fissa" con qualcosa, periodicamente. È qualcosa che mi riaccende il motore, che mi spinge a conoscere nuove cose e nuovi orizzonti, proprio come conoscere capitan Jack Sparrow mi portò a diventare quella che sono ora, amicizie ed esperienze comprese.
Mi piace riscoprirmi continuamente capace di "innamorarmi" di nuovo delle cose. Spesso, purtroppo, la cosa più difficile è proprio trovare qualcuno che condivida con me le stesse passioni, perché ovviamente non tutti sono voraci lettori, o appassionati di musical, o cosplayer, o disposti a scovare e guardare su internet l'unica ripresa esistente di due ore di spettacolo ripreso con una telecamera a mano cladestina... però, qualche volta, per fortuna succede anche quello.
Ma la cosa più bella è sempre questa: che gli innamoramenti rimangono. Non ho mai smesso di tenermi nel cuore tutto ciò che ho amato o apprezzato da piccola, così come adesso non ho mai smesso di amare tutto ciò per cui sono "andata in fissa" in passato. Ogni cosa di cui sono stata appassionata è ancora con me, come un enorme tesoro scintillante rinchiuso dentro una cassa, da aprire quando mi va per potermi crogiolare tra le sue meraviglie!
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giovedì 19 gennaio 2012

lunedì 9 gennaio 2012

Psycho

"Lo vedi quel tipo laggiù?"
"Quello che è appena passato dal banco prestiti? Sì, che c'è?"
"Sai che è un assassino?"
"..."

"Hai visto come ha reagito male quella?"
"Sì, santo dio, e solo perché io avevo fila... e che cacchio!"
"Ma infatti credo che sia una psicopatica: guardale gli occhi, ha proprio lo sguardo da killer!"
"..."

Magari, ma dico magari, non è che potrebbero indicarmeli PRIMA gli psicopatici omicidi, così evito in tutti i modi di essere involontariamente scortese SOPRATTUTTO con loro???

http://www.hitchcockfans.com/images/gallery/screenshots/psycho17.jpg

sabato 7 gennaio 2012

Letterariamente

Dopo una settimana di compagnia, chiacchiere, orari improbabili, lunghissime camminate e locali vampireschi, è strano ritrovarsi il sabato mattina da sola, in silenzio, con l'aria fredda e il cielo limpido fuori dalla finestra e tutta la giornata libera davanti.
Sono i momenti in cui mi torna la voglia di leggere e, contemporaneamente, la voglia di scrivere. Saranno i cambiamenti e i ritmi degli ultimi mesi, però devo riconoscere con una certa dose di scocciatura che sono diventata spaventosament epigra per quanto riguarda la scrittura: non ho mai smesso di vivere le scene nella mia testa come se fossero reali, né di sentire incessantemente la voce dei miei personaggi mentre me li immagino in questa o in quella situazione. È come avere un proiettore dietro la retina acceso ad ogni ora del giorno o della notte, ma non è semplice trovare la forza di rimettermi lì, buona, e cominciare il lungo lavoro di trasformare le immagini in parole. Mi piace scrivere, ma a volte faccio fatica. E forse il motivo è proprio l'essere diventata più esigente e severa con me stessa, che da una parte mi aiuta a impegnarmi nello scrivere cose di buona qualità, dall'altra mi spaventa e mi frena la fantasia. Riuscirò mai a trovare il giusto equilibrio tra rigore e libertà?
A tal proposito, potrei finalmente mettermi a rispondermi alle disquisizioni letterarie di un mio amico. Absurd is The Way è il suo antro, la Letteratura dell'Assurdo il suo credo, Douglas Adams il suo maestro, e il fuffoso Formichiere il suo vessillo.
Da un po' di tempo ho scoperto che io e Tro abbiamo in comune la passione per la scrittura, e qualche volta abbiamo avuto modo di parlare di letteratura, dello scrivere, di libri, della necessità o meno di essere pubblicati, e cose così. Una delle cose che, nonostante tutto, stridono tra di noi, è il fatto che io non sia del tutto convinta dalla sua letteratura dell'Assurdo.
Col "non essere convinta" intendo che non mi piace? No.
Allora intendo che lui non dovrebbe "perdere tempo" a scrivere Assurdo. No.
Intendo forse dire che non ritengo l'Assurdo una letteratura? No.
Per quanto ne so -e in giro per la rete c'è tanta gente più esperta di me in questo campo- la letteratura dell'Assurdo esiste già da anni, e credo proprio che se ne ritrovino stralci in correnti come lo steampunk, il weird e la bizarro fiction. Douglas Adams e la sua Guida Galattica per gli Autostoppisti è un buon esempio, per un assaggio di letteratura dell'Assurdo con, tuttavia, una vera trama alle spalle. Se invece volete un po' di Assurdo allo stato brado, leggete il blog di Tro: vi consiglio i pezzi sul Natale, la Genesi e sul prezioso contributo del Formichiere nell'evoluzione delle scimmie.
Tornando a noi: le discussioni che abbiamo avuto sulla Letteratura dell'Assurdo toccavano diversi punti; dal fatto che si scrive per essere letti, al fatto che l'Assurdo sia un piacere per chi lo scrive, ma non per chi poi lo legge, o che la vera abilità di uno scrittore sia raccontare storie sì "canoniche", ma in modi che le fanno suonare sempre nuove e straordinarie. Ma abbiamo modi di scrivere diversi, e credo che non arriveremo mai ad un comune accordo: tuttavia, lui si è rivelato in grado di scrivere sia di Assurdo che di narrativa realistica (e, da scrittore a scrittore, io credo che abbia davvero del talento) e questo è un punto a suo favore.
"Perché non ti piace leggere di Assurdo?" mi è stato chiesto. Be', non sempre, replico. Il fatto è che, quando leggo, voglio immedesimarmi in quello che leggo, e con l'Assurdo non sempre ci riesco: occorre una sorta di vicinanza mentale e spirituale con lo scrittore di Assurdo. Proprio per questo mi sono piaciuti molto alcuni pezzi, in cui la colata calda e schiumosa di parole riusciva a trasmettermi esattamente le sensazioni che intendevano trasmettermi, mentre altri pezzi di letteratura Assurda mi sono sembrati semplicemente... assurdi, distanti dietro un vetro, come se guardassi da lontano la registrazioni dei sogni di qualcun altro. Penso che sia perché, nella letteratura Assurda, l'immedesimazione non è facile e spesso non garantita. Penso che si scriva e si legga soprattutto per sapere che non si è soli, che altri, nel mondo, hanno provato esattamente quello che proviamo noi.
"Perché non scrivi anche tu di Assurdo?" mi è stato chiesto. Ora, appurato che ciascuno scrive per descrivere quello che ha dentro, posso affermare che quello che c'è dentro la mia testa sono scene. Parlavo prima del proiettore mai spento: è questo che faccio mentre scrivo; racconto tutto quello che il proiezionista instancabile che vive dietro la mia retina manda in onda a getto continuo. A me piace la teoria di Stephen King.

"Da insegnante ho sempre insistito sulla semplicità. Che si tratti di narrativa o di saggistica, conta solo una domanda, e una risposta. <Cosa accade?> chiede il lettore. <Questo... E questo... E anche questo.> risponde lo scrittore."

Scrivo perché mi piace questo. A me piace raccontare che cosa succede, che cosa fa un personaggio, perché lo fa, che cosa pensa e cosa lo spinge a fare certe cose. Mi piace essere sulla spalla di un personaggio, dietro di lui o dentro la sua testa. Quindi non scrivo Assurdo semplicemente perché non mi è congeniale, perché vi trovo meno piacere di quello che trovo a scrivere di narrativa, ma non per questo voglio dire che non mi piace o che lo ritengo spazzatura. Affatto. Credo nella libertà di scrivere ciò che si vuole, ciò che ci dà il piacere immediato nello scriverlo e/o il piacere di rileggerlo, e anche nel potere liberatorio di scrivere qualcosa di completamente Assurdo. Credo più alla necessità di piccole quantità di Assurdo in storie comuni, perché spesso è la minima quantità a fare il massimo effetto.
Non mi piace l'assurdo e la bizzarria fine a sé stesse, l'arrogante snobismo di chi ti sbatte in faccia una storia scritta con i piedi e alle tue critiche protesta: "Ma guarda, tu non capisci! La tua visione è così disgustosamente limitata! Non è Assurdo? Non è Bizarro? Non è geniale e totalmente fuori dai canoni? Questa è vera letteratura, questa è vera scrittura, non quella di voi pecoroni strozzati dalla convenzione!"
Beninteso che non sto parlando di Absurd is The Way, ma di altri blog che ho avuto modo di visitare per anni, facendomi un'idea di chi li scriveva. Per me, vale sempre la regola che tu puoi scrivere tutto quello che vuoi, ma nel momento in cui me la fai leggere io sono libera di dirti che a me fa schifo. E non vale rispondermi che mi fa schifo perché sono così terribilmente out e di mente chiusa.
Ho trovato un estratto da un'intervista volta a spiegare il genere Bizarro, che vi riporto qui:
D: Scegli la tua storia preferita fantasy o fantascienza non-Bizarro e fai un esempio di come sarebbe differente se scritta nell’ottica del Bizarro.
R: Molta gente pensa che la fantascienza sia narrativa weird. Ma il punto è che la gran parta delle storie di fantascienza hanno un solo elemento weird. Con il Bizarro, ce ne sono tre o di più. Perciò per rendere una storia di fantascienza Bizarro, bisogna aggiungere due o più elementi.
Dato che le storie di fantascienza e fantasy che preferisco tendono già molto al Bizarro, semplicemente sceglierò una storia che è familiare a tutti:
Jurassic Park – l’elemento weird, che rende la storia fantascienza, riguarda uno zoo per i dinosauri. Aggiungiamo un altro elemento di weird, cambierò i personaggi da un’allegra famigliola di scienziati a un gruppo di pornografi che hanno fatto irruzione nel parco per filmare video porno di zoofilia con i dinosauri. Per il terzo elemento weird, farò in modo che l’avere rapporti sessuali con i dinosauri in qualche maniera doni superpoteri agli attori porno. Ecco qui, la storia sarebbe weird a sufficienza per essere catalogata Bizarro. Non sono sicura sarebbe una buona storia, ma sarebbe Bizarro.
Con tutto il rispetto, ma chi avrebbe davvero voglia di leggere una boiata del genere? Sinceramente. Io no. Credo che il bizzarro, l'assurdo e la stranezza nascano prima di tutto nella mente delle singole persone: ciascuno di noi ha una sua concezione dell'assurdo, per questo sono convinta che troppo Assurdo fine a sé stesso finisca solo per confondere le idee a chi lo scrive e a chi lo legge e, punto fondamentale, finisce per non dire niente a nessuno. Che è quanto di peggio possa accadere in Letteratura. Non dire niente.
Non mi piace l'accanimento contro la Convenzione. Sarebbe come dire che tutto ciò che è convenzionale, anche solo raccontare una storia con inizio, svolgimento e fine (che, come sappiamo, possono anche essere scambiati come preferiamo) è male, banale, noioso e costrittivo, e chi segue la convenzione non è altro che un povero narratore frustrato al quale hanno tarpato le ali. No. Perché mai? Si possono raccontare storie sempre nuove e vive, come nessuno ha mai fatto prima, anche con semplici regole elementari. Anche le note musicali, di base, sono solo sette, no?

Non esiste un modo giusto di raccontare. Ma soprattutto, non credo che ci sia bisogno di trovare continuamente giustificazioni alla letteratura e allo scrivere. Di che cosa dovremmo mai giustificarci? Noi scriviamo. Tutto qui. Cosa, è il gradino successivo. Ma prima di tutto scriviamo. Quindi, meno lunghe e intricate disquisizioni sul perché si dovrebbe o non si dovrebbe scrivere, e scriviamo di più. Di qualunque cosa.

Inchino, e spade nel fodero.

domenica 1 gennaio 2012

Happy New Year

And indeed there will be time
For the yellow smoke that slides along the street,
Rubbing its back upon the window-panes;
There will be time, there will be time
To prepare a face to meet the faces that you meet;
There will be time to murder and create,
And time for all the works and days of hands
That lift and drop a question on your plate;                               
Time for you and time for me,
And time yet for a hundred indecisions
And for a hundred visions and revisions
Before the taking of a toast and tea.

  In the room the women come and go
Talking of Michelangelo.

  And indeed there will be time
To wonder, "Do I dare?" and, "Do I dare?"
Time to turn back and descend the stair,
With a bald spot in the middle of my hair—                               
[They will say: "How his hair is growing thin!"]
My morning coat, my collar mounting firmly to the chin,
My necktie rich and modest, but asserted by a simple pin—
[They will say: "But how his arms and legs are thin!"]
Do I dare
Disturb the universe?
In a minute there is time
For decisions and revisions which a minute will reverse.

  For I have known them all already, known them all;
Have known the evenings, mornings, afternoons,                      
I have measured out my life with coffee spoons;
I know the voices dying with a dying fall
Beneath the music from a farther room.
  So how should I presume?
(...)

And would it have been worth it, after all,
After the cups, the marmalade, the tea,
Among the porcelain, among some talk of you and me,
Would it have been worth while,                                             
To have bitten off the matter with a smile,
To have squeezed the universe into a ball
To roll it toward some overwhelming question,
To say: "I am Lazarus, come from the dead,
Come back to tell you all, I shall tell you all"
If one, settling a pillow by her head,
  Should say, "That is not what I meant at all.
  That is not it, at all." 

(The Love Song of J. Alfred Prufrock - Thomas Stearns Eliot)